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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Arte e
critica tra Romanico e Gotico in Italia" Il Trecento/II
a
cura di Gerardo Pecci |
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Il
breve panorama sul Trecento non può che concludersi con
Cennino Cennini ( nato ca. 1370) di Colle Val d’Elsa
autore del famoso Libro dell’arte. In esso
è chiara l’eco dell’opera di Teofilo, ma se ne distacca
perché l’intenzione del Cennini è quella di pubblicare
un ricettario ad uso e consumo degli artisti del proprio
tempo. E’ un’opera che spiega i modi di operare del
pittore rispetto al passato, dopo Giotto. Infatti,
Giotto è colui che ha rinnovato la pittura e il
linguaggio pittorico e ha “insegnato all’arte a
parlare il latino invece del greco medioevale”
(J. Schlosser Magnino). L’impianto dell’opera
cenniniana è certamente quello consueto del ricettario
dei colori e delle tecniche operative della pittura, ma
assume un significato nuovo nel senso che l’autore si
dichiara apertamente (e indirettamente) allievo di
Giotto tramite la dottrina (il mestiere, il fare arte)
appresa presso la bottega di Agnolo Gaddi, figlio di
Taddeo che è stato allievo di Giotto. Nel Libro
dell’arte, Cennini, al Capitolo CIV, descrive in modo
efficace la pratica di bottega e l’iter
formativo-didattico che l’apprendista, il discente, deve
percorrere per raggiungere lo status di pittore. Siamo
nel clima delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri,
presenti in quest’epoca a Firenze, descritte
magistralmente (nel 1948) da Frederick Antal nel suo
libro La pittura fiorentina e il suo ambiente
sociale nel Trecento e nel primo Quattrocento (trad.it.
Torino, 1960). Nel trattato di Cennini emergono alcuni
termini fondamentali |

Ambrogio Lorenzetti,
Effetti del Buon Governo, Siena, Palazzo Pubblico (part.)

Andrea Pisano, Porta Sud del Battistero (part.),Firenze

Agnolo Gaddi, Resurrezione di Drusiana, chiesa di Santa
Croce, Firenze
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per
poter comprendere la concezione dell’arte (soprattutto
fiorentina e toscana) a cavallo tr il XVI e il XV secolo. La natura per Cennini è
identificata, per esempio, con l’indole posseduta da
ciascun artista e comprende anche il concetto di
fantasia che in pittura è un’ulteriore capacità di
rappresentare cose irreali come se fossero reali, per
raggiungere, poi, uno stile proprio, la conquista di una
propria intima espressività. Arriviamo, così, al
concetto di maniera, ossia di modo inteso
come stile particolare proprio di ogni artista. Allo
stile l’artista arriva attraverso un duplice percorso:
la necessaria pratica di bottega presso un maestro e
l’osservazione diretta della realtà naturale. Entrambi i
percorsi si fondano e si affermano sull’ineludibile
pratica del disegno. Allo stesso modo con cui in Teofilo
il colore assume un ruolo preponderante, in Cennini vi è
l’idea della centralità del valore del disegno:
“Fondamento dell’arte è il disegno e il colorire”(Cennini).
Il disegno è, prima di tutto, idea primigenia
dell’immagine che è racchiusa “dentro la testa
tua”(Cennini). La pratica del disegno, e
poi del colore, in pittura diventa idea, si affranca
dalla condizione servile del mestiere: in ciò consiste
la modernità di un pensiero critico e teorico che
troveremo enunciato in modo più approfondito nell’opera
critica e teorica e nel pensiero del Vasari. Ma non
dobbiamo commettere, però, l’errore di attribuire
all’artista che opera alla fine del Trecento, e poi
nell’età umanistico-rinascimentale, la libertà di
espressione artistica nella scelta dei temi iconografici
e dei loro significati iconologici, che invece si
affermerà soltanto nel XIX secolo. Cennino Cennini può
dunque definirsi l’anello di collegamento che trasfonde
nello spirito tardo-medioevale idee che poi saranno il
punto di partenza per la cultura e lo spirito dell’età
rinascimentale. |
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