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"Verso Sera e Di notte" a cura di Luca Beatrice PARTE II

Il secondo tempo della pittura di Natale Addamiano, pur intersecandosi al primo già nei tardi anni ’70, si formalizza nel decennio successivo per svilupparsi e spingersi fino a oggi. Con parole semplici potremmo definire tale stagione come quella del ritorno. Compiuta l’elaborazione del distacco e della perdita, superata l’ansia del contatto con la grande città del nord, acquisite una serie di certezze progressive rispetto alla professione e alla solidità del suo discorso, Addamiano è ora libero di riprendere possesso di quei luoghi che, come per pudore, aveva allontanato da sé all’inizio della carriera. Tutto in Addamiano si apre, la pittura esce dalle piccole stanze dello studio per non farvi più ritorno (se non casualmente, già nella maturità). Ciò non significa il venir meno  di angosce e preoccupazioni ma      semplicemente     estrometterle dall’autobiografia privata ed  espanderle su qualcosa di più oggettivo e universale. Da qui in poi l’oggetto della sua ricerca non è più dentro ma fuori, non è più l’interno domestico ma il paesaggio di tutti. Quel che non cambia  è il modo di rapportarsi al dato  reale,  che  non  è   mai  qualcosa da descrivere  ma  sempre un  pretesto  per  sperimentare  ulteriori  soluzioni linguistiche. Ripetendo, inoltre, un modello figurativo pressoché all’inverosimile, la figurazione si pone in assenza di soggetto: diventa quindi sempre meno importante il cosa e, al contrario, il come assume ruolo primario, che è esattamente ciò che accade nella pittura di Salvo (insieme a Nicola De Maria sono i due artisti che Addamiano stima e apprezza di più nel panorama italiano contemporaneo). Gravina nelle Murge -si trova lungo la strada statale n. 96 che collega Bari a Matera, vicino ad Altamura- è per Addamiano ciò che la montagna Sainte-Victoire era per Paul Cézanne: non il paesaggio, ma l’idea del paesaggio. Peter Handke in Nei colori del giorno, piccolo e delizioso racconto saggio dedicato appunto al monte provenzale, scrive della Route Cézanne: “questa stradina al tramonto ora mi apparteneva e divenne dicibile. Con le macchie delle more nella polvere, l’attimo della fantasia (nel quale soltanto sono totalmente reale a me stesso e conosco la verità) aggregò in innocenza non solo i brani della propria vita, ma mi rivelò sotto una nuova luce anche la mia parentela con altre vite sconosciute”.  C’è un ulteriore passaggio in questa fase della pittura di Addamiano: lo spostamento da dentro la notte alle ore serali, per cogliere la malinconia del  tramonto  che,  se  dal   punto  di

 vista dei cosiddetti “contenuti” si presta a particolarissime e suggestive letture, consente in egual modo soluzioni  formali  di  grande effetto. Sulle    rocce    arse   del   paesaggio pugliese il colore si spacca e si ricompone, in un processo di progressiva essenzializzazione che pure non depaupera lo stato emotivo e la verità sentimentale nel dipingere di Addamiano.  

 

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