|
Parlare delle opere della mia cara
amica Maria Rosaria Verrone è davvero un’impresa ardua perché mi
lascio travolgere dal grande amore che provo verso i suoi lavori,
perdendo così qualsiasi razionalità; Un sentimento nato quasi cinque
anni fa quando ancora non pensavo che l’arte sarebbe diventata la
mia musa ideale, quando al tintinnare del suono che inaugurava la
campanella dell’Istituto Tecnico Commerciale di Agropoli, arrivò la
nuova prof. di Italiano che aspettavo con ansia. E si, per chi non
lo sapesse, la pittrice cilentana menzionata sopra fu la mia
insegnante di lettere; quella tipina tutta bel accomodata che mi ha
fatto scoprire il mondo dell’arte, del bello, della purezza, di
qualcosa che l’universo odierno non potrà né imbruttire né scalfire.
Sono di parte quando mi chiedono cosa penso di questi dipinti… io
non posso dire altro che per me sono spettacolari, che mi fanno
sognare, che mi conducono in un mondo tutto mio, dove posso
rifugiarmi per sfuggire dalla gelida realtà. Questo è il vero potere
dell’arte; quello di trasformare, come accade nella prima foto di
questo scritto, un paesaggio spoglio, freddo, vuoto e donargli con i
colori di una tavolozza calda, la luce, la bellezza, la vita,
l’amore. È un messaggio surreale di libertà quello che le bellissime
donne della Verrone comunicano a chi le osserva. Sono donne senza
catene, non succubi di un mondo maschilista, anzi riducono l’uomo ad
un fragile osservatore che davanti a cotanta bellezza non può che
abbassare lo sguardo per nascondere il rossore. Corpi sinuosi, seni
da chirurgo plastico, labbra carnose, capelli rigorosamente scuri
come vuole la tradizione mediterranea, sguardi penetranti, assorti
nell’immenso, che permettono di sognare, di dialogare con il mare,
le nuvole, i fiori, e con la possanza della fantasia, di colorare
l’esistenza. Ogni donna è una sfaccettatura del più nobile dei
sentimenti: "l’amore" che prende sempre forme diverse ma che è
riconoscibile indipendentemente dall’abito che indossa...
|