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Divertenti e giocose, maliziose e
sacrali, ammiccanti e irriverenti, così ci appaiono le paffute
figure femminili della Brunazzi, donne – bambine che hanno tutte
qualcosa in comune nei lineamenti, pur essendo tutte diverse nel
significato, che giocano con il loro ruolo e che sdrammatizzano
l’importante evento in cui si vengono a trovare, non per loro ma per
altrui volontà. La Brunazzi nei suoi lavori, gioca con l’arte e con
gli artisti, rivisitando le icone della pittura mondiale, dalle
Madonne del duecento alle raffigurazioni sacre di Tiziano, dalle
immagini devozionali fiamminghe alla Monna Lisa di Leonardo, fino ai
Bacchi del primo Caravaggio, dimostrando sempre una grandissima
capacità tecnica e una inesauribile creatività. Le figure paffute e
dai colori vivaci, sono un evidente e continuo richiamo al gioco e
all’infanzia, bambole immaginarie calate in un contesto non loro e
inusuale, in cui però non stonano, dando un tocco originale e
irriverente alla rielaborazione di opere famose. Vedendo la “Sorella
di Bacco”, ci si immagina la faccia che potrebbe fare Caravaggio se
potesse vederla e credo che sicuramente la amerebbe, osservando
invece “La Gioconda”, si notano la tecnica precisa con cui l’artista
riproduce il paesaggio, la Brunazzi non altera il contesto storico
dell’opera, modifica solo la figura e la simpatica bambinetta
sostituisce degnamente la misteriosa Monna Lisa. L’artista raggiunge
l’apice della sua colta inventiva, in “Donne alla fontana”, un
continuo richiamo di sommi capolavori, le figure provengono nella
loro composizione dall’opera “Amor Sacro e Amor Profano” di Tiziano,
mentre la casa con il lampione nello sfondo è estrapolata
“Dall’impero della luce” di Renè Magritte. Nonostante possano solo
sembrare giocose e irriverenti pseudo - imitazioni, ci troviamo di
fronte a lavori di grande originalità, che ammettono l’importanza
dell’arte del passato ma ne rielaborano e ne sdrammatizzano i
significati, poiché se l’arte è un gioco effimero, tanto vale
giocare fino in fondo. |