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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Arte e critica tra Romanico e Gotico" a cura di Gerardo Pecci

Agli inizi del sec. XI si afferma in Italia lo stile “romanico”, esso è evidente in architettura e in scultura prima che in pittura. La pittura è ancora legata a modelli bizantini. Soltanto nella seconda metà del XIII secolo si avrà un rinnovamento dei modi e dei linguaggi artistici pittorici individuali, prima in Toscana (Giunta Pisano, Margaritone d’Arezzo, Coppo di Marcovaldo, Cimabue) poi ad Assisi e a Roma (Jacopo Torriti, Pietro Cavallini, Duccio di Buoninsegna e, finalmente, Giotto). Nell’Italia dei secoli XIII e XIV convivono realtà artistiche, politiche, sociali, civili, religiose e istituzionali diversissime. Prima della grande diffusione del linguaggio grottesco vi è tutta una serie di realtà locali che, in modo più o meno marcato,influiscono sulla produzione artistica. A Roma, per esempio, la tradizione classica e l’interpretazione dell’antico è riscontrabile nei Marmorari Romani e nell’oficina dei Cosmati. Nell’Italia meridionale (Campania, Sicilia, Puglia in particolare) assistiamo alla presenza, in architettura soprattutto, di influssi bizantini, lombardi, arabi, orientali e normanni. Per la scultura dell’età di Federico II di Svevia va considerata, tra le altre, una vena classicheggiante da cui trae origine l’arte del grande Nicola Pisano. Il figlio di Nicola, Giovanni, invece, rappresenta un ulteriore progresso della scultura verso suggestioni e forme più propriamente gotiche, mediate dalla presenza del francescanesimo e, nell’Italia centro-settentrionale, dalla civiltà borghese e mercantile dei liberi Comuni. In Italia la cultura artistica gotica si manifesta al tempo della letteratura franco-provenzale della “scuola poetica” siciliana (prima metà del XIII secolo) e, poi, nello stilnovismo toscano. Rispetto al resto d’Europa, la civiltà gotica italiana non presenta le stesse caratteristiche stilistiche unitarie, come invece avviene in Francia o in Germania, ma si produce e si svolge « o nel rispetto delle condizioni locali, o con la spiccata affermazione di singole personalità consapevoli del proprio operare in un clima di rinnovamento.» (L. Grassi) E’ soprattutto nel Trecento che si manifesta in modo più deciso, da   parte   di  scultori, poeti,  pittori   e

Ferrara, Il Duomo (foto G.Pecci)

Capua, Basilica di Sant’Angelo in Formis, L’Arcangelo Michele

Salerno, Il Duomo, interno del quadriportico

Margaritone d’Arezzo, Madonna
 in trono. Orvieto,
 Museo dell’Opera del Duomo
 

scrittori d’arte, l’idea di modernità. Tale concetto vuole esprimere il riconoscimento all’artista di valori sociali come la fama e la dignità, che prima non venivano presi in considerazione perché le opere d’arte erano viste come il frutto di una pratica “meccanica”, tecnica, di botteghe di artigiani-esecutori. Da Dante Alighieri in poi si attribuisce all’artista, in maniera sempre più convinta e decisa, anche il merito dell’ideazione e non solo più quello della perizia esecutiva. Si tratta di un pensiero espresso da Dante nel trattato “De Monarchia” quando afferma che «ars in triplici gradu invenitur, in mente, scilicet artificis, in organo et in materia formata.» Si tratta, quindi, di una prerogativa del fare arte che risiede nella mente dell’artista: è il momento ideativi, mentale, che soprintende all’esecuzione tecnica dell’opera d’arte. Altro punto importante che non dobbiamo mai dimenticare è che nel Medioevo e per tutta l’età del Romanico e del Gotico, fino ai suoi esiti estremi (Gotico internazionale o “fiorito”) e anche nel Rinascimento, non ha alcun senso parlare di “arti maggiori” o “minori” inserendo nel primo gruppo l’architettura, la scultura e la pittura e nel secondo, per esempio, l’oreficeria, le arti applicate, la miniatura, l’arte dei maestri vetrai, degli incisori, degli orafi e cesellatori, dei decoratori ecc., perché in quest’epoca non esiste tale distinzione,  gerarchica e idealistica, tra le varie specializzazioni del fare arte. Vi si respira l’unità delle arti, non gerarchicamente preordinate. Infatti, spesso capita che a grandi scultori o architetti, o pittori, vengano ordinati costosissimi e preziosissimi lavori di oreficeria, decorazione pittorica, arredi sacri e oggetti di culto come reliquiari calici, coppe, candelabri, ecc. Ebbene, queste opere non sono da considerare “minori”, ma sono esempi di una maestria a cui si dedicano, con estrema versatilità, personalità poliedriche ed estroverse in ogni campo artistico. Pensiamo, come esempio, agli arazzi rinascimentali disegnati da Raffaello Sanzio: sono da considerare opere “minori”? No! In essi vi è lo stesso amore, la passione e la ricerca formale, stilistica, che egli ha sempre profuso nelle più celebri opere pittoriche.

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