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"Giovan Battista Rotella"
a cura di Luigi Bevacqua |
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Sono trascorsi ormai quattro anni
dall’inaugurazione dell’interessante mostra
antologica (1982- 2002) di G. B. Rotella nei
locali del museo civico di Boville Ernica,
la “Città Museo”, in provincia di Frosinone.
Il catalogo, stampato per l’occasione,
documenta in gran parte temi ricorrenti
dell’artista calabrese e riferibili agli
ultimi due cicli ”Immagini d’autore” e
“Itinerario di un’esistenza”: “girasoli
appassiti, curvi e alla fine del loro ciclo
vitale; cartocci di giornali abbandonati
sulle spiagge deserte, quasi metafisiche,
affidatari, a volte, di messaggi malinconici
; paesaggi “onirici” calabresi, in cui la
natura incontaminata e rigogliosa, descritta
nel dettaglio, lascia intravedere spazi
dilatati all’infinito, quasi irreali,
ridondanti di senso di mistero. Ad un mondo
interiore di solitudine, di ansie
collettive, di disagio esistenziale, Rotella
contrappone con energia il valore universale
della vita, il bello nelle sue molteplici
espressioni ed inneggia insistentemente
all’amore. Un messaggio di grande
spiritualità, espresso attraverso un
linguaggio coinvolgente e poetico . La
consegna di qualche anno fa del premio alla
carriera è stata così motivata : …“per le
favole naturalistiche che, dalla forma
all’orma, si fanno memoria e lontananza nel
desiderio….” ( V.Sgarbi ) . Citazione ultima
di una serie di apprezzamenti e
riconoscimenti tributati al maestro Rotella
nel corso del suo lungo itinerario
artistico incline ad una continua e rigorosa
ricerca che trova non casuali riferimenti,
ma collocazioni ben definite: il realismo
esistenziale (Banchieri, Guerreschi,
Romagnoni, Vaglieri e dopo qualche anno
Ferroni, Ceretti… 1954) ; una pittura che
“si muove tra le ascendenze del realismo e
le seduzioni della figurazione, libera e in
dissolvenza di Bacon e Giacometti, di
Sutherland e- della scuola dello sguardo- ,
dell’espressionismo tedesco, di Sironi e di
Viani” - (Elena Pontiggia – Catalogo
Giuseppe
Banchieri-1992-Ediz.Trentadue-Milano); la
“pittura della realtà : quella politica
ideologica, quella esistenziale
espressionista, quella visionaria e
prefiguratrice, quella del segreto
scandaglio lirico e doloroso delle più
fonde voragini dell’io” – ( Dario Micacchi
in Biografia di Renato Guttuso- Ediz.La
Barcaccia- Litografia Di Lauro- Luglio
1987-Roma); …….“Il mondo poetico di
Vespignani, Sughi, Ferroni, Banchieri e Dio
sa di quanti altri fu più volte evocato,
nella conferma della nostra scelta realista
(G. Marziano, realismo esistenziale; G. B.
Rotella, realismo magico e simbolico),
mentre il treno scivolava verso il Sud ” –
(G. Marziano - Catalogo G. B. Rotella- Opere
1982-2002 - D’erba e d’origano, del sole e
della luna- Ediz. Museo Civico, Boville
Ernica - Maggio 2002). Ma Rotella,
indifferente al trascorrere inesorabile del
tempo che solitamente fiacca nell’intimo e
divora i grandi entusiasmi, non si ferma e
continua a mettere in gioco se stesso , non
rinuncia a iniziative che prefigurano
un’ulteriore evoluzione della sua storia
d‘artista, in un contesto certamente non
favorevole a sviluppare le sue qualità
migliori, (vive attualmente a Gimigliano,
provincia di Catanzaro ) ed in una realtà
artistico - culturale in generale di
transizione: …“proprio in questo momento la
situazione contemporanea riflette una
condizione storica assoluta, che possiamo
definire il globalismo barocco dei
linguaggi. In questo momento tutti i
linguaggi si uniscono per una grande
spettacolarità. Non c’è più differenza se
non l’effetto teatrale, comunicativo. Se
guardiamo quello che sta accadendo
nell’architettura, nella moda, nell’arte,
nel cinema, cioè in tutte le espressioni
della comunicazione e della creatività, ci
accorgiamo che non ci sono più limiti. Tutto
è democraticamente parificato o
utilizzabile. Le nuove generazioni non hanno
più una certa idea del moderno, del
linguaggio specializzato, ma sconfinano o
transitano da una materia all’altra, da una
tecnica all’altra, da un’espressività
all’altra. Di fatto siamo in una condizione
di recupero - post rinascimentale -, dove il
moderno è il momento rinascimentale
dell’arte, in cui si razionalizza, si
concettualizza, si formalizza, con una
visione precisa, articolata. Se guardiamo a
quello che è accaduto nell’arte negli ultimi
cinquant’anni ci accorgiamo che c’è stato
questo momento fortemente rinascimentale.
Oggi siamo in un momento di fusione e
confusione delle lingue, per me tipicamente
barocco”- (Intervista di Paolo Vagheggi al
critico Germano Celant – Un filo rosso
unisce l’antico con il contemporaneo- La
Repubblica del 28-08-2006). E, infatti, di
appena qualche mese la notizia di una sua
svolta coraggiosa, per il momento
documentata, anche se in modo parziale, da
un pregevole pieghevole di appena tre
fogli. E’ forse il suo nuovo manifesto ? Si
tratta di opere prime di un nuovo ciclo di
Rotella (Filatelica?), dai titoli inconsueti
ed avvincenti: “Affrancatura improbabile”,
“Francobollo impossibile”, “Frammenti
postali”, “Retrobusta”(Al mittente), “Sue
proprie mani”, “Vecchia busta commerciale” e
via dicendo. In un’epoca in cui le
comunicazioni avvengono, ormai, in forma
simultanea, G. B. Rotella, con uno
straordinario guizzo di inventiva, compie un
gesto “estetico” estremo e recupera un
“segno” importante e nobile del passato,
una “effigie”, quasi una “icona” di uso
quotidiano, comune , ma fortemente
espressiva : il francobollo. Il processo
creativo che si sviluppa, poi,
inevitabilmente nella mente dell’autore,
sorretto da una robusta intuizione poetica,
le indiscusse capacità tecniche, le calde
tonalità dei colori pastello materializzano
subito l’idea e generano le opere prime: in
un contesto di carta lacerata, ingiallita
dal tempo, di pregevoli scritte d’epoca, di
timbri, qualche volta arbitrariamente datati
(quando viene trascritta la data di nascita
dell’autore), Rotella inserisce il
francobollo, con il suo contorno
dentellato, obbedendo non sempre a schemi
geometrici prefigurati, a volte in forma
reiterata, lo seziona, lo ruota rispetto
alla verticale apparentemente in modo
disinvolto, lo dilata con vigorose
pennellate restando fedele al colore e al
contenuto dell’originale ;
contemporaneamente apre uno squarcio, una
finestra temporale sui “luoghi - mondi” che
vuole “indagare” o meglio ricordare,
documentare. Il messaggio, occorre dire, è
di straordinaria efficacia perché l’immagine
“costruita” rinvia inevitabilmente a
frammenti di memoria storica del nostro
passato, coinvolgendo e provocando reazioni
fortemente emotive nell’interessato, ovvero
nell’attento osservatore che ne è, in
definitiva, il destinatario ultimo. Si
afferma e si avvalora, ancora una volta, il
principio, certamente condivisibile, che
l’arte, in quanto tale, non è fine a se
stessa, non è soltanto espressione ed
esaltazione di valori estetici- formali, ma
anche e soprattutto veicolo primario e
privilegiato attraverso cui trasmettere
emozioni, idee, ansie, valori, insomma le
grandi e piccole storie di una civiltà,
innescando così un proficuo, durevole
dialogo di respiro universale. E questo è
possibile, come dimostra ampiamente Rotel- |
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la con le sue opere “prime”, anche nell’attualizzazione,
nel recupero di frammenti del passato
attraverso la decontestualizzazione di
segni ed immagini. Certo non è da escludere
qualche possibile riferimento ad alcuni
movimenti d’avanguardia di respiro europeo
(Zurigo, Germania, Parigi) sviluppatosi
nell’immediato 1° dopoguerra ad opera di un
gruppo di intellettuali ed artisti (Tristan
Tzara, poeta rumeno, Louis Aragon , Paul
Eluard, Hans Arp, etc. – Zurigo 1916; in
particolare Kurt Schwitter, Raoul Hausmann,
John Heartgield –Berlino 1917; Francis
Picabia, Marcel Duchamp, André Breton, etc –
Parigi 1918 .Di Hans Arp occorre ricordare
ad esempio i “Quadrati disposti secondo le
leggi del caso”–1917 ; di Kurt Schwitters i
“Merzbau, primi esempi di arte ambientale,
“Merz 32 A.Le ciliegie”-1921,“Merz 39-Figura
russa”- 1920 (Merz sta a significare:
libertà da qualsiasi vincolo nell’attimo
creativo), “Composizione per dame” –1919;
di Raoul Hausman le straordinarie opere “P.1921”-1921
e “Tatlin a casa”-1920; ed ancora di John
Heartfield “Erste Internationale
Dada-Messe”- Berlino 1920; di Marcel Duchamp
“La sposa messa a nudo dai suoi scapoli (La scatola
verde)”-1934. La poetica del movimento, anche se di durata
breve (pochi anni) si sviluppò all’insegna della casualità e
della satira e, aspetto non trascurabile, utilizzando
tecniche nuove come il collage, l’assemblage, con la saggia
“manipolazione” degli oggetti più comuni: legno, fil
di ferro, cartone, bottoni, biglietti del
tram, buste, francobolli, chiodi etc. Il
movimento che si sviluppò poi a New York
nel 2° dopoguerra
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(new dada), continuò a
privilegiare il rapporto tra opera d’arte e oggetto comune,
rifacendosi sostanzialmente al dadaismo storico : “Era la
nuova forma assunta dal realismo: la realtà non sarebbe più
stata – rappresentata -, ma scelta e- presentata- attraverso i
codici della riproduzione mediatica dell’immagine, vale a dire
il fumetto, la fotografia, il cartellone pubblicitario, il
rotocalco. Cambia la natura epistemologica dell’opera che,
tralasciando i virtuosismi della pittura accademica favorisce
l’appropriazione e la ricontestualizzazione di oggetti comuni
…”- (La Grande Storia dell’Arte- Il Novecento 2° parte, a
cura di Angela Vettese). Ed ancora il “Nouveau realisme” in
Europa, fondato nel 1960 da Pierre Restany nell’appartamento
parigino del fotografo Yves Klein a cui, in seguito, aderì
insieme ad altri (Raymond Hains, Jacques Mahé de la Villeglé,
Francois Dufrene) Mimmo Rotella, altro insigne artista
calabrese recentemente scomparso, che ha raggiunto i vertici
della notorietà con i suoi intramontabili ed indimenticabili
décollages ( i manifesti venivano strappati dalla loro sede
naturale e Ricontestualizzati nell’opera attraverso
l’intervento dell’artista). Nel suo uso quotidiano, dunque, il
francobollo (oggi in misura minore, ovviamente) ha percorso
itinerari imprevedibili, anche al di là dei propri ambiti
geografici, ma ricchi di avvenimenti, di testimonianze, di
riferimenti storici che arricchiscono la conoscenza delle
proprie radici ; ciò significa che Rotella ha davanti a sè un
campo di operatività molto vasto, dalle risorse inesauribili,
a cui potrà attingere e diffondere capillarmente i suoi
messaggi , le sue storie, le sue “invenzioni”, con l’apporto
davvero essenziale in questo caso, delle più svariate tecniche
. Warhol, mi si consenta la citazione, inizialmente grande
grafico e pubblicista, in un momento felice della sua
produzione, divenuta ormai artistica, seppe elevare gli
oggetti comuni, espressione dello status simbol di una certa
classe sociale, ad opere d’arte e seppe trasmettere
diffusamente, con intraprendenza fuori del comune, sfruttando
la tecnica serigrafica in particolare, i suoi messaggi di
straordinaria efficacia emotiva e d’ideale di bellezza ad
intere generazioni : “129 Die In Jet ”-1962, “Marilyn” -1964,
”Liz ”-1965, “Big Electric chair (sedia elettrica) ”-1967, “Mao”-1972-73,
tanto per citarne alcune, sono opere che appartengono da tempo
all’immaginario collettivo. Ma torniamo a Rotella : il nuovo
percorso appena iniziato dal nostro artista non lascia
indifferenti, piuttosto coinvolge ed incuriosisce e
giustifica la consapevolezza della possibilità che ha di
raggiungere traguardi imprevedibili, una volta superata la
fase di “assestamento”, di “incertezza” che qualunque idea
creativa “in nuce” comporta. |
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