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-Alla ricerca del significato- a cura di Dalmazio Ambrosioni

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La pittura di Pier Toffoletti è percorsa da una scia di (apparente) contradditorietà. E’ una dialettica aperta, un duello in corso in cui, drammaturgicamente, i contrari si combattono in una lotta a superarsi, a vincersi. Lungo questo confronto, che poi è un’ininterrotta ricerca del “senso“, la sua pittura può permettersi di abbandonare stesure coloristiche a volte sfolgoranti, per impoverirsi sino ad approdare al mono-cromatismo, quindi ad una ricerca più tonale che coloristica; e può persino trascurare la comunque inconfondibile eleganza del gesto. Ciò significa che l’artista si pone al di là degli strumenti e delle buone regole del dipingere, che pure possiede in modo così fluido da apparire istintivo, per privilegiare la caparbia determinazione a capire, a ricercare il senso, a rispondere con la pittura a domande di tipo esistenziale. Sui versanti di questa ricerca comparata, utilizza una pluralità di strumenti tra loro ben coordinati, con i quali produce successive stratificazioni. Cosicché ogni dipinto assume una storia anche di tipo operativo e materico. Attenzione però, perché la   splen-

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didamente ricca varietà di elementi pittorici cerca e trova un referente nella geometria, “che è bianchissima in quanto è sanza macula d’errore e certissima per sé e per la sua ancella, che si chiama Perspectiva” come scrive Dante nel Convivio. Ed è proprio la prospettiva ad attivare nei dipinti di Toffoletti un moto d’accelerazione in modo che i volumi (la natura, le figure) si possano distendere nello spazio e indicare altri spazi di tipo simbolico.  In questa prospettiva aperta nemmeno gli elementi figurali sono sufficienti a se stessi. Vengono quindi altrimenti dislocati attraverso il loro speculare sdoppiamento. Dove lo specchio, da una parte capovolge l’ordine delle cose e, dall’altra, accentua la dimensione dell’apparire. Ritorna la dialettica dei contrari con la quale Toffoletti esalta la drammaturgia del presente: il mondo delle cose e degli affetti, le immagini di natura, la realtà urbana vanno a collidere con un remoto (attraverso la memoria riappare la storia) spleen esistenziale, con ricerche di significato, di identità, di appartenenza. Figure e natura che nello sfuggire a se stesse in verità si replicano, si ricercano ossessivamente anche attraverso una modularità di tipo fotografico. Lungo le pendici di questa “figurazione allusiva“, Toffoletti sale con un ritmo scandito dalla qualità di una pittura sedimentata, dove anche il gesto si storicizza e diviene, nel tempo, elemento simbolico. Fino al quadro diventato cosa, fatto oggetto, che si auto-contestualizza, perché il cerchio della dialettica Toffoletti lo chiude in sempre nuove ripartenze.

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