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La Critica di Alfredo Pasolino

La donna e l'Anima, e' il tema chiave visto come tipologia della figurazione simbolica. Quella di dipingere i vuoti d'aria dei sentimenti, l'apparenza delle cose, come velo dell'anima,per quest'artista dai risultati così alti e personali. Terribile verità del pittore, che dipinge: fa una cosa inutile, se e' priva di comunicabilità. Importante, poi, se ha il coraggio di compiere il passo definitivo; quello di trascrivere artisticamente l'utopia realizzabile dell'impossibile esistenziale, a spezzare l'involucro dentro cui, ognuno di noi e' nato. Questo isolamento che preclude ogni via d'uscita, dalla strada che per noi e' definitiva dall'inizio... E lei, lo fa nel tumulto dei silenzi non sopiti, come se fosse vissuta e mai separata dai suoi quadri, e soprattutto dall'esercizio analitico della vita: quello    di    dipingere   mentre guarda nell'anima.  Dipingere  l'anima, inquadrando fatti, giacché non dipinge quadri di piacere, anche se ha un forte successo di mercato, ma nel farli. Con l'immediatezza dell'intelligenza, delle pennellate rapide ma non frettolose, perché c'è sempre l'amore effusivo  della  pennellata,  quasi  una  vera  e propria  liberazione ossessiva, soprattutto, quando "scrive" nella pasta della pittura, quella dimensione metafisica, di torpore, di prigione della realtà, per la fedeltà "spiombata" o silente della sua tangibilità intrusiva, plastica, delle sue figure e oggetti, della tridimensionalità spaziale, e a contrasto con la dichiarata trasfigurazione della figura reale classica, nella visione metafisica dei suoi segreti, con le sue nature morte, banco di prova della sua onesta', della sua violenta espressività, data la quasi impossibilità di catturare i modelli, nella criptica penombra dell'anima con la sua partecipata auscultazione dei silenzi della vita criptica, e riservata penetrazione delle sue atmosfere. Dalla pittura espressionista, la Murrone, mutua l'esuberanza e la succosità coloristica, come gli impressionisti e i macchiaioli, assemblando il predominio del disegno, con il colore steso a "macchia", a significare luci, ombre e tonalità. La forza del plasma pittorico mutua il taglio superbo di nature  morte  che  appoggiano  i loro soggetti, spesso simulacri del tempo e della sua immaginaria classicità, come una piuma, su arenili e fondali sconfinati, segnati dalle prefigurazioni di straordinaria forza costruttiva, quanto di alta astrazione sintetica di luce e colore. E non e' solo una pura gioia vitale: e' una riflessione sul mistero naturale della luce. Basta un viraggio di gamma, e  il verde smeraldo, il giallo oro, il rosso aranciato, diventano le densità in verde blu fumo di Londra. Pittrice colta, come forza e profondità, coniugati al limite della sua personale straordinaria meditazione nelle grotte del subconscio. E' artista di sicuro avvenire, dunque, affidabile agli inattendibili appelli della storia ufficiale dell'arte nazionale. Cosa mai avrebbe da contendere ai più celebrati, perché e' ancora inclassificabile nelle categorie di comodo della pigrizia critica? La Murrone ama la regola che corregge l'emozione. Anche se l'artista e' un classico quasi tradizionale, ma e' una pittrice che cerca la libertà, convinta che  bisogna  procedere oltre: varcare la soglia del godimento retinico, della luce esteriore solare, cosi' cara alle impressioni naturalistiche della luce e del colore. Esiste una penombra del subconscio, che alla Murrone risulta molto più inquietante e remunerativa: investigare senza sposare le  posizioni oltranziste dei seguaci di Brèton. La realtà interiore con i suoi modelli formali, una realtà nutrita di archetipe e drammatiche dell'architettura dell'immagine, sul fondale coloristico di autonomie appannato dall'ansia monocromatica ed acerba d'intermittenze stanche del cuore, d'intervalli d'atmosfere, di acqua infeltrita dell'anima, con le sue resistenze, quietamente vera, afferrata al cuore…


 

 

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