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Il Metropolitan Museum of Art ,
amabilmente soprannominato “ The Met” , rappresenta ineluttabilmente
uno dei più solenni encomi alla causticità dell’Arte. Difatti la
collezione permanente del “ Met” consta di ben due milioni di opere
d’arte ; una cifra copiosamente ragguardevole che lo fa assurgere,
di diritto , a uno dei musei più importanti del mondo. Situato
presso il “Museum Mile”( “ Il Miglio Dei Musei”) , in prossimità di
Central Park, nel corso dei decenni ha patrocinato le più
affascinanti mostre d’arte itineranti del novecento: una tradizione
che persiste e che , inopinabilmente , contraddistingue il
Metroplitan Museum. Se dovessi declamare la storia di questo
colossale monumento dell’arte , narrerei le sue origini in questo
modo: “ Inaspettato salto onirico nato da una nobile
contraddizione …”. La “nobile contraddizione”, che diede il
primigenio impulso alla nascita del nucleo iniziale, fu John Taylor
Johnston: primo presidente del “Met”ed indefesso dirigente delle
ferrovie. Il giorno dell’inaugurazione ( 20 febbraio 1872) era
presente anche il notorio editore George Palmer Putnam, che dopo
essere stato “insignito” della carica di Sovrintendente, ideò ed
attuò un’impeccabile politica di acquisizioni. John Taylor e George
Palmer , intentando un oculato ed ambizioso progetto ,
tesaurizzarono esponenzialmente la collezione fondativa del neo-nato
museo, che all’inizio era costituita , meramente , da un sarcofago
romano e da 174 dipinti di icastica provenienza europea.
Originariamente la sede del “Met” era un anonimo palazzo al n.681
della Quinta Strada, non certo all’altezza delle mire
espansionistiche dei suoi due corifei. Nel 1873 , esaurito lo spazio
disponibile in seguito a numerose acquisizioni , il museo si
affrancò dal deprecabile anonimato per trasferirsi nella Douglas
Mansion, ad ovest della Quattordicesima Strada: una sistemazione
tuttavia provvisoria. La sede attuale venne progettata, agli inizi
del XX secolo, da due eclettici architetti : Calvert Vaux e Jacob
Wrey. Architetture prettamente neogotiche integrate dalla precipua
facciata in Beaux-Arts , ideata da Richard Morris Hunt ( e portata a
compimento nel 1926), costituiscono oggi gli elementi strutturanti
del Metropolitan Museum.
Disamina delle principali opere e collezioni
A fronte di una variegata collezione
permanente il “Met” fu suscettibile di una rigida opera di
settorializzazione: oggi si possono contare , difatti , ben 19
settori.
<!--36000
pezzi di valore inestimabile risalenti all’età paleolitica e taluni
al periodo in cui l’Egitto fu assoggettato all’Impero romano: Tra i
pezzi di maggior rilievo sarebbe esecrabile non citare Il Tempio di
Dendur, consegnato agli Stati Uniti nel 1956 in seguito alla
costruzione della diga di Assuan.
Settore greco-romano
<!--35000
opere che spaziano dall’atavica epoca etrusca alla prima età
imperiale: da sottolineare la presenza del sarcofago di Amato e del
Carro di Monteleone.
Settore medievale
<!--6000
opere principalmente di origine bizantina. In questo reparto non
sono esposte opere particolarmente attrattive, ad eccezione di
un’opulenta collezione di gioielli ed arazzi.
Pittura , scultura ed arti decorative
Attraverso una perspicua e lungimirante
politica di acquisizioni( e di inevitabili vendite) i direttori del
“ Met” hanno rimpinguato costantemente , nel corso dei decenni , il
patrimonio pittorico e scultoreo del museo. Tra le principali opere
è necessario ricordare :Aristotele contempla il busto di Omero ,
Rembrandt-Autoritratto con cappello di paglia , Van Gogh-La morte di
Socrate, Jacques Louis David-Madonna con bambino, Duccio di
Buoninsegna-Il Baccanale , Bernini-Ritratto di George Washington ,
Gilbert Stuart-Ritratto di Gertrude Stein , Picasso
Ad onta delle
più severe critiche di natura gestionale da parte del New York Times,
Il Metropolitan Museum Of Art , dagli anni settanta in poi, non ha
mai mutato l’ormai topica ed aggressiva politica di acquisizioni. La
dirigenza del museo ha sempre ritenuto , infatti , di ragguardevole
importanza concretare l’iconico proselitismo della sua collezione e
delle sue opere. La rinomanza mondiale delle sue “ Stelle” , il
modus operandi di autorevoli direttori la cui competenza è
difficilmente infirmabile , hanno fatto sì che il “Met” non fosse
ostracizzato dall’ombra di un passato inconcusso. Attraverso
l’appropriazione dell’immanenza storica proiettata sullo sfondo di
un futuro picaresco ed incerto , il grande museo americano ha
assolto e continua ad assolvere ad un arduo compito: “
Raccogliere le messi dell’arte , deificandone l’intimo messaggio”. |