Bruce Nauman

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Bruce-Nauman-Double-Poke-in-the-Eye-II-1985-2"Nauman Bruce "a cura di R. Spinillo

A partire dal 1968, il Movimento moderno aveva trionfato nell’arte – cioè nel Minimalismo- sino al punto che la sua ricerca razionalistica di una “breccia”verso una raffinatezza formale ancora maggiore avrebbe condotto l’autopurificazione sull’orlo dello sradicamento.

Una volta che il processo modernista aveva eliminato dall’arte tutto fuorché le sue proprietà fisiche più irriducibili, ciò che restava – una semplice scatola, o un cubo – sembrava essere diventato poco più di un oggetto tra gli altri oggetti del mondo, interessante non tanto per ciò che offriva all’occhio, ma per lo stimolo che la logica della sua creazione costituiva per la mente.

Come le menti più attente afferravano in fretta, una forma tanto semplificata o unitaria da essere priva di rapporti interni non poteva che istituire rapporti con l’ambiente circostante. In altre parole il Minimalismo, chiudendo fuori la realtà quotidiana, sembrava essersi dedicato all’impegno paradossale di espandere la nostra coscienza di tale realtà. Ahimè, la realtà che un occhio disincantato vedeva riflessa sulle incontaminate, rifinite superfici delle Strutture Primarie non avrebbe potuto essere più remota dalla purezza e unicità monolitica tanto lodate dall’estetica formalista o modernista più avanzata. Dopo circa un quarto di secolo di crescente prosperità e di relativa pace, la civiltà occidentale si trovava lacerata da ogni sorta di problemi e conflitti.

In questo frangente il tardo Movimento Moderno proseguiva sulla sua strada serenamente distaccata e determinista, convinto che il“ meno è più”. Un anno prima, nel 1967 Sol Le Witt aveva coniato il termine di Arte Concettuale per descrivere opere, come le sue, fatte “ Per impegnare la mente dell’osservatore anziché il suo occhio o le sue emozioni”. Poiché “l’idea diventa la macchina che fa l’arte”, ideazione e decisioni dovrebbero precedere ogni altra cosa, mentre l’esecuzione sarebbe soltanto una “questione meccanica”. Inoltre proseguiva Le Witt, “ le idee possono (persino) essere dichiarate con numeri, fotografie, parole o qualsiasi mezzo l’artista scelga, essendo la forma irrilevante”.

Nel 1969 Le Witt si scagliava contro la pittura e la scultura che “ connotano tutta una tradizione ed esigono una coerente accettazione di questa tradizione, imponendo così dei limiti all’artista che sarebbe riluttante a fare un’arte che vada al di là di questi limiti” Ed è in questo clima artistico che si forma Bruce Nauman, concettualista californiano, nato nel 1941 a Fort Wayne nell’Indiana.

Studia Arte, Matematica e Fisica all’Università del Wisconsin, proseguendo poi gli studi all’Università della California a Davis, laureandosi in Belle Arti nel 1966. Nauman smette di dipingere nel 1964 e inizia a cimentarsi nella scultura e nella performance e collabora a progetti cinematografici. Dalla metà degli anni ’60 Nauman ha ampliato il percorso del suo lavoro, introducendo e sviluppando come nuova esperienza la performance.

Tra il ’66 e il ’70 realizza numerosi film e video che tentano sempre di carpire il lato umoristico ed ironico della vita. Nel 1969, l’opera “ Performance Corridor” segna una tappa importante per la sua arte, instaurando un nuovo rapporto tra artista e spettatore. La sua arte della performance è un’attenta disamina delle nostre emozioni e dei nostri stati psicologici più nascosti: servendosi di semplici stratagemmi, peculiari della sua arte, l’artista riesce ad indurre il suo pubblico a profonde riflessioni. Nauman si è interessato ai comuni modelli e stereotipi della gestualità e del linguaggio, per dimostrare la tensione e la pressione del nostro vivere contemporaneo.

Sono ricorrenti nelle sue opere forme scultoree, luci colorate al neon, filmati, videoinstallazioni a circuito chiuso e proiezioni multiple monumentali, con l’accompagnamento di parole, suoni e musica. Il suo è spesso uno sguardo impietoso sulle malattie della nostra civiltà, tuttavia quando mostra lo sgomento, l’alienazione e la solitudine, trasmette una profonda empatia con il dolore.

Bruce Nauman è oggi un artista affermato e autorevole ed ha creato dei modelli di linguaggio per l’arte contemporanea. Nel 2004 gli è conferito il Praemium Imperiale per la scultura.

A tredici anni dall’ultima grande retrospettiva europea, organizzata al Reina Sofia di Madrid, la produzione di Bruce Nauman torna sul vecchio continente sbarcando negli spazi del terzo piano del Madre di Napoli. L’iniziativa, arricchita dal contributo sostanzioso della collezione Froehlich di Stoccarda ( una decina di opere), nasce dal sodalizio tra Laurence Sillars, curatore della Tate di Liverpool ed Eduardo Cicelyn, direttore artistico dello spazio partenopeo.

Sillars, presente anche in veste di curatore, ha optato per una messa in scena svincolata da ogni criterio cronologico-biografico, privilegiando la disposizione dalla prassi operativa dell’artista americano, che pur iscrivendosi in nuce nel solco talvolta dogmatico della grande stagione dell’arte concettuale, è contraddistinta da una totale libertà sperimentale, svincolata dal mezzo impiegato, sia esso video, fotografia o materiale plastico. Una ricerca incessante capace fin dal suo esordio di interrogare e decostruire la comunicazione umana e i suoi segni.

Il Museo Madre di Napoli, inaugurato da pochi mesi, fa già sentire la propria presenza nel panorama del contemporaneo europeo. Dal 7 ottobre c’è una monografica di Bruce Nauman dal nome “ Make me think me”. Sessanta lavori, tra sculture, neon, video, performance e disegni, eseguiti tra il 1966 ed il 2005, sono il corpus dell’esposizione che si concentra in particolare sull’interesse di Nauman per la potenzialità e la manipolazione del linguaggio, attraverso giochi di parole e la ripetizione, ponendo l’accento verso le forme di controllo e le possibili reazioni dello spettatore alle sollecitazioni ambientali. Ma Nauman è noto soprattutto per i giochi di parole al neon.

C’è una frase di Nauman sul catalogo dell’esposizione che espone benissimo la sua concezione del linguaggio e il perché lui utilizzi questa “materia” in quel determinato modo: “Credo che il punto in cui il linguaggio comincia a non funzionare più come utile strumento di comunicazione sia anche quello in cui si verificano la poesia e l’arte” L’opera “ Make me think me” è una delle più austere dell’intera esposizione perché le parole sono incise con la grafite nella carta e, lo scotch che delimita la parte superiore della parola ME, crea un orizzonte visuale ma anche di significato.

Interessante la sovrapposizione che si crea grazie alla collocazione delle opere e la luce dei neon fra Human Nature/ Knows Doesn’t Knows e Make me think me. Ma per capire ancora meglio vi consiglio di guardare il sito del Museo Madre:

www.museomadre.it

Riuscirete ad assimilare in pieno lo spirito di Nauman, e dell’intera collezione.

Alcune Opere

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