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Nell’opera pittorica di Mirella
Murrone si respira l’atmosfera rarefatta di un mondo fatato, respiro
del sogno mai interrotto con la sua terra e le sue radici: La Magna
Grecia; La salentina Mirella come una paziente Penelope, lavora alle
sue tele metodica ed espressiva di una realtà superiore intrisa di
bellezza, amalgama il colore nel blu profondo del mare della sua
terra. L’occhio dell’osservatore estasiato si ubriaca volentieri
correndo con lo sguardo da una parte all’altra della tela,
cogliendone tutti gli aspetti narrativi. Perché di narrazione si
tratta; tutti i lavori di Mirella hanno un filo logico, narrano un
racconto per immagini, un discorso muto ma altamente eloquente. Ci
racconta il mito, infiorettato dalla sua passione per la musica;
gli strumenti musicali accompagnano ogni sua composizione. La
musica nel ritmo di spazio e tempo, testimonia lo scorrere del
tempo infinito della memoria. Mirella tesse il filo ideale della
memoria trasfigurandolo nel logos surreale della sua realtà. E’
nella magia dei segni che prende forma l’anima dell’artista, luogo
in cui si manifesta la sua essenza. Concludo con Hans Georg Gadamer
che a proposito dell’esperienza dell’arte scrive:
“L’esperienza
dell’arte non può essere ridotta e rinchiusa entro il cerchio
effimero della coscienza estetica, l’arte è conoscenza. L’esperienza
dell’opera d’arte fa partecipi di tale conoscenza. Quando, a
proposito dell’ esperienza dell’arte parliamo di gioco, questo
termine non indica il comportamento o lo stato d’animo del creatore
o del fruitore, e in generale la libertà di un soggetto che si
esercita nel gioco, ma l’essere dell’opera stessa”
( H.G. Gadamer,
Verità e Metodo, Bompiani, Milano 1983)
Mi sembrava
doveroso citare Gadamer a proposito dell’essere che va a
costituire l’essenza, il nucleo fondamentale dell’opera
artistica e concetto pregnante nell’opera di Mirella Murrone. |