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Le
figure sbilenche di Lucio Diodati colpiscono l’immaginazione,
rasentando la realtà. Pervase di colore – luce, assurgono quasi a
simbolo di un’umanità presente nell’assenza. E’ la sua visione
paranoica che le colloca in una dimensione poetica- caricaturale,
che volge nel bozzettistico. C’è un recupero latente dei colli alla
Modigliani, della sua linea, linee esasperate in forme contorte
che dilaniano questi corpi parlanti, tesi quasi allo spasimo. Ma
non è una tensione dolorosa, piuttosto ironica, cosciente, che
esalta la propria concezione del mondo. Un mondo fantastico e
ironico quello di Diodati, le cui figure intessono un discorso senza
fine, prolungandolo all’infinito. Battute sardoniche e umorismo
affettato in un continuo divenire della forma scandagliano
l’espressività dell’animus – operandi dell’artista. Il colore è
steso in pennellate piatte quasi diluite, preminente alla forma
aguzza e tagliente, in continuo movimento. Un universo che non
sembra mai avere fine, quello sognante di Lucio Diodati. |