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Da bambino ricordo che restavo
incantato a guardare l'arcobaleno, quei colori mi
facevano sognare, mi astraevano dalla realtà. Un giocattolo,
un oggetto non mi attiravano per la loro funzione ma per i
loro colori. Una volta mio padre mi regalò una trottola;
quanto ho sognato perso in quel vortice di colori e quante ore
trascorrevo a far volare le sonnacchiose bolle di sapone che
riflettevano e distorcevano le luci e i colori del mondo.
L'amore per quegli elementi prendeva il sopravvento su tutti i
miei interessi di fanciullo e così, non essendo
ancora in grado di
adoperare pennelli e colori, cominciai a lavorare con dei
piccoli ritagli di carta e di stoffa. In breve tutti si
accorsero che con grande naturalezza
componevo e riproducevo ogni immagine che
avevo in mente. Ebbene, non avrei mai più
lasciato il collage. Quando potei usare
pennelli e tele, decisi di sposare le due
tecniche tra loro, il collage e la pittura,
per ottenere maggiori effetti luminosi e
valori tonali. Oggi, dopo cinquanta anni,
continuo serenamente a mettere insieme quei
ritagli colorati e a far prevalere il
momento creativo del collage su quello
pittorico. Non amo riprodurre una nuvola o
un fiore così
come mi appaiono, ciò che mi affascina è la scomposizione e l'esaltazione dei
loro colori; il reinterpretare quella nuvola o quel fiore prendendo
in prestito pezzi da altre immagini, trasformando un piccolo
pennello in un albero, un'onda impetuosa in una roccia immobile, la
veste di una donna in una rosa rossa. Sento quel bambino curioso e
sognante ancora al lavoro dentro di me, il suo
messaggio?..dire a tutti che l'arte non ha mai smesso di essere
magia." |