|
Mariarita Brunazzi è una pittrice
naif che ,con ironia, rivisita i capolavori di antichi maestri e nel
gioco divertito dell’imitazione manipola gli ideali di bellezza
muliebre tramandati nei secoli, privandoli della loro aura. Di fronte
alla celeberrima Gioconda o alla raffinatissima Dama con l’ermellino
di Leonardo,ora riprodotte in un’iperbole di rotondità,ci si può
ritrovare a sorridere,consapevoli che l’intenzionalità del gesto è
infinitamente distante dalla dissacrazione dadaista. I soggetti di
Mariarita, paffuti ed enigmatici, hanno occhi malinconici,labbra
serrate e corpi morbidi che si muovono su scene fittizie,anche se
non prive di punti di riferimento riconoscibili: una piazza
mantovana, una casa a più piani, un prato con viole galleggianti.
Nessuna verosimiglianza sostiene la struttura del quadro,solo
l’illusione di ritrovare alcune forme consuete,ora spiazzate dalla
sproporzione della figura femminile, esageratamente grande rispetto
allo sfondo. E’ lei che regna e costituisce la protagonista
innegabile della rappresentazione, una donna-bambina che sovrasta
tutto ciò che la circonda e si rivolge con uno sguardo interrogativo
e aperto allo spettatore. I colori sono caldi, pieni e decisi, le
linee che definiscono i corpi sono arrotondate e senza imperfezioni:
l’effetto onirico che Mariarita ottiene è il risultato di una
immaginazione che ama rimanere innocente e giocosa, e sembra
ignorare volutamente le sfumature dell’età adulta. |