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Ugo Santoli dichiara candidamente di
pittare ‘solo’ le sue emozioni. Mente. Mente come quasi tutti i
pittori, mente come tutti i grandi artisti che “nel pensier si
fingono” una realtà non necessariamente vera, talora non vera neppure per loro. E, infatti, questo pittore
di realtà forse vere o forse solo verosimili (che importa?)
predilige un point de vue
davvero straordinario: la sua casa che non è
altro se non un luminoso camminamento intorno ad un hortus
conclusus volutamente minimale, vagamente giapponese al punto
che a dominare sulle vezzose malvarose è un severo acero rosso. Manca l’impluvium. Santoli pitta perché non si perda
memoria di ciò che ha visto, pitta soprattutto colori perché sa che sono loro, i
capricciosi e fragili colori la vera forma delle cose. A ben
guardare, Santoli vuole pittare proprio la fragilità dei colori mai
veramente definiti, mai stabili né statici, dipendenti come sono
dalla luce, anch’essa mutevole, cangiante per natura sua e
‘inesistente’ almeno per noi, fino a quando, appunto, non si fa
colore dando forma alle cose, dando loro perfino sentimenti:
basta guardare anche una sola delle peonie di Santoli per ‘sentire’
l’allegria o guardare l’indaco intenso del cielo fosco che incombe
sulle alture nude di Rocca San Felice perentrare nella tristezza del dopo-terremoto. Non è un caso,
d’altronde, che egli prediliga i pastelli, o talora gli acquarelli,
non già perché più ‘delicati’ ma perché più pastosi, più indefiniti
rispetto agli olii: le forme, le cromie possono
trascorrere una dentro l’altra proprio
come accade nella realtà che non conosce le nette geometrie
inventate dagli uomini e neppure le definizioni statiche, cosicché i mari ischitani, provenzali, andalusi possono concedersi il
lusso di essere verdastri o turchesi senza dover sottostare al
canone iconico
dell’azzurro. Il pastello è materia che si fa materia per tatto e
contatto, il pastello si disfa nella carta, la intride di sé per rinascere
a nuova vita: vociare del mercato della frutta, gonna svolazzante di
dama di Siviglia, cardo azzurrino e puntuto nel cielo opaco,
trasparenza d’acqua chiara. Ma si, Santoli mente: le sue carte, le
sue tele non sono ‘solo’ emozioni, ma inviti insistenti ad entrare
nel suo splendido mondo.
Ma con piacere! …
Jolanda Capriglione |