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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Arte e
critica tra Romanico e Gotico" a
cura di Gerardo Pecci |
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Agli inizi del
sec. XI si afferma in Italia lo stile
“romanico”, esso è evidente in architettura
e in scultura prima che in pittura. La
pittura è ancora legata a modelli bizantini.
Soltanto nella seconda metà del XIII secolo
si avrà un rinnovamento dei modi e dei
linguaggi artistici pittorici individuali,
prima in Toscana (Giunta Pisano,
Margaritone
d’Arezzo, Coppo di
Marcovaldo,
Cimabue) poi ad Assisi e a Roma
(Jacopo Torriti,
Pietro Cavallini, Duccio di
Buoninsegna e,
finalmente, Giotto). Nell’Italia dei secoli
XIII e XIV convivono realtà artistiche,
politiche, sociali, civili, religiose e
istituzionali diversissime. Prima della
grande diffusione
del linguaggio grottesco vi è tutta una
serie di realtà locali che, in modo più o
meno marcato,influiscono sulla produzione
artistica. A Roma, per esempio, la
tradizione classica e l’interpretazione
dell’antico è riscontrabile nei Marmorari
Romani e nell’oficina
dei Cosmati.
Nell’Italia meridionale (Campania, Sicilia,
Puglia in particolare) assistiamo alla
presenza, in architettura soprattutto, di
influssi bizantini, lombardi, arabi,
orientali e normanni. Per la scultura
dell’età di Federico II di Svevia va
considerata, tra le altre, una vena
classicheggiante da cui trae origine l’arte
del grande Nicola Pisano. Il figlio di
Nicola, Giovanni, invece, rappresenta un
ulteriore
progresso della scultura verso suggestioni e
forme più propriamente gotiche, mediate
dalla presenza del francescanesimo e,
nell’Italia centro-settentrionale, dalla
civiltà borghese e mercantile dei liberi
Comuni. In Italia la cultura artistica
gotica si manifesta al tempo della
letteratura franco-provenzale della “scuola
poetica” siciliana (prima metà del XIII
secolo) e, poi, nello stilnovismo toscano.
Rispetto al resto d’Europa, la civiltà
gotica italiana non presenta le stesse
caratteristiche stilistiche unitarie, come
invece avviene in Francia o in Germania, ma
si produce e si svolge « o nel rispetto
delle condizioni locali, o con la spiccata
affermazione di singole personalità
consapevoli del proprio operare in un clima
di rinnovamento.»
(L.
Grassi) E’ soprattutto nel Trecento che si
manifesta in modo più deciso, da
parte di scultori, poeti,
pittori e |
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Ferrara, Il
Duomo (foto G.Pecci)

Capua, Basilica di
Sant’Angelo in
Formis, L’Arcangelo Michele

Salerno, Il Duomo, interno del
quadriportico

Margaritone d’Arezzo, Madonna
in trono. Orvieto,
Museo dell’Opera del Duomo
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scrittori
d’arte, l’idea di modernità. Tale concetto
vuole esprimere il riconoscimento
all’artista di valori sociali come la fama e
la dignità, che prima non
venivano presi in
considerazione perché le opere d’arte erano
viste come il frutto di una pratica
“meccanica”, tecnica, di botteghe di
artigiani-esecutori. Da Dante Alighieri in
poi si attribuisce all’artista, in maniera
sempre più convinta e decisa, anche il
merito dell’ideazione e non solo più quello
della perizia esecutiva. Si tratta di un
pensiero espresso da Dante nel trattato “De
Monarchia” quando
afferma che «ars in triplici
gradu
invenitur, in
mente, scilicet
artificis, in
organo et in materia formata.» Si tratta,
quindi, di una prerogativa del fare arte che
risiede nella mente dell’artista: è il
momento ideativi, mentale, che soprintende
all’esecuzione tecnica dell’opera d’arte.
Altro punto importante che non dobbiamo mai
dimenticare è che nel Medioevo e per tutta
l’età del Romanico e del Gotico, fino ai
suoi esiti estremi (Gotico internazionale o
“fiorito”) e anche nel Rinascimento, non ha
alcun senso parlare di “arti maggiori” o
“minori” inserendo nel primo gruppo
l’architettura, la scultura e la pittura e
nel secondo, per esempio, l’oreficeria, le
arti applicate, la miniatura, l’arte dei
maestri vetrai, degli incisori, degli orafi
e cesellatori, dei decoratori ecc.,
perché in quest’epoca non esiste tale
distinzione, gerarchica e idealistica, tra
le varie specializzazioni del fare arte. Vi
si respira l’unità delle arti, non
gerarchicamente preordinate. Infatti, spesso
capita che a grandi scultori o architetti, o
pittori, vengano
ordinati costosissimi e preziosissimi lavori
di oreficeria, decorazione pittorica, arredi
sacri e oggetti di culto come reliquiari
calici, coppe, candelabri, ecc. Ebbene,
queste opere non sono da considerare
“minori”, ma sono esempi di una maestria a
cui si dedicano, con estrema versatilità,
personalità poliedriche ed estroverse in
ogni campo artistico. Pensiamo, come
esempio, agli arazzi rinascimentali
disegnati da Raffaello Sanzio: sono da
considerare opere “minori”? No! In
essi vi è lo
stesso amore, la passione e la ricerca
formale, stilistica, che egli ha sempre
profuso nelle più celebri opere pittoriche. |
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