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Testo Critico a Cura di Gerardo Pecci

La pittura di Maria Rosaria Verrone è densa di immagini che evocano momenti e colori della vita, momenti e colori che evocano non simboli, ma allegorie dell'esistenza. Assolutamente non si tratta di simboli e fantomatiche "foreste di simboli", né "foreste di segni" La pittrice vuole, invece, riprodurre una realtà intima attraverso elementi che non sono simbolici, ma reali perché prodotti dalla propria fantasia creatrice, e la fantasia dell'arte è sempre realtà vivibile e visibile non simboli e iconologie impossibili, con figure rigorosamente create con l'intensità che solo il segno concreto e il colore reale sanno creare.E l'intensità polimaterica del colore è lo strumento principe attraverso il quale l'artista si esprime, con immagini sempre ben costruite, ben ponderate, e con un'arte che non scade mai nel banale. L'allegoria della pittura, rappresentata come una bella donna, vista di spalle, che dipinge la natura racchiude un po' la sua poetica. Non c'è bisogno di esprimere mille e mille parole per opere che sanno parlare un linguaggio che colpisce direttamente il cuore. E questa è la magia più grande che la Verrone ci sa, con umiltà, trasmettere.

Gerardo Pecci, storico e critico d'arte, docente di storia dell'arte e catalogazione dei beni culturali.

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