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Ho visionato il suo lavoro, lo trovo
molto interessante, anche se non lo "etichetterei" come metafisico,
o non in assoluto: se infatti esistono forti richiami metafisici
(vedi i manichini, gli uomini senza volto ecc.) il racconto si
dispiega attraverso una componente surrealista, che in diversi casi
prende il sopravvento. Così, se in "Metafisica" la
rielaborazione dechirichiana assume valenze pedisseque, in "Crollo
delle certezze" il riferimento a Dalì mi sembra molto più calzante.
Il problema sorge dal fatto che il Surrealismo basa molto del suo
bagaglio su esperienze passate, e quindi elementi propri del mondo
"magico" metafisico si ritrovano anche nel surrealismo. Di grande
inventiva e buona esecuzione sono “Il Potere” e “Potere 2”:
rilettura molto attenta e moderna che potrebbe essere vista e
assaporata anche come la ripartizione biblica in inferno, purgatorio
e paradiso. Nella prima di queste due opere si nota l’apertura di
una spelonca da cui proviene l’acqua del mare e che è in tutto
simile ad un analogo soggetto (si intende: solo della grotta)
proposto verso la metà degli anni Trenta-Quaranta dell’Ottocento da
Teodoro Duclerè, artista noto per essere tra i capostipiti della
Scuola di Posillipo. Il agico, l’irreale è una base forte della
pittura del Conciatori, il quale mostra una qualità estrema anche
nel saper accostare in modo mirabile gamme cromatiche lucenti ad
altre più scure, soggetti chiari ad altri di oscuro significato,
accennando a un senso di inquietudine che soggiace all’economia del
quadro. Il tratteggio è sempre molto morbido, sinuoso, solo in
alcuni casi netto e racchiuso in sé. Molte opere martellano sul
senso di solitudine dell’uomo: la presenza di un unico uomo è
simbolo di questo suo viaggio solitario sulla terra, accompagnato da
sogni, visioni, in certi casi da altre persone. Ognuna però sussiste
per sé e indipendentemente dagli altri. |