|
La
donna e l'Anima, e' il tema chiave visto come tipologia della
figurazione simbolica. Quella di dipingere i vuoti d'aria dei
sentimenti, l'apparenza delle cose, come velo dell'anima,per quest'artista
dai risultati così alti e
personali. Terribile verità del pittore, che dipinge: fa una cosa
inutile, se e' priva di comunicabilità.
Importante, poi, se ha il coraggio di
compiere il passo definitivo; quello di
trascrivere artisticamente l'utopia
realizzabile dell'impossibile esistenziale,
a spezzare l'involucro dentro cui, ognuno di
noi e' nato. Questo isolamento che preclude
ogni via d'uscita, dalla strada che per noi
e' definitiva dall'inizio... E lei, lo fa
nel tumulto dei silenzi non sopiti, come se
fosse vissuta e mai separata dai suoi
quadri, e soprattutto dall'esercizio
analitico della vita: quello
di dipingere
mentre guarda nell'anima. Dipingere
l'anima,
inquadrando fatti, giacché non dipinge quadri di piacere, anche se
ha un forte successo di mercato, ma nel farli. Con l'immediatezza
dell'intelligenza, delle pennellate rapide ma non frettolose, perché
c'è sempre l'amore effusivo della pennellata,
quasi una vera e propria liberazione
ossessiva,
soprattutto, quando "scrive" nella pasta della pittura, quella
dimensione metafisica, di torpore, di prigione della realtà, per la
fedeltà "spiombata" o silente della sua tangibilità intrusiva,
plastica, delle sue figure e oggetti, della tridimensionalità
spaziale, e a contrasto con la dichiarata trasfigurazione della
figura reale classica, nella visione metafisica dei suoi segreti,
con le sue nature morte, banco di prova della sua onesta', della sua
violenta espressività, data la quasi impossibilità di catturare i
modelli, nella criptica penombra dell'anima con la sua partecipata
auscultazione dei silenzi della vita criptica, e riservata
penetrazione delle sue atmosfere. Dalla pittura espressionista, la
Murrone, mutua l'esuberanza e la succosità coloristica, come gli
impressionisti e i macchiaioli, assemblando il predominio del
disegno, con il colore steso a "macchia", a significare luci, ombre
e tonalità. La forza del plasma pittorico mutua il taglio superbo di
nature morte che appoggiano i loro
soggetti, spesso simulacri del tempo e della sua immaginaria
classicità, come una piuma, su arenili e fondali sconfinati, segnati
dalle prefigurazioni di straordinaria forza costruttiva, quanto di
alta astrazione sintetica di luce e colore. E non e' solo una pura
gioia vitale: e' una riflessione sul mistero naturale della luce.
Basta un viraggio di gamma, e il verde smeraldo, il giallo oro,
il rosso aranciato, diventano le densità in verde blu fumo di
Londra. Pittrice colta, come forza e profondità, coniugati al limite
della sua personale straordinaria meditazione nelle grotte del
subconscio. E' artista di sicuro avvenire, dunque, affidabile agli
inattendibili appelli della storia ufficiale dell'arte nazionale.
Cosa mai avrebbe da contendere ai più celebrati, perché e' ancora
inclassificabile nelle categorie di comodo della pigrizia critica?
La Murrone ama la regola che corregge l'emozione. Anche se l'artista
e' un classico quasi tradizionale, ma e' una pittrice che cerca la
libertà, convinta che bisogna procedere oltre: varcare la
soglia del godimento retinico, della luce esteriore solare, cosi'
cara alle impressioni naturalistiche della luce e del colore. Esiste
una penombra del subconscio, che alla Murrone risulta molto più
inquietante e remunerativa: investigare senza sposare le posizioni
oltranziste dei seguaci di Brèton. La realtà interiore con i suoi
modelli formali, una realtà nutrita di archetipe e
drammatiche dell'architettura dell'immagine, sul fondale coloristico
di autonomie appannato dall'ansia monocromatica ed acerba
d'intermittenze stanche del cuore, d'intervalli d'atmosfere, di
acqua infeltrita dell'anima, con le sue resistenze, quietamente
vera, afferrata al cuore… |