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Sembra facile
descrivere o parlare di un artista,
raccontare in poche righe le
sensazioni e le emozioni che suscitano le
sue opere agli occhi dello spettatore,
ma non lo è; parlare e raccontare di un
pittore significa avere tatto e
intelligenza, entrare nell'opera d'arte ed
uscirne arricchiti, cercare di comprendere
il linguaggio dell'opera per risalire
lentamente alla fonte che lo ha emesso. Ogni
artista nei suoi lavori, racconta la
propria storia e la propria vita, il
mondo che lo circonda, la propria cultura, e
attraverso i colori mette a nudo
fragilità e insicurezze, paure e certezze,
sentimenti e desideri; ogni creazione
è una dichiarazione firmata del proprio io.
L'artista diventa attraverso l'arte un
essere privilegiato che, isolato nel limbo
dell'immaginazione, studia un proprio
inimitabile linguaggio con cui intende
comunicare agli altri, attraverso
l'esposizione del proprio lavoro torna
uomo, poiché non è detto che il linguaggio
studiato, venga da tutti capito. Non è
il caso della pittura di Maria Rosaria
Verrone, colta e intelligente per
quanto naturale e spontanea, di facile
comprensione essendo priva di inutili
articolazioni formali o di ricercate
forme espressive. La Verrone dipinge ciò che
sente e ciò che vede, in maniera
chiara e decisa e attraverso un uso
particolare ed intenso del colore,
rimanda lo spettatore ad un chiaro ed
inevitabile raffronto dei suoi lavori
con la prima produzione surrealista. Il
colore: magia e intensità, espressione e
materia. tutta l'arte attraverso il
colore si caratterizza e la Verrone sembra
averlo capito ed essere riuscita a
legare il proprio linguaggio artistico fatto
di forme semplici e di facile
comprensione, con un intenso e raffinato
cromatismo che caratterizza il suo lavoro e
rende ancora più interessante
avvicinarsi alle sue belle figure che
realizzano, nell'immagine di giovani e
procaci fanciulle, il sogno ricorrente di
ognuno di noi, l'eterna giovinezza. |