|
Nell’arte di
Giuseppe Borrello risulta continuo l’aggancio al passato volto al
recupero della classicità intesa come rielaborazione personale
del pensiero dei grandi
maestri del Rinascimento. Ciò che colpisce l’osservatore, anche il
più digiuno in fatto di arte, è la comprensione immediata del
linguaggio, fatto di immagini prese dal mondo reale e trasfigurate
dal segno incisivo, perfezionista fino all’ossessione ma di alto
valore poetico. Una poesia che emerge nella soavità dei ritratti
presi dall’infanzia fino al crudo realismo degli effigiati in tarda
età, dove rughe e segni di espressione emergono da un fondo di
grande introspezione psicologica. La psiche umana e il corpo fino
alla sua decadenza, vengono analizzati con cruda impietosità ma
anche con una sorta di dolcezza temeraria. Borrello è il classico
esempio di grande artista che ha fatto dell’arte la sua vita, fino
alla più intima essenza. Ed è l’essenza dell’uomo, la sua
spiritualità a connotare la visione di questo artista. Ha una grande
padronanza del mestiere acquisita da anni di duro lavoro, ma
gratificante come solo l’arte di per se stessa lo può essere.
Adopera con virtuosismo gli strumenti del mestiere, siano essi i
pennelli o le punte metalliche, le biro o altro, un segno che si fa
colore, luce, sogno. I materiali pregiati come l’oro, il platino,
il lapislazzuli riescono ad esaltare le sue opere con una vena di
preziosismo. L’impianto narrativo nell’arte di Borrello risulta
aderente alla formula classica che sfocia nell’iperrealismo più
concreto, meno algido. Gli Iperrealisti sono sempre stati tacciati
di freddezza, ma l’Iperrealismo di Borrello scalda il cuore... |