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Rubriche d'Arte
dei Critici di
Tuttarteonine |
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"Il Medioevo" a
cura di Gerardo Pecci |
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Il viaggio nel
Medioevo fin qui compiuto sarebbe incompleto
senza tener conto della presenza dei
pellegrini cristiani che si spostano dai
luoghi più remoti della cristianità per
recarsi, con spirito di penitenza, a Roma e
in Terra Santa. Proprio per loro
vengono scritti
opuscoli e libri che vogliono essere delle
vere e proprie “guide” ai luoghi santi. Mi
riferisco a guide e manuali per il
pellegrino, che prendono il nome
di
Itinerari,
e rivestono un interesse sia religioso che
di curiosità e meraviglia. La
relazione del pellegrinaggio di
Sant’Arculfo,
vescovo della Gallia
(Francia) del sec.VIII,
è alla base dei tre libri scritti dall’abate
Adamnano sui
luoghi santi (De
locis
sanctis);
in essi vi è la
descrizione dello stato degli edifici dopo
il trionfo dell’Islam. Ma è anche un’opera
“notevole per le piante schematiche che vi
sono unite, primo tentativo di
una illustrazione
archeologica.”(J.
Schlosser
Magnino). Per quanto
concerne Roma vi è tutta una letteratura,
che si snoda tra medioevo ed età moderna,
sulla descrizione, a volte fantastica e
piena di
atmosfere “magiche”, della città e dei suoi
monumenti cristiani, ma anche pagani. Questa
produzione prende il nome di
Mirabilia
urbis Romae
e, nella forma più antica, risale al
sec.XII. Ne sono esempi la
Descriptio
Plenaria, il
Polypticus di Benedetto
canonico, il
Liber
censuum
di Cencio camerario.
E’ un tipo di letteratura ad uso e consumo
del pellegrino credente che visita
la città come
Caput mundi
cristiana. E’ una letteratura che
vuole servire ad un uso pratico, immediato,
e poco importa se le notizie su monumenti e
opere d’arte corrispondono
o meno a verità:
l’importante è raggiungere la meta. Tra le
opere di maggior interesse erudito,
antiquario e topografico, ricordo la
Descriptio
Lateranensis
Ecclesiae
e la
Descriptio
Basilicae
Vaticanae
di Pietro Malleo
(sec. XII) che riguardano due eccellenti
basiliche cristiane di Roma: la sede del
papa, Vescovo di Roma e successore di San
Pietro, e quella costruita sulla tomba dello
stesso Principe degli Apostoli. Per
terminare questo viaggio intorno all’arte
medioevale è fondamentale ricordare la
letteratura tecnico-artistica dell’Occidente
latino. Sulle rovine della civiltà classica
sorgono laboratori e botteghe
di
artigiani-artisti che raccolgono i metodi
tecnici del “sapere” e del “fare” arte. Ciò
è vero sia nel mondo orientale che in
Occidente. E’ da questi laboratori che
nasce la
letteratura tecnico-artistica vera e
propria, dopo l’esperienza classica di
Vitruvio e Plinio che pure, a tratti e
indirettamente, sono citati nei trattati
medioevali sull’arte. Il primo autore che
merita considerazione è un certo Eraclio, di
cui non possediamo notizie |
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Disegni dal taccuino di Villard de
Honnecourt



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biografiche
certe, che nel XII secolo scrive i primi due
libri del trattato
De
coloribus et
Artibus
Romanorum
(il terzo libro è postumo). Eraclio elabora
un vero e proprio ricettario su procedimenti
tecnico-artistici (riguardanti l’oreficeria,
la preparazione dei colori per la miniatura
e la vetraria) e manifesta un’ammirazione
per l’antichità romana, concepita come un
patrimonio grandioso perduto di cui è
urgente recuperarne l’eredità.
Ma il ricettario
più importante del Medioevo resta il
De
diversis
Artibus
di Teofilo (nome che nasconderebbe l’idendità
di Rokgerus di
Helmershausen,
vissuto nel XII secolo, monaco benedettino e
orafo-artista della Sassonia inferiore). Il
ricettario di
Teofilo-Rokgerus (Ruggero) è diviso
in tre libri: il primo
“concerne
la pittura, il secondo i metodi dell’arte
vetraria, il terzo riguarda la
metallotecnica”(L.Grassi).
Nel Medioevo vi è pure un
interesse alquanto intenso sul problema
delle proporzioni riguardo al corpo umano,
alla bellezza fisica e alle arti. D’altra
parte già Vitruvio aveva teorizzato la
presenza nel corpo umano oltre allo schema
del circolo anche quello del quadrato (quadrata
designatio
invenitur).
Il problema delle proporzioni in
architettura è affrontato nei disegni di un
architetto francese del XIII secolo,
Villard de
Honnecourt: il
suo
Livre
de
Portraiture
è un famosissimo album di disegni conservati
nella Biblioteca Nazionale di Parigi.
Villard
inserisce figure umane, piante
architettoniche, profili di cose e animali
in schemi geometrici particolarissimi che
valgono
“come linee direttrici di una figurazione
viva e realistica”(T.Bowie).
Il valore di questo taccuino grafico è nella
ricerca di una forma di
espressione artistica personale,
all’interno della cultura
architettonico-artistica gotica. Un
valore autonomo
rivestono i trattati di ottica del
Duecento che compendiano le concezioni
ottico-prospettiche
di Tolomeo ed Euclide. Tra
essi ricordiamo
la
Perspectiva
communis
del Peckham
(inizio sec.XIII),
il De
scientia
perspectiva
di Ruggero
Bacone (seconda metà del XIII secolo)
e soprattutto la
Perspectiva
del monaco polacco
Witelo (1272) in
cui compare un’importante riflessione sulla
psicologia della visione e sul valore della
luce, del colore, dell’ombra. Si annuncia,
così, il trapasso dal Medio Evo all’età
umanistico-rinascimentale, attraverso il
Trecento.
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