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"Franco Azzinari Dipinge Cuba" a cura di Carilda Oliver Labra

L'autenticità sembra caratterizzare in modo indelebile questo grande artefice che, già dal secolo scorso, è diventato un protagonista nel notevole mondo delle arti plastiche italiane. Franco Azzinari è erede delle naturali influenze esercitate nel suolo natio dalle radici di un mille­nario patrimonio culturale, in cui l'architettura, la scultura e la pittura hanno raggiunto la loro som­ma espressione. Alimentato dallo slancio nutritizio dei più grandi creatori, ha raccolto le forze elementari delle campagne della Calabria (San Demetrio), dove è nato, per poi peregrinare in viaggi fecondi attraverso la Liguria, Genova, i paesi dell'Asia orientale, le isole dell'Oceano Indiano, gli Stati Uniti, il Brasile, e tanti altri luoghi, alla ricer­ca di forme e sostanze. Azzinari è infine tornato alle origini per stabilirsi lungo le spiagge di Riccione, pur continuando le sue visite occasionali in altri luoghi, mosso dalla sua sete di spazio ed esperienze. In questo incrociarsi di rotte, scoperte, nuovi stimoli ispiratori, il suo temperamento - sempre alla ricerca dell'abbraccio ecologico, dell'intima unione con quanto è bello e vero - ha scoperto, con la sorpresa e il tremito che accompagnano l'occhio scrutatore dell'artista, la luce di Cuba. Fu allora, in tacita contemplazione della terra, del mare e del cielo, che sentì riecheggiare in sé la celebre frase pronunciata da Colombo al momento dello sbarco: "Questa è la terra più bella mai vista da occhi umani". Ormai padrone di un solido mestiere, protagonista di importanti esposizioni, og­getto di critiche entusiastiche e trionfi ovunque, ha voluto eternarci con il suo meraviglioso pennello impressionista, in grado di tramutare la natura pur conservandone l'intima essenza. Un miracolo riservato esclusivamente a quei creatori genuini che, senza influenze perturbatrici né suggestioni altrui, posano gli occhi - più attenti dei nostri - per poi accendere lo sguardo definitivo, quello che vede l'impossibile, tutto ciò che è suscettibile di prodigio e permanenza, ciò che occorre salvare. Così, assieme alla sua anima, ha riversato nella tavolozza tutto l'ardore dei tropici, la profusione policroma della nostra flora, la mistica sensualità di questi frutti, i contadini pieni di solitudine e compagnia, le donne ibride in cui si uniscono pezzi d'Africa e di Cuba, i paesaggi fulgidi, tremuli di verde, arancione, cobalto, giallo... quella gioia del Paese, l'al­legria della nostra gente laboriosa, povera e felice, e di questi bambini che giocano alla semina e seminano giocando ... Con la sua febbre d'amore vigile e la sua vita di dedizione ha voluto catturare tutto quell'incanto per lasciarlo, palpitante, sulla tela. Non è un fotografo di storie, né un cronista di linee e tonalità, ma il dio moderno che combina forze ancestrali, arricchisce la realtà presente, non ripete la natura ma la utilizza come fonte e spinta d'ispirazione. Riesce a ottenere tutto ciò senza sottoporre la natura a copia tecnica o a convenzioni senza mascherarla, ma liberandola e nobilitandola affinché possa rinnovarsi ogni giorno e tornare ad essere un diafano riflesso della Creazione. La semplifica e la ricrea con pennellate armoniose che, nonostante l'energia e la plasticità, danno l'impressione di essere state dipinte senza sforzo, come una sorta di raggi incantati che si trasformano in germogli, spighe, foglie, steli, petali, tronchi, fiori, al­beri, praterie, sole, nuvole, vento, acqua, pioggia, mare, monti, animali, uomini... In questa spuma ritmica, irrorata di colori e di molta luce, con un lirismo che la pervade e la eleva su tutto ciò che è miserevole, Azzinari crea una nuova natura contemporanea: opera umana, arte individuale, creazione unica, che mai si abbassa al decorativo, pervasa com'è da una scintilla ecologica, da un potere stranamente poetico. Oltre alla sua intensa produzione paesaggistica, l'artista sceglie anche di scoprire altre profondità intime e offre così i suoi ri­tratti, tra i quali spiccano per importanza quelli che plasmano uomini della campagna e del mare, gente consacrata al lavoro, che scruta i parti della terra e i misteri dell'oceano. Il suo pennello può ri­volgersi a esseri d'intelletto straordinario, come nel caso dello scrittore, Hemingway, e del fondatore, Fidel. L'appassionato visitatore sentì di aver bisogno di altri incontri e sposò la nostra luce più volte: senza intenzione, ma solo a colpi di colore e tenerezza ha dipinto, e sta dipingendo, Cuba. Grazie, Franco Azzinari, per aver frequentato con spirito fraterno questi difficili tempi della patria. Grazie per la tua arte, dono di bellezza, giustizia e amore.

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