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Ritratto di Antonio Nunziante

Viaggio nel sogno recita il titolo di un lavoro recente di Antonio Nunziante. E' questo sembra il significato più profondo e vero di una pittura che va a sondare essenzialmente la nostalgia, la memoria di un passato   che  riposa nella   classicità . Basterebbe soffermarsi  sulla ricorrente presenza di un busto apollineo colto in atteggiamento pensoso nel centro di una stanza o nel cuore di una rappresentazione. Come dire: lì siamo noi o dovremmo essere noi orfani della bellezza, precipitati dall’Olimpo, abbandonati dal significato del divino. Nunziante agisce fuori del nostro tempo anche quando racconta un particolare avvenimento che ci tocca da vicino: 11 settembre 2001 - L’apocalisse è ormai una data tragica ben impressa nella mente di ciascuno.  Ebbene, sulla grande tela si dispiega un’immagine che lascia al margine, in  una  fumante citazione di fondo, la terribile cronaca dell’evento da interpretare più che da descrivere, dal momento che i grattacieli si confondono compositivamente con le rovine e con le scogliere in primo piano. Siamo  di  fronte  a  una estrapolazione  allegorica  della profezia di Giovanni collocabile in qualsiasi periodo storico e in qualsiasi luogo. E anche quando egli decide di inserire nelle opere un elemento riferibile alla contemporaneità, ha l’accortezza di spogliarlo del motivo di disturbo ambientale che lo accompagna. E' il caso di Metamediale interno metafisico, dove il televisore entra in logico colloquio col ricorrente reperto archeologico di cui si è già detto. E' una questione di equilibrio e di ordine: di equilibrio compositivo e di ordine psicologico.  Il turbamento di chi osserva deve derivare soltanto  dall ’ impulso metafisico o surreale suscitato dalla disposizione spaziale degli oggetti e dal rapporto che si instaura tra di loro. E dal silenzio che si percepisce sulla scena collocata in un limbo di perenne sospensione mentale. In effetti i dipinti sono immersi in un consolante e nel contempo inquietante clima di eternità: i cavalieri appaiono   bloccati  in  un atteggiamento di carica, New York brucia indistinta  in  qualsiasi città del passato e del futuro; il televisore e il semplice contenitore di un’icona che appartiene a noi che la osserviamo oggi sul video e a tutti coloro che l’hanno contemplata e la contempleranno. L’angoscia del futuro è nell’ieri e nell’oggi che si perpetuano con la soverchiante presenza delle cose, degli accadimenti e dei pensieri che non mutano. In un saggio apparso sulla rivista “Valori Plastici ”  del   l919 Giorgio   de Chirico chiamava “tragedia della serenità” quei luoghi che i greci hanno costruito seguendo il loro senso estetico-filosofico.  Ci riferiamo ai portici, alle passeggiate ombreggiate, alle terrazze “erette come platee innanzi ai grandi spettacoli della natura (Omero, Eschilo)”. E ancora: “II paesaggio, chiuso nell’arcata del portico, come nel quadrato o nel rettangolo della finestra, acquista maggior valore metafisico, poiché si solidifica e viene isolato dallo spazio che lo circonda.  L’architettura   completa   la  natura”.  Nunziante  parte dal medesimo presupposto inserendo gli spettacoli sublimi della natura in un ordine compositivo scandito da ritmi architettonici. Tale procedimento suggerisce una prima collocazione degli elementi intervenuti sulla tela (si muovono infatti come pedine su una ipotetica scacchiera) che conquistano nella stessa opera o col trascorrere delle opere ulteriori vie deduttive, ulteriori domande che non pretendono risposte, forse perché non esistono,  o sono ben celate nell’inconscio di ciascuno  o riposano  veramente in seno agli dei dell’Olimpo. L’inquietudine discende proprio da questi silenti rapporti, dagli accostamenti degli oggetti e dalle interrogazioni che inseguono l’arcano. E' a questo punto che si innesta quella deriva surreale che soccorre e libera lo sguardo di chi ha smarrito il filo della logica. Nunziante si avvale del procedimento caro a Magritte allorchè attua e/o moltiplica lo scambio tra la realtà cosiddetta oggettiva e l’interpretazione dell’artista. In Atelier fra le nuvole i cirri sul cavalletto sono “reali” tanto che tendono a muoversi nella stanza, mentre il motivo di riferimento al di là della finestra pare bloccato  dietro  le   cime  degli  alberi: è quello il dipinto nel dipinto. Lo stesso ragionamento vale per Nephelai e per I pensieri come le nuvole dove queste ultime si diffondono in un ambito tridimensionale di derivazione mentale, come suggerisce l’ultimo titolo, mentre il cielo che si apre nel soffitto ci sorprende per la sua immobilità. In effetti il mondo raffigurato dal nostro autore è sigillato   in   un   concetto  che  non promette un divenire, come abbiamo accennato in precedenza. Tutto ciò entra in collisione col procedimento metafisico e surreale che dovrebbe proporre molteplici vie di fuga almeno mentali. Le pedine sono bloccate, il mondo è prigioniero dei propri passi, il paesaggio entra nell’architettura e nell’ordine delle cose. E noi? Noi siamo sempre di più nel pensiero di quel calco di sapore ellenico che ci consegna al rammarico, all’espiazione. Con te tra le nuvole, Viaggio nel sogno suggeriscono i titoli di due prove attraversate da una luce proveniente dall’esterno. Nel primo caso una grande rosa è deposta sul divano, nel secondo le ricorrenti nuvole (a suggerire mimeticamente l’isola che s’intravede sullo sfondo) riposano sul cavalletto vuoto. Le porte sono socchiuse, le finestre spalancate. Ma l’immobilità ci trattiene. Che sia questo il supplizio di Tantalo inflitto all’uomo moderno: ottenere ciò che in fondo non desidera e non poter accogliere i suggerimenti della felicità depositati in fondo al cuore?  In tal modo si potrebbe spiegare l’amarezza che il candido protagonista (che si percepisce dietro le quinte quando non compare alla ribalta) diffonde intorno col suo sguardo obliquo. Anche per questo motivo i quadri di Antonio Nunziante entrano decisamente nelle problematiche contemporanee ben al di là delle suggestioni dell’apparenza.

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