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"Peruzzi
Silvano, di Lorena Corradini"
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Oggigiorno i concetti di avanguardia o
ultramodernità sono già entrati nelle nostre
vite contribuendo a plasmare gusti e
preferenze, e quando li incontriamo sui
cartelloni pubblicitari o sulle riviste ci
sembrano perfetta-mente normali, eppure la
necessità di sperimentare nuove combinazioni
di forme e schemi è, ancora oggi,
prerogativa delle arti figurative, o meglio
ancora, della pittura. Ma su che cosa deve
sperimentare un pittore e perché non
dovrebbe acconten-tarsi di mettersi di
fronte alla natura e dipingerla quanto
meglio lo consente la sua abilità? Una
probabile risposta potrebbe essere che
l’arte ha smarrito l’orientamento per-ché
gli artisti anno scoperto da tempo che la
semplice esigenza di "dipin-gere ciò che
vedono" è spesso contraddittoria. Co-me è
vero che non è possibile separare nettamente
ciò che vediamo da ciò che sappiamo, perché
ciò che chiamiamo vedere è sempre plasmato
dalla nostra conoscenza ed opi-nione.
Dovunque l’esperienza è impor-tante, eppure,
qual-siasi cosa si faccia deve sempre
comin-ciare da linee o forme convenzionali,
primitive, il fanciullo che è in noi può
essere soppresso ma mai totalmente ignorato.
Infatti ciò che caratterizza l’arte di
Silvano Peruzzi è ben lungi dalla fedeltà
alla natura o dalla bellezza ideale, ma ciò
che possiede è proprio quello che molti
pittori anno smarrito in una lunga ricerca:
forza espressiva, struttura lineare
immediata. Immediatezza e semplicità sono le
uniche cose che non si possono imparare. Si
possono padro-neggiare tutti i trucchi del
mestiere, ogni effetto può essere facilmente
imitato, dopo aver dimostrato come è
possibile ottenerlo. Peruzzi dipinge opere
in cui tutto sia visibile a partire dai
singoli capelli dorati,
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"Euridice e Orfeo con Tori"

"Melodia
D'Amore"

"Il Pastore"

"Il Ritorno"
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mossi da un vento che soffia strana-mente
forte e in una sola direzione, delle sue
figure dagli occhi sgranati e dalla bocca
carnosa. Teste oblunghe su corpi scarni, dai
seni tondi e ravvicinati e di un incarnato
decisamente insolito per intensità. L’innaturalezza non
deve lasciare più perplessi dell’assenza di
colore in una fotografia. L’esigenza di
rappresentare su un unico piano ciò che
nella realtà è a tre dimensioni viene
risolto da Peruzzi nella giusta posizione di
figure in verticali e orizzontale secondo
una diversa prospettiva, come pure la
necessità di evidenziare i caratteri
somatici induce l’artista a disporre il viso
di profilo ma l’occhio di pros-petto,
attento comunque all’equili-brio della
composi-zione. Per quanto semplice
nell’opera niente è casuale, niente potrebbe
essere diverso da come il Peruzzi lo vuole
rappresentare, e se, il dipinto può apparire
primitivo, ciò è dovuto al desiderio
dell’artista.
Lorena Corradini |
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