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Nel
radicale rinnovamento della civiltà artistica
rinascimentale, un ruolo importante lo svolge
l’architettura. L’attività dell’architetto riassume in
sé (almeno in teoria) il vero artista con l’attuazione
pratica dell’ideale estetico, fondamento su cui si basa
l’arte del Rinascimento. La prospettiva è l’ispirazione
dell’antico, sono gli elementi che danno la svolta. La
prospettiva, infatti, fu assunta inizialmente, a metodo
di ricerca e d’esplicazione dell’architettura nuova,
basata sulla determinazione di spazi compiuti, a misura
d’uomo. Questo modo di progettare, basato su un
complesso di regole matematiche-geometriche, dava
inoltre la certezza scientifica del risultato finale e
permetteva all’architetto rinascimentale di affidare
agli altri la realizzazione dell’opera. Nella
progettazione di un’opera mentre l’architetto crea la
sua architettura, lo sculture la sua scultura, il
pittore il suo affresco, questo dunque crea armonia per
un’opera compiuta . L’altra caratteristica
dell’architettura rinascimentale è la riscoperta
dell’antico, anche se il termine riscoperta a mio avviso
non è appropriata, ma direi nuova interpretazione,
d’attento e diretto studio e persino di revisione sulla
scorta delle fonti letterarie da Vitruvio in poi.
L’architettura rinascimentale non imita l’antico, ma ne
ricrea la bellezza attraverso il recupero delle leggi
che regolano la sua armonia. Agli squilibri e alle
esuberanze del gotico la nuova corrente architettonica
oppone equilibrio e misura, unità e organicità
all’ideale estetico. Nel lineare percorso verso un
organismo perfetto, la pianta centrale dell’edificio
racchiude i principi dell’ideale estetico: compiutezza,
misura, ordine proporzionale e armonia. Tra i primi
grandi architetti italiani che lavora esclusivamente a
Firenze è Filippo Brunelleschi, che bandisce un concorso
per il progetto della cupola del Duomo di Firenze.
Sovrintende ai lavori, e con l’invenzione e creazione
stabilisce la distinzione di compiti tra progettista ed
esecutori tra direttore dei lavori e maestranze di
cantiere, che caratterizzò la professione
dell’architetto per tutto il Rinascimento. Vi ricordo
che Brunelleschi non aveva un carattere semplice, tantè
che licenziava con molta facilità i suoi muratori. Il
lavoro per la cupola fu lungo e difficile, usò una
struttura muraria con mattoni a spina pesce con cui la
forza di coesione permette un’equilibrio statico. Da qui
nasce il principio su cui si baserà l’arte
rinascimentale in genere, quello di una chiara
determinazione dei corpi in uno spazio reale, unitario e
definito. In tutte le sue opere Brunelleschi applica gli
stessi principi, dal Loggiato dell’ospedale degli
innocenti, alla chiesa Di San Lorenzo, alla cappella
Pazzi, alla chiesa di S. Spirito compiuta dopo la sua
morte. Insieme a Brunelleschi vi ricordo Michelozzo
allievo e collaboratore, che del maestro divulgò le
nuove forme, a Firenze una delle opere più importanti è
Palazzo Medici, altre di notevole importanza nelle
province della Toscana e anche a Milano. Colui invece
che rappresenta la nuova classe intellettuale: umanista,
letterato, poeta filosofo, trattò di politica e di
giurisprudenza fu Leon Battista Alberti, nato a Genova
da famiglia fiorentina. Si occupò delle varie arti
prediligendo l’Architettura, offrendoci una chiara
formulazione negli scritti “Della pittura” “De Re
Aedificatoria” e il “De Statua”. L’ideale estetico
albertiano si definisce come Bellezza come armonia di
tutte le membra dell’unità di cui fan parte. Le idee
estetiche e sociali dell’Alberti partono da principi
essenzialmente razionali, come razionale è il suo metodo
di applicazione fondato su leggi matematiche e
geometriche. I suoi monumenti sono lineari e ben
definiti, spesso di un’eleganza che ancora oggi ci
trasmette un ideale di bello inconfondibile. La maggior
parte li ha realizzati tra Firenze, Rimini e Mantova
commissionate da famiglie nobili: i Rucellai, i
Malatesta, e i Gonzaga. Questo testimonia come l’Alberti
è colui che poteva meglio soddisfare e interpretare il
gusto dell’epoca. Molte delle sue opere furono dirette e
compiute da allievi come Bernardo Rossellino e Luca
Fancelli che entrarono al servizio dei Gonzaga e
curarono personalmente anche le decorazioni plastiche. |








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