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"Alberto Pirpan" il costruttore di Immagini

Quando nei primi anni del ‘ 900  i dadaisti imposero all’attenzione del mondo le loro innovative e trasgressive creazioni, fatte per la prima volta con gli oggetti  e  non  con  la loro rappresentazione, si gridò allo scandalo. Gli Obgiet – trouvè, il Collage, le proposte Ready – made e le estemporanee di Body – Art, divenivano Arte non perché lo erano in quanto ne rispettavano i canoni ma perché come tale venivano presentati. Si trattava di una provocatoria rivoluzione, sia tecnica che formale che poneva attenzione sull’idea dell’artista e non sul risultato finale, nasceva un nuova concezione di Arte che poneva il ‘ 900 come secolo di intense ricerche che spesso si sono legate con la figurazione tradizionale. Il Collage in particolare ha avuto ampia fortuna in tutte quelle Avanguardie che oggi definiamo Storiche, e che come il Futurismo e il Cubismo, lo utilizzano sia come tecnica propositiva e sia per non cadere nella piena astrazione pittorica, come accade a Picasso, nel periodo cubista, quando inserisce nella tela alcuni riferimenti al reale attraverso il Collage, perché le sue rappresentazioni erano arrivate al limite dell’astrazione. Alberto Pirpan che definisce la sua pittura Collart, risente probabilmente delle esperienze dadaiste e cubiste ma anche dei mirabolanti mosaici Bizantini, in quanto i suoi Collage sono splendide raffigurazioni della sua terra o dei personaggi che la popolano, realizzate con una tecnica che gli permette una libertà assoluta nella composizione e che sprigionano un colore e una luce che spesso non si raggiunge neanche nella pittura tradizionale. Ciò che colpisce osservando le sue marine o i suoi ritratti è in effetti la  gamma  cromatica,  variegata  ed  intensa, Pirpan utilizza i colori come  l’azzurro, il giallo e il rosso alla stessa maniera di Piet Mondrian, per affascinare e attrarre lo spettatore che rimane esterrefatto quando si accorge che la figura non è dipinta ma è frutto di un sapiente mosaico, di una capacità innata di combinare  il nuovo con il tradizionale, perché se nella tecnica si risente dell’esperienza Dada o  Cubista,  nell’impianto della composizione si fa notare un riallacciarsi alla pittura tradizionale, al paesaggio e al ritratto così come viene concepito nella figurazione di genere. 

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