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La Critica di Giorgio Falossi

Una sorprendente vitalità espressiva che va rinvigorendosi nella lenta e paziente escavazione del dato formale e in una valorizzazione del tessuto cromatico costituiscono la base artistica di Alberto Pirpan.  Un composto di libertà e di essenzialità esposte con tecniche diversificate:olio, acrilico e collart, un modo di esprimersi quest'ultimo con  il  collage,  di  cui  Pirpan  è  caposcuola.   Ne   nasce  una  visione d'insieme che sembra unirsi sotto la spinta dell'esecuzione e ritrovarsi nella continuità del disegno e della forma, sino a improntarsi sulla continua ricerca di sviluppo di una personalità interiore e civile.  Alberto Pirpan parte dalla lezione cubista, madre di tutta la pittura contemporanea, per conferire un linguaggio suo a tutta la compagine pittorica. Il segno geometrico non traspare mai per scandire l'elemento matematico, rimane ad indicare  una matrice. Le sezioni e i piani  ortogonali non deflettono mai e sono armonizzati per creare una realtà. Una pittura terrestre di figure femminili, mediterranee, un vivo senso che unisce nella stessa identità ogni facoltà umana, la sua materialità e la sua spiritualità, che la pittura rivela nei colori, così come la poesia nella parola e la musica nei suoni. Ma che si ritrovano anche in ogni gesto dell'uomo, perché ogni gesto, anche il più semplice, è collegato a quella verità esistenziale dove egualmente attingono   le   risorse   dell' artista.   Artista,  Pirpan,  di  grande  talento creativo, passionale e variabile, che vive la crisi dei valori figurativi e cerca di esprimere in maniera diversa ma a lui più congeniale, la società attuale con le sue tensioni e i suoi abbandoni. Nasce un racconto al 'Sole d'autunno' in cui l'elemento vissuto diventa fugace. E il gioco dei blu e dei rosati accentua  questa atmosfera veristica e lirica ad un tempo, accanto a rapide accensioni di colori o a pacate distensioni di timbri ottenute attraverso il gioco della spartizione cubista. Valori volumetrici senza illusione prospettica, ricomposti in uno spazio immaginario, una magia che si ritrova in 'Bimbo con palla' e in 'Elegans'.  Le figure sono create attraverso un ritmo di spazi sezionati e di forme ad incastro. Tuttavia egli non parte dalla geometria, ma sottomettendo al suo rigore ispirazione e contenuto, perviene, attraverso un procedimento di semplificazione, all'essenza della figura, ad una sintesi in cui il soggetto rappresentato acquista risalto in una collocazione strutturata. Su fondali gialli spicca il rosso e il nero, che danno moto e forma alla misura umana, con qualche lacerazione che noi conosciamo nel nostro prossimo.  Pennellate in chiave geometrica per  fissare l'universo indaffarato e il tempo in cui noi viviamo, per dargli anche un certo tono di sottile ironia che sovrasta la massificata civiltà obbligata ad un certo tipo di comportamento.  C'è uno spirito di osservazione e di descrizione, oltre che l'appartenenza    ad    una    più    o    meno

classificata corrente artistica. Vi sono racconti di piccoli fatti della vita tradizionale, assai antitetica a certe convulse versioni di realtà attuale. Vi sono suggestioni per figure di vita spontanea.  Alberto Pirpan non disperde il senso di queste situazioni, le inserisce nel loro esatto ambiente, con spirito di entusiasta,  poste  in  bell 'ordine,  a raggiera, in parallelo o in verticale. Un ordine tutto interno al quadro che rimane solo a valore di intenzione in quanto il mondo è fatto così, come le figure rappresentate e difficili a cambiare. Nasce la sua avventura  disegnativa su questi tratti popolari fatti di magie e allegrie, tristezze e ricche trame di presentimenti psicologici. L'universo comincia e finisce nell'area di una poeticità ambientale non formale né fittizia. Propriamente insinua una felicità percepita nella traduzione di un minimo gesto in evento grafico, e insieme in ogni minimo d'ombra da cui può sempre  filtrare un po'  di  luce  e  la lieta ebbrezza di un'idealità  figurativa ancora memoristicamente circoscritta, seppure analiticamente e genuinamente riflessa.  Basta osservare 'Mattino di primavera'. I fiori, la frutta, sono sui vestiti, sopra le teste delle figure, immobili di fronte o di spalle, arie assorte senza lineamenti in vestiti chiassosi, le donne con lunghe gonne zingaresche, gli uomini rigorosamente in nero. L'artista suggerisce una pittura e una tematica personale in cui la natura è posta come tramite per la dimostrazione di un fine conglobante ogni fattore in una perfetta trasposizione del significato essenziale   in  simbolo.  Nel nostro caso la  primavera. E non si tratta solo di forme e colori, quanto di una simbologia concettuale, dal momento che, proponendo un ritorno alla natura, Pirpan non intende portare la comunità ad un primitivismo contemplativo e inattivo, ma ad una  radicale liberazione di pensiero.  Sotto gli alberi, sul prato, sul marciapiede o per le strade, l'arrivo della primavera fa parte integrante del tutto e non c'è ragione di distinguere natura da umanità, ma tutto è compreso in una ideale armonia di valori da grande evento. Si giunge a questo tipo di pittura attraverso una spontanea ispirazione, all'osservazione attenta e alla sincerità di un sentimento  che  diviene immagine, alla commossa esperienza dell'anima che dà vita ad una visione di modulati segni che possono essere di pennello o di strappi di carta, ma che bene rispecchiano sottili armonie interiori.  A scoprire questa verità per strada o in ogni altro luogo l'artista è sempre pronto, pronto a scivolare imprevedibilmente tra la gente nello stupendo assortimento di un mazzo di fiori che, come un popolo di figure, spinge verso l'alto i suoi petali, come vele al vento in un caleidoscopio di colori. Un dipingere significativo della composizione   floreale  .  Prima  di tutto le dimensioni del sistema contenitore tendenti ad occupare la totalità dello spazio a disposizione sia nell'orizzontale che nel verticale; secondariamente la grande facilità d'impianto, capace di arrischiare una significativa asimmetria dominata da corolle centrali che fanno cuore del bouquet totalmente illuminato.  Ne discende una semplicità ed una estrema varietà di esiti figurali ottenuti da petali di gran taglia e boccioli e foglie ai lati e in alto.  Dall'approfondimento dipende la sua pittura, sino alla liberazione di esigenze e di impulsi caldamente sentiti che, essendo istintivi, rifiutano l'abbandono alla casualità. Colori opposti stesi a tratti di segmenti o di geometrismi a raggiungere l'addensarsi di note. Forze che hanno uno scopo ben preciso, quello di introdurre motivi di espansione o di occupare in piatto tutto il disponibile, ripreso con macchie blu e dal loro sfumarsi sorgono sensazioni e contrasti. Il rosso emana aggressività e volontà, il verde tende ad ampliare lo spazio, il bianco a purificarlo. Tutto il mazzo nasce dal vaso. Tutto questo manovrare forma movimento e ritmo.  Alberto Pirpan continua il suo interminabile viaggio nell'uomo, quello di oggi, nella sua civiltà storica più attuale e più pulsante, un viaggio che non si può fare se non con l'arte, quella viva di questo artista.

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