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In un paesino della Brianza ai piedi di Montevecchia,
la collina con in cima il celebre Santuario, vive un pittore che
sogna cattedrali e che sa che i suoi antenati, i Maestri Comacini,
nel Medioevo partirono armati di scalpello dalle vallate intorno al
lago, verso la Svizzera, la Borgogna, la valle del Reno,
riempiendo l’Europa di cattedrali: le chiese romaniche ornate
come palazzi, sicure come fortezze. Lui invece non
viaggia, se non per le sue
mostre a Parigi, Bruxelles, Breda, Mosca e, ovunque lo chiamino, e
in ogni dove già
lo conoscono come il pittore che sogna cattedrali: le sue sono
emozioni romantiche , visioni oniriche che coltiva nel suo inconscio
e poi libera attraverso i pennelli in un arcobaleno poetico di
colori stregati. Solo apparentemente le cattedrali inventate da Gerry
sono visioni storiche, immagini d’arte ricollocate in spazi e luoghi fantastici: La chiesa di San Basilio
sulla Piazza Rossa di Mosca non è la stessa che si erge sullo
scoglio in mezzo al mare e per questo le due diafane sirene, gli
angeli in rosa che si alzano dalle onde verso le nuvole non rompono
l’incanto e non turbano lo spettatore, semmai lo intrigano
e lo provocano, suggerendo messaggi cifrati di comunicazione visiva
, di rarefatta religiosa popolare. La conoscenza perfetta del
mestiere e la facilità di espressione portano il Maestro Gerry
Scaccabarozzi a spaziare con intuito felici nei più diversi stili
architettonici , ricostruendo e reinventando quanto di più
monumentale la mente umana ha realizzato lungo i secoli per
abbellire i luoghi dell’incontro con Dio.
Maestro il Gerry Artista dipinge
cattedrali, ma il Gerry uomo è religioso? È cristiano praticante?
Mi è più facile dire che sono
praticante. Ho sempre paura di un termine che limita: sono
cristiano-, battezzato e sposato nella chiesa cattolica, ma mi sento
aperto verso il dialogo interreligioso. Il mio quadro che esprime
più emblematicamente questo atteggiamento resta quello delle tre
chiese e del ragazzo che guarda interrogativamente. In Germania ho
visto delle chiese utilizzate in tempi alterni dalle varie
confessioni religiose e ho trovato questa convenzione molto
positiva: lo stesso luogo per lo stesso Dio, anche se in orari
diversi perché abbiamo lingua e cultura diversa.
Le cattedrali del maestro Gerry
sembrano talvolta, più che miraggi, reperti di civiltà perdute,
monumenti-messaggi di uomini di un’epoca passata per i futuri
abitanti del pianeta: San Marco si sposta dalla laguna Veneziana in
un campo di girasoli nella steppa ucraina, mentre il duomo di
Milano, con le su cento guglie, si specchia nelle acque tranquille
di un lago al tramonto. L’artista stesso fatto ragazzino entra in
questo mondo futuro-fantastico con il suo corpo innocente e gli
occhi sgranati, per osservare stupito e interessato, e intanto il
gioco degli aquiloni annoda ammiccamenti di complicità fiabesca in
questo spazio dell’anima tanto remoto quanto segreto. La cifra
vistosa, anche se nascosta, di questi panorami colmi di meraviglia è
la musicalità , fatta di colori e di note sospese nell’aria: accordi
e contrappunti a volte suggeriti dagli stessi strumenti abbandonati,
partiture e motivi persi nei deserti della vita e della storia
l'iperrealismo di certe
nature morte , il tecnicismo di certe pennellate, le atmosfere di un
consulto mestiere, in quale di queste correnti si riconosce?
L’iperrealismo mi
interessa solo come tecnica, più che alla fotografia io guardo ai
grandi del settecento e ancor di più alle miniature dei secoli
precedenti: sono quelli i colori che cerco di riprendere , le
tecniche raffinate che porto in un contesto naturale, dove il
presente diventa sogno del passato o forse del futuro, comunque
sogno d’arte.
Che legame possiamo
trovare con la Pop-art, popular art prima americana e poi mondiale
che, nata negli anni Cinquanta, ha già trovato la via dei musei e
delle aste a volte sfrenate?
Non mi interessa molto e non mi
considero su quella scia. Io sono per l’arte leggibile e godibile,
ma nell’alveo della classicità. Il godimento estetico fa parte del
mondo delle emozioni, dei ricordi e dei riconoscimenti , dei ritmi
e dei riti culturali. L’informale, la pop art , i buchi nella tela
o l’incartamento dei monumenti li capisco solo come momento
dissacrante di contestazione, gesto polemico per attrarre
l’attenzione: un ruolo di cornice e niente di più. Sono lo sciopero
e non
il lavoro costruttivo.
In
Famiglia, fra i suoi compaesani trova molto consenso questa sua arte
leggibile ma inusitata, un po’ sognata e un po’ stregata?
Non molto. Mi sento
invece tanto apprezzato all’estero, in Francia, Svizzera, Russia; mi
consola il detto Nemo profeta in Patria… anche se in diverse
città italiane ho ricevuto riconoscimenti e premi inaspettati. Il
mio è uno sforzo per vedere al di là del mistero delle cose che sono
e potrebbero non essere, cerco con caparbietà di colorare quella
dimensione che in ciascuno di noi sprofonda verso e oltre
l’inconscio. Qualche volta sono capito e qualche volta travisato,
ma spesso creo percorsi di dialogo con gente che non parla mai con
nessuno e provoco interrogativi e soste di pensiero mediato in chi
corre dietro al fuggevole evolversi degli eventi.
Ma il Maestro Gerry
non è un ideologo , un filosofo dell’arte, non elabora sistemi o
correnti di pensiero, forte o debole che sia. io sono un uomo
comune dice che non si vuole rassegnare alla banalità di un
quotidiano vissuto come un castigo . non accetta l’inevitabile e
tutto quello che può lo trasforma sotto una valenza di sogno.
Maestro perché
insiste tanto sulle Cattedrali?
Sono il mio segno ricorrente le vedo come il distillato di un’epoca,
la summa della civiltà. Quando mi trovo ad osservare come
spettatore non noto nemmeno il contorno o l’ambiente che le
circonda: San Pietro a Roma è grande anche senza il colonnato del Bernini, così come Notre Dame di Parigi cresce meglio su un campo
di papaveri o sulle dune di un deserto arabico, con i suoi
contrafforti potenti e gli agili archi rampanti.
Davanti alla tela
Gerry ha solo da chiudere gli occhi e le cattedrali viste, i
complessi architettonici del passato, ove la fede ha celebrato i
suoi trionfi e le affermazioni dogmatiche, i dubbi dell’esistenza e
le provocazioni del mistero, gli sorgono spontanei dall’interno come
sorgive fresche e generose.
Per finire Maestro
Come definisce la sua arte?
Vorrei che fosse la
canzone perenne della mia vita e diventasse anche per altri
indicazione di un sentiero possibile verso una maggiore serenità. |
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