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"Verso Sera e Di notte" a cura di Luca Beatrice PARTE III

Veniamo infine al più recente episodio di questa particolare storia pittorica, i cui risultati costituiscono la parte cospicua della mostra odierna. Negli ultimi anni   Addamiano   sembra   guardare   al   concetto   di   sublime  insito  nel paesaggio, utilizzando a modo suo la suggestione sturmundranghiana di un romanticismo contemporaneo, condizione peraltro presente in alcune nuove e giovani esperienze della pittura del nord Europa. L’invenzione decisiva del nuovo ciclo è però di carattere formale: contraddicendo il sentire comune per cui il paesaggio si definisce nell’orizzontalità (questo riguarda non solo la pittura ma anche la fotografia e soprattutto il cinema che per rappresentare adeguatamente il paesaggio ha “inventato” il formato del cinemascope), Addamiano rovescia tale convenzione per lavorare su “fette” di paesaggio verticale dove il punto di separazione tra cielo e terra è molto basso e dove quindi il dato realistico lascia spazio ancora una volta all’idealità del tema. Di norma il paesaggio tende a illustrare uno specifico evidenziandone i dati tipicizzanti; in Addamiano, invece, il paesaggio non è in alcun modo connotato, ma semplicemente si offre al nostro sguardo come un frazione di spazio qualsiasi compresa nei limiti del quadro (o dell’inquadratura). C’è in questi lavori un ampio spettro di riferimenti che va dai mari fotografati da Sugimoto a quelli dipinti da Piero Guccione, entrambi indice di una chiara propensione concettuale della pittura di Addamiano, che forse a prima vista sfugge ma ad un’attenta lettura apparrà evidente. Nelle ultime tele, realizzate nel 2005 e influenzate dal confronto suggestivo con il territorio di Paestum, Addamiano non cede al “ricatto visivo” che avrebbe potuto condizionare l’approccio con  la storia e, soprattutto, non  rischia  in alcun modo l’olografia. Anche in questo caso Paestum è l’idea di Paestum, ancora una volta l’elementochiave in senso descrittivo resta relegato sullo sfondo. Centrale, invece, rimane la pittura, con tutti i suoi ripensamenti, i suoi dubbi, le sue 

malinconie. E non è un caso che ciò che accade (quel poco che accade, se accade) è quando la luce del giorno si affievolisce, le ombre si allungano (sulla vita di ciascuno e sulla rappresentazione talora struggente di un sud sempre più lontano) avvicinandosi lentamente alla sera per poi entrare, di colpo, dentro la notte.

 

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