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Gentili visitatori che con assidua simpatia guardate il mio
sito, anche questo mese voglio continuare il viaggio nel mondo
delle donne pittrici che, con più difficoltà per un razzismo
acritico, dedicano la loro vita all’arte, con la speranza di
donare ancora più amore per la diffusione di quei sentimenti
che nascono dall’anima. Ho scelto di parlarvi di Mirella
Murrone una pittrice salentina che prima di essere una stimata
artista nazionale è una mia cara amica
nonché una persona davvero speciale. Ella
trae spunto dagli antichi miti dell'arte
Greca per proporre, in chiave personale,
paradisi in cui il colore ed i simboli
permettono di scavare nell’anima per
giungere ad una dimensione di vita più umana
e completa; attraverso una rivisitazione del mondo Ellenico antico,
Mirella prende in prestito oggetti e reperti come anfore,
statue, frammenti di affresco e di colonne diroccate, per
inserirli nelle profondità marine che, in realtà, gelosamente
li custodiscono. Una soluzione veramente originale e nuova che
richiama prima l’attenzione dell’osservatore e lo porta a
gustare alcune testimonianze di una civiltà ultramillenaria.
Spesso, accanto agli oggetti comuni e ai reperti, troviamo la
presenza della donna, umile e alta più che creatura come la
definisce il Sommo poeta, colta in momenti di assennata
riflessione o assorta nei pensieri che non hanno nessun
ascendente libidinoso. Lo scopo di questo lavoro sarà proprio
quello di dare più voce alle donne e di smettere di
immaginarle solo come le cosiddette "Pittrici della Domenica";
In concomitanza con queste rubriche vi è la possibilità di
leggere degli scritti di
Mara Isolani
che mettono in evidenza come, molto tempo
fa, donne del calibro di Artemisia, Frida,
e molte altre hanno avuto
grandi
ostacoli da abbattere solo per essere nate fanciulle. Al
commento più bello,
come ogni mese, sarà
assegnata una stampa numerata. A presto |