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Il Pensiero di Gianni Cavazzini

Il colloquio con la realtà di natura è il motivo inesausto che accompagna la pittura di Natale Addamiano. Il rapporto inquieto e ansioso dell’individuo moderno con l’ambiente e lo spazio naturale in cui ancora si trova a vivere si traduce, nella versione di Addamiano, in una dolce elegia che rievoca le memorie della nativa Puglia. Ecco, è il ritorno alle origini, il motivo che sommuove il fare del pittore: insieme con le risonanze che risalgono dal mito della terra. Il mito, che è, al tempo stesso, una realtà esteriore e una rifrangenza delle interiori vicissitudini dell’uomo, anima con le sue potenzialità molto remote l’incontro ciclico di Addamiano con la fisica urgenza del presente. Ed è il dissidio, questo, che rende, se mi si passa la parola, “problematica” la pittura di Addamiano: che procede con la sua sensibilità a punta di sismografo alla ricerca di un’esistenza piena, al di là dei colori, dei ritmi, con cui restituisce la “sua” realtà di natura. E’ per questo che ho scomodato il mito: per la sua capacità di fornirci gli elementi figurali della condizione umana, in ogni tempo e in ogni luogo. Il mito che illumina, con i suoi fuochi simbolici, la scena del mondo. Addamiano procede, con l’ostinazione dei “chiamati” all’arte, lungo i sentieri impervi di un’immagine tutta interiorizzata, e perciò difesa dalle interferenze della “veduta”. Quel che il pittore restituisce, nei modi linguistici della modernità, è il sentimento antico della natura e dell’uomo. Tenuti insieme, l’una e l’altro, da un’emozione a lunga durata. Come vuole, in ogni tempo, la vera pittura.

 

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