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"Arte e realtà" a cura di Vittorio Sgarbi

E' una pittura solo apparentemente di oggetti (così il titolo di un suo dipinto), quella che Antonio Nunziante realizza con una abilità d'altri tempi. Gli oggetti ci sono, naturalmente, autonomi e indipendenti, privi di presenze umane che contaminino il loro spazio d'appartenenza, la loro essenza segreta che solo in parte riusciamo a percepire, a cogliere. Sono  oggetti prevalentemente   antichi,  pezzi d'antiquariato, ceramiche, scatole, contenitori di vetro, busti classici; oppure, come in Luce d'argento, pennelli, cornici, tavolozze, allusioni evidenti al mestiere artistico, al buon mestiere antico dell'arte. Quadri di oggetti antichi riprodotti con tecnica antica, non esattamente come quella delle nature morte seicentesche o settecentesche  ( sono  cambiati  i colori, i materiali), ma in una variante aggiornata che possiamo ritenere quasi corrispondente. Sono dipinti, quelli di Nunziante, che però non riusciamo a vedere come gli stilleven, le nature morte della grande tradizione nordica; troppo tempo è passato per poter guardare quegli oggetti con la stessa naturalezza, con la stessa purezza d'animo che ancora non conosceva i pregi e i difetti del moderno. Cosa è cambiato in noi, cosa è cambiato in  quegli oggetti? E' cambiato sostanzialmente il rapporto fra arte e realtà. Al tempo degli stilleven si dipingeva ancora con il mito della mimèsis, dell'imitazione della natura, cercando la massima somiglianza illusiva fra riproduzione e ciò che veniva riprodotto. Poi sono arrivati la fotografia, il cinema, la riproduzione meccanica della natura, più precisa, più credibile, senza l'abilità artistica; e all'arte non é rimasto che affrontare con ancora più decisione i terreni dell'interpretazione,della visione interiore.   E'    una     differenza  che distingue nettamente l'arte degli ultimi centocinquanta anni da quella dei secoli passati. E' stata la rottura di un'illusione suprema. Nella nostra epoca si è convinti, giustamente, che dietro ogni opera ci sia un autore, e dietro un autore un modo particolare di vedere la natura, d'interpretarla. Ieri si credeva che l'arte potesse rendere l'oggettività assoluta, fuori dall'arbitrio del soggetto; oggi si crede che l'arte possa rendere   solo   la  soggettività, senza  nessuna  possibilità  di cogliere la dimensione oggettiva. Tutto è diventato relativo, variabile, suscettibile di significati diversi rispetto a quelli originari. In arte nessun oggetto (nemmeno i ready made) è soltanto un oggetto. E' anche altro, realtà parallela e divergente, concetto, metafora, simbolo, emblema, mediazione intellettuale rispetto all'oggetto iniziale.    Un    pipa    dipinta,  ci ricorda Magritte, non è mai solo una pipa. Nunziante è perfettamente conscio di questi mutamenti, sa che le sue nature    morte    sono    sempre altro rispetto a quello che riproducono. E' un diverso livello della coscienza, un diverso stadio della percezione. C'è un suo dipinto che suscita in me una particolare attenzione, quasi fosse un 'manifesto' del suo modo di 'fare arte'. Un dipinto che mi colpisce per motivi strettamente artistici, ma anche per ragioni diverse, personali. Il dipinto è Farmacia     Italia. E'     una     composizione      tipica    di   Nunziante, una natura morta in cui appaiono alcuni oggetti particolari delle farmacie: un contenitore in vetro per sostanze granulari, un albarello in ceramica, un mortaio, tutti all'interno di una nicchia quadrangolare. Il primo riferimento, che m'ispira questo dipinto, è quello di riportarmi alla mente un'altra farmacia, quella che appare in una tela di vaste dimensioni, presso la Pinacoteca Comunale di Spoleto. Si tratta di un'opera splendida, anche se arcaica nella sua rigidità organizzativa, riconosciuta come    quella    che   Pietro Antonio Barbieri, fratello del Guercino, aveva realizzato e venduto al governatore di Cento, l'umbro Antonio Pallettoni. Nella Spezieria del Barbieri appaiono gli stessi elementi fondamentali che ritroviamo in Farmacia Italia: il contenitore in vetro, l'albarello, il mortaio, ma in una situazione diversa. Nel quadro di Barbieri ci troviamo dentro una scena animata, con un giovane speziale in azione. Presto ci accorgiamo però che quel farmacista    ha   un    ruolo  minore     rispetto  agli  oggetti    che     lo circondano  e  in  particolare  ai  grandi  recipienti trasparenti che troneggiano al suo fianco, sopra una cassettiera, occupando gran parte del dipinto. » questa una chiara dichiarazione sulla nuova pittura di genere, da Caravaggio in poi: dipingere gli oggetti è come dipingere gli uomini, perché gli oggetti 'parlano', rappresentano le persone che li usano. Tutto il senso del mestiere di speziale, molto più di quanto non   possa  fare  la riproduzione della sua figura, è contenuto negli oggetti:   sono     i suoi    emblemi  , i  suoi simboli,  le sue essenze materiali e spirituali. Non so fino a che punto Nunziante avesse in mente o conoscesse la Spezieria del Barbieri quando ha dipinto Farmacia Italia, ma l'effetto è quello di un'acuta interpretazione critica e artistica del precedente seicentesco. Nunziante 'minimalizza', assolutizza, riduce tutto all'estremo, depura, elimina tutto ciò che non è indispensabile, tutto ciò che costituisce un disturbo  alla  massima    concentrazione. Fuori  lo  speziale , fuori l'azione, fuori la caratterizzazione da bozzetto (come nelle Macellerie di Carracci), fuori la varietà e la monumentalità variopinta dei contenitori di vetro. Fuori anche la cassettiera, sostituita nella sua funzione strutturale dalla nicchia scavata direttamente sul muro. Rimangono gli oggetti nelle loro tipologie fondamentali, come fossero campioni da catalogo; rimane la luce, quasi soprannaturale nella sua improvvisa        nitidezza ,     eppure  morbida, esaltata dall'accentuato contrasto con l'ombra, capace di definire i volumi avvolgendoli, scivolando sulle superfici. Barbieri viene attualizzato sulla scia di Chardin, di De Chirico, di Morandi, con una sensibilità moderna che nell'oggettività ha scoperto non la dimensione della realtà, ma la dimensione ideale che la sovrasta, la metafisica. L'essenza diventa la ricerca dello spirito, delle ragioni prime che si nascondono dietro le apparenze; l'oggetto diventa lo specchio dell'anima, l'illuminazione, l'evocazione di un significato che la  rielaborazione     del     nostro    universo   interiore  ha  reso sfuggente, non corrispondente a quello della realtà oggettiva. » da questa vaghezza fra oggetto e spirito, fra chiarezza e ambiguità, da questo senso d'instabilità che deriva la sospensione delle pitture di Nunziante, la lirica illusione di una stasi che per un momento si isola dal continuo mutare delle cose, che riesce a stabilire un eterno presente con il tempo di Barbieri, di De Chirico, di Morandi. Nunziante dunque attualizza la pittura, ma senza mai rinnegare il profondo legame con la grande tradizione artistica del passato, con una manualità finissima che è la ragione stessa dell'arte. Nunziante è figlio moderno di Barbieri, dei suoi colleghi 'di genere' (Bonzi, Baschenis, Munari, Cittadini, per ricordarne solo alcuni), della loro concezione artigianale per la quale l'oggetto artistico non può essere un semplice pretesto della riflessione intellettuale; è cambiata la mentalità, il modo di porsi di fronte al mondo, ma non la volontà di esprimere concetti e sensazioni attraverso una tecnica evoluta che è stata acquisita dall'uomo occidentale come linguaggio di valore universale, oltre il tempo,  oltre  le    varie   differenze  culturali. In   questo senso la Farmacia Italia potrebbe essere vista anche come una metafora visiva della pittura, la buona e 'antica' pittura italiana. L'artista deve essere come uno speziale: pochi ingredienti a disposizione, semplici e naturali, ma tanto mestiere e tanta sapienza da dover sfruttare per ottenere il composto giusto, la soluzione adatta. (Senza questa sapienza, il mestiere dello speziale non esiste). Quali sono le ragioni personali che mi fanno sentire Farmacia Italia come un dipinto   a  me 'vicino'? Una  serie di coincidenze  che  mi sembrano direttamente rivolte, quasi fossero messaggi sibillini. La farmacia, innanzitutto: è il luogo dove i miei genitori hanno svolto la loro professione, dove ho la mia casa di Ro Ferrarese. In quella casa  con farmacia annessa ho fatto le mie letture principali, ho raccolto la mia collezione d'arte, ho conosciuto molte persone importanti. Lì ho formato la mia sensibilità, la mia idea del mondo, dell'arte, della vita, dell'Italia, come fosse un laboratorio della mia anima. C'è poi la Spezieria di Spoleto che è stata riscoperta e attribuita al Barbieri da Francesco Arcangeli, il grande studioso bolognese con il quale ho svolto la mia formazione universitaria. La farmacia come luogo d'assoluto; Arcangeli, la pittura antica come via alla pittura moderna; forse Nunziante non se n'è reso conto, ma in quel dipinto è riuscito a racchiudere anche un po' di me. Potenza medianica dell'arte, quando si tratta di buona arte.

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