Intervista a Saturno Buttò

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Intervista a Saturno Buttò a cura di Ilaria Rebecchi

Dove la pittura incontra ed è scortata dalle sue due oscure sorelle, l’empietà e la pornografia, e dove il misticismo e la ricerca delle primordiali necessità umane si sposano, nasce l’arte di Saturno Buttò, geniale protagonista contemporaneo di sacralità mitologica ed ardori teatrali. Con un pizzico di Van Eyck e Vanessa Beecroft…

- Un pittore veneziano, che non dipinge Venezia. Perché?
Non mi piace dipingere i paesaggi in genere. Come non amo particolarmente l’arte astratta e moltissima dell’arte figurativa. Tutto questo ha a che fare con la decorazione (fine a se stessa) che detesto.

- Dove e quando nasce la tua passione per la pittura?
Dopo le scuole medie ho avuto la possibilità di iscrivermi al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia Di Belle Arti a Venezia. Indubbiamente una certa attitudine già si era manifestata, ma è stato nel corso del decennio trascorso a Venezia che ho capito qual’era veramente la mia passione. In sintesi il mio percorso formativo è diviso in tre parti: la prima (Liceo Artistico) un lungo ed ininterrotto lavoro sulla figura, dove ho veramente imparato a disegnare e ad apprezzare l’esercizio sul modello.

La seconda (Accademia Belle Arti) dove ho spostato il mio interesse più sul “concetto”, privilegiando strumenti come la fotografia per ottenere opere che (a mio modo di vedere) fossero in linea con le avanguardie artistiche del tempo. Mantenendo, comunque, l’interesse per il corpo e soprattutto il ritratto.

Un comune denominatore questo che ha poi caratterizzato anche la terza parte (nel mio studio) dove ho ripreso con convinzione matite e pennelli, cercando di perfezionare la tecnica ad olio basando la mia ricerca sulle tracce dell’esperienza fatta in Accademia… Diciamo che ho trascorso circa 22 anni di studio da quando sono entrato al Liceo nel ’71, alla mia prima mostra fine ’93. Il mio carattere introverso mi impone tempi lunghi.

- Per un artista italiano, quali sono bellezze e difficoltà di esporre in giro per il mondo?
Non viaggio volentieri e non amo essere al centro dell’attenzione. Dunque in quanto ad esporre trovo le mie difficoltà. Malgrado questo, se le proposte sono interessanti, mi presto e muovo le mie opere, consapevole che una crescita artistica passa anche attraverso i consensi altrui. Non posso dire di avere un punto geografico privilegiato, ho esposto in Europa e negli Stati Uniti ed ho scoperto lo stesso interesse e difficoltà che ho trovato qui in Italia. Non mi curo particolarmente della reazione che il pubblico ha nei confronti del mio lavoro, ma ricevere complimenti nel corso di un vernissage fa sempre piacere.

- Indagando sulle tue opere, si nota lo sposalizio tra sesso, arte e peccato…
Non volevo farlo, ma la citazione del critico letterario G. Hartmann a seguito di questa domanda mi pare pertinente: “La grande arte è sempre scortata dalle sue due oscure sorelle, l’empietà e la pornografia”.

Trovo questa frase è affascinante ed inquietante e la condivido pienamente. Vorrei essere lontanissimo da quello che potrebbe venir definito un “erotismo artistico”, anche se sono consapevole che “filtrare” delle idee, poi, comporta scelte stilistiche che potrebbero andar a parare proprio lì. Quello che mi “muove”, comunque, è una continua indagine sui misteri primari messa in atto attraverso la rappresentazione della figura umana.

Per il momento non sono interessato alla decorazione e neanche ad un impegno sociale o politico, dunque il mio campo d’azione, se così posso esprimermi, si restringe a sessualità e religione. Le mie figure affondano per metà nelle viscere della terra (Dioniso, eros, peccato) e per l’altra si innalzano verso sfere celesti (Apollo, psiche, redenzione).

- C’è anche una componente di voyeurismo artistico nella tua pittura…
Certamente! Mi ritengo un voyeur, ma non più della media dei maschi che sostano dinnanzi ad una mia opera… E non dimentichiamo la componente esibizionistica dei modelli. Io credo che alla fine siamo tutti uguali, magari solo più o meno ipocriti.

- Cosa ti ispira nel momento creativo?
La gente che incontro, libri e riviste e soprattutto la mia immaginazione coadiuvata dalla musica che costantemente mi accompagna in studio. Osservare un lavoro al cavalletto ascoltando della musica è sempre stato un mio grande piacere, non devo far altro che annotare su un quaderno le visioni che, inevitabilmente, questa combinazione sensoriale riesce ad evocare nella mia mente.

- La mitologia nella tua arte: un tema fondamentale …
Iconograficamente è una componente complementare, come può esserlo il fetish. Ma concettualmente è come con la religione cristiana, una presenza costante che cerca di spiegare e bilanciare ciò che è bene da ciò che è male. Difficile sottrarsi se il tema delle opere è l’essere umano.

- Come fondamentale pare essere anche la raffigurazione della madre …
Un tema che ha a che fare con uno dei grandi misteri della natura… Molto “sentito” da parte mia. Le mie figure con corna (spesso) richiamano l’idea della grande madre, forza dionisiaca da cui tutto scaturisce e dove tutto ritorna.

- E questo dualismo sacro / profano serve a rappresentare sia la duplice natura dell’uomo sia la sua impossibilità di vincere la natura…
Sacro e profano o Psiche ed Eros o Apollo e Dioniso, ancora! Un eterno conflitto dove l’uomo tenta , inutilmente, di prevalere sulla natura…. “Io vedo l’eros e il paganesimo come una spina nel fianco della religione, sempre pronti a scatenare demoni” (Da Sexual personae di C. Paglia)

- Come mai, spesso, ricorri all’utilizzo di modelli-non modelli, scelti tra la gente comune?
Perché le persone comuni sono autenticamente loro stesse, senza nessuna pretesa, e, felici di collaborare. Inoltre rappresentano bene il tempo storico in cui viviamo. Le loro esperienze personali spesso determinano l’idea del quadro. Il ritratto non si limita ad una indagine prettamente somatica dell’individuo, mi affascina soprattutto scoprirne la psicologia. Mi piace dire che “rubo loro l’anima”.

- Opere ed artisti prediletti?
Non credo di aver mai avuto un riferimento assoluto. Per varie ragioni apprezzo molti artisti del passato e contemporanei in eguale misura. Anche e soprattutto non pittori legati alla figurazione. Ma se proprio devo citare qualcuno dico i primi che ora mi vengono in mente: “Il polittico dell’Agnello mistico” di Van Eyck e alcune delle performances di Vanessa Beecroft (VB 46 – 47). Giusto per dire che riconosco la qualità di un opera e di un autore indipendentemente da epoche e discipline artistiche

- Si può dire inoltre che ci sia una forte componente teatrale nelle tue opere …
Il mio gusto, un po’ barocco, per la messa in scena e l’uso che faccio delle luci aumenta molto la teatralità dell’immagine. Mi piace concepire il quadro quasi fosse una vera e propria scena teatrale. Di fatto esiste spesso una storia che precede e segue l’immagine rappresentata, sia che si tratti di un gruppo o solo di una figura. Ma non sempre e non necessariamente io sono a conoscenza di questi sviluppi, mi piace immaginarli. Comunque perlopiù preferisco l’ordine, la ritualità, l’attenzione alle geometrie nella composizione, cose che in definitiva rendono, appunto, teatrale l’opera.

- E la componente esoterica?
Non c’è una componente esoterica vera e propria. Diciamo che l’uso che faccio di determinati simboli e testi a complemento dell’immagine induce lo spettatore a fare considerazioni di carattere esoterico, ma, ripeto, non c’è un fine in tal senso.

- Se ne parlava prima: che genere di musica ti ispira nel dipingere?
Riesco ad ascoltare ed apprezzare contemporaneamente la musica sacra antica (Carlo Gesualdo – Pierre De La Rue – Victoria – Desprez – Ockeghem – ecc.) e gruppi goth, black metal più o meno attuali (Ulver – In the woods – Empyrium – Garden of delight – Doom:VS – ecc..)

di Ilaria Rebecchi

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