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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine

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Gerardo Pecci
Ci Presenta:

"Viaggio Nella
Critica D'Arte...
"

 

Francesco Cairone
Ci Presenta:

"I Grandi Dell'Arte"

 
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"Il Medioevo" a cura di Gerardo Pecci

Il viaggio nel Medioevo fin qui compiuto sarebbe incompleto senza tener conto della presenza dei pellegrini cristiani che si spostano dai luoghi più remoti della cristianità per recarsi, con spirito di penitenza, a Roma e in Terra Santa. Proprio per loro vengono scritti opuscoli e libri che vogliono essere delle vere e proprie “guide” ai luoghi santi. Mi riferisco a guide e manuali per il pellegrino, che prendono il nome di Itinerari, e rivestono un interesse sia religioso che di curiosità e meraviglia. La relazione del pellegrinaggio di Sant’Arculfo, vescovo della Gallia (Francia) del sec.VIII, è alla base dei tre libri scritti dall’abate Adamnano sui luoghi santi (De locis sanctis); in essi vi è la descrizione dello stato degli edifici dopo il trionfo dell’Islam. Ma è anche un’opera “notevole per le piante schematiche che vi sono unite, primo tentativo di una illustrazione archeologica.”(J. Schlosser Magnino). Per quanto concerne Roma vi è tutta una letteratura, che si snoda tra medioevo ed età moderna, sulla descrizione, a volte fantastica e piena di atmosfere “magiche”, della città e dei suoi monumenti cristiani, ma anche pagani. Questa produzione prende il nome di Mirabilia urbis Romae e, nella forma più antica, risale al sec.XII. Ne sono esempi la Descriptio Plenaria, il Polypticus di Benedetto canonico, il Liber censuum di Cencio camerario. E’ un tipo di letteratura ad uso e consumo del pellegrino credente che visita la città come Caput mundi cristiana. E’ una letteratura che vuole servire ad un uso pratico, immediato, e poco importa se le notizie su monumenti e opere d’arte corrispondono o meno a verità: l’importante è raggiungere la meta. Tra le opere di maggior interesse erudito, antiquario e topografico, ricordo la Descriptio Lateranensis Ecclesiae e la Descriptio Basilicae Vaticanae di Pietro Malleo (sec. XII) che riguardano due eccellenti basiliche cristiane di Roma: la sede del papa, Vescovo di Roma e successore di San Pietro, e quella costruita sulla tomba dello stesso Principe degli Apostoli. Per terminare questo viaggio intorno all’arte medioevale è fondamentale ricordare la letteratura tecnico-artistica dell’Occidente latino. Sulle rovine della civiltà classica sorgono laboratori e botteghe di artigiani-artisti che raccolgono i metodi tecnici del “sapere” e del “fare” arte. Ciò è vero sia nel mondo orientale che in Occidente. E’ da questi laboratori che nasce la letteratura tecnico-artistica vera e propria, dopo l’esperienza classica di Vitruvio e Plinio che pure, a tratti e indirettamente, sono citati nei trattati medioevali sull’arte.  Il primo autore che merita considerazione è un certo Eraclio, di cui non possediamo notizie

Disegni dal taccuino di Villard de Honnecourt

biografiche certe, che nel XII secolo scrive i primi due libri del trattato De coloribus et Artibus Romanorum (il terzo libro è postumo). Eraclio elabora un vero e proprio ricettario su procedimenti tecnico-artistici (riguardanti l’oreficeria, la preparazione dei colori per la miniatura e la vetraria) e manifesta un’ammirazione per l’antichità romana, concepita come un patrimonio grandioso perduto di cui è urgente recuperarne l’eredità. Ma il ricettario più importante del Medioevo resta il De diversis Artibus di Teofilo (nome che nasconderebbe l’idendità di Rokgerus di Helmershausen, vissuto nel XII secolo, monaco benedettino e orafo-artista della Sassonia inferiore). Il ricettario di Teofilo-Rokgerus (Ruggero) è diviso in tre libri: il primo “concerne la pittura, il secondo i metodi dell’arte vetraria, il terzo riguarda la metallotecnica”(L.Grassi). Nel Medioevo vi è pure un interesse alquanto intenso sul problema delle proporzioni riguardo al corpo umano, alla bellezza fisica e alle arti. D’altra parte già Vitruvio aveva teorizzato la presenza nel corpo umano oltre allo schema del circolo anche quello del quadrato (quadrata designatio invenitur). Il problema delle proporzioni in architettura è affrontato nei disegni di un architetto francese del XIII secolo, Villard de Honnecourt: il suo Livre de Portraiture è un famosissimo album di disegni conservati nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Villard inserisce figure umane, piante architettoniche, profili di cose e animali in schemi geometrici particolarissimi che valgono “come linee direttrici di una figurazione viva e realistica”(T.Bowie). Il valore di questo taccuino grafico è nella ricerca di una forma di espressione artistica personale, all’interno della cultura architettonico-artistica gotica. Un valore autonomo rivestono i trattati di ottica del Duecento che compendiano le concezioni ottico-prospettiche di Tolomeo ed Euclide. Tra essi ricordiamo la Perspectiva communis del Peckham (inizio sec.XIII), il De scientia perspectiva di Ruggero Bacone (seconda metà del XIII secolo) e soprattutto la Perspectiva del monaco polacco Witelo (1272) in cui compare un’importante riflessione sulla psicologia della visione e sul valore della luce, del colore, dell’ombra. Si annuncia, così, il trapasso dal Medio Evo all’età umanistico-rinascimentale, attraverso il Trecento.

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