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E’ un vero piacere constatare un artista che per dire
le proprie immaginazioni può e sa usare la grammatica
e sintassi dell’arte classica dal figurativo alla
composizione . L’attuale fenomeno “artistico”
contemporaneo è decomposizione lutulenta di qualsiasi
forma . Solo il nulla mantiene una propria dignità.Tutto
il prodotto “artistico” ha superato ogni schizofrenia
o patologia e si è ridotto a gratuita ripugnanza
infettiva . In Ennio Montariello resta un’efficace
consolazione come maestro nel senso classico e
accademico del termine. Questa esperienza unita alla
sua straordinaria intuizione di fanciullo nell’estasi
– e ciò gli consente la visione e comprensione dell’
OntoArte – gli apre anche la manipolazione serena
dell’informale come evento della vita, a risorsa dello
spirito.
Antonio Meneghetti
Ho
conosciuto di persona solo recentemente Ennio
Montariello , di cui avevo sentito parlare per delle
mostre di pittura della corrente artistica OntoArte ,
che cerca una identità tra segno e sentimento , e
debbo dire che mi ha fortemente colpito il rigore di
quest’artista . In un mondo che spesso ricorre alle
scorciatoie più furbesche per raggiungere risultati
che solo anni di lavoro e di impegno possono solo in
parte ipotizzare , fa piacere imbattersi in artisti
come lui, costantemente presi non dico dal “dubbio
metodico “ ma dal rigore della ricerca. Si collocano
difatti proprio in questo segno le mostre e le
rassegne , di cui Montariello è stato protagonista e
che ne danno appieno il vero spessore artistico. Senza
abbondare in riferimenti e comparizioni che , in arte
, nascondono sempre l’insidia delle esemplificazioni ,
debbo convenire che egli mi ricorda il segno e il
classicismo di Corrado Cagli e nella ritrattistica
quel sottile taglio che solo Pietro Annigoni sapeva
conferire alle sue immagini. Siamo convinti che il
discorso sul futuro di Montariello si arricchirà di
prestigiosi consensi : sono le forti e solide premesse
a lasciarlo fortemente credere.
Aldo De Francesco
Da una
dinamica cosmica , acquatica , spermatica , ancora nel
suo potenziale libero, si formalizza –spinta da
vettorialità intrinseche- una figura , un volto , un
corpo. Concretizzando la materia , un precipitato
fisico si evince dalla dinamica potenziale. Appare
ecceico , nel campo percettivo, quel volto che sa di
essere primo in sè. Ma la dinamica continua , non è
fermata dalla forma che è trasparente , in osmosi con
il tutto . La purezza dell’energia non è modificata
dal precipitare dell’evento esistenziale. E’ il
pensiero dell’essere che si fenomenizza pur rimanendo
trascendente ? Questa incarnazione , nei quadri di
Ennio Montariello ,dà emozioni che subito sono
rarefatte per sublimarsi in intuizione trascendente.
Quella forma è precisa ma è pronta al cambiamento ,
non può contraddire la sua natura creativa.
Marcello Bruognolo
Matita ,
pastelli , smalti su carta. Queste sono le
tecniche privilegiate da Ennio Montariello.
Ma , pur nella loro essenzialità, sono
indicative di una sensibilità , di un moto
dell’animo, di una tensione alla levità,
alla leggerezza , quasi alla trasparenza
diafana. Da un cromatismo delicato e tenue,
espanso fino alla rarefazione, Montariello
fa emergere volti e figure delineati più da
vibrazioni e leggeri addensamenti della
materia che da linee di contorno o da segni
incidenti sulla superficie di fondo. Le
figure sembrano animate da un dinamismo
interno che le spinge ad emergere , ad
affiorare , quasi a prender corpo , senza
staccarsi dall’insieme che le comprende e
che le cela rivelandole. Le immagini e le
atmosfere fanno un tutt’uno. Sfondo e figura
si situano in una continuità di trasparenze
e di linee morbide e sinuose , come animate
da una sorta di energia interiore che spinge
il colore a condensarsi in volti, in corpi,
in forme significative, parlanti il muto
linguaggio del sentimento che promana dai
lineamenti di un viso o di una siluette.
Figure incorporee , quasi impalpabili
.Più trasfigurazione di un sogno che
espressione di una realtà palpitante nella
sua cruda drammaticità. Si ha l’impressione
di trovarsi di fronte ad una sorta di
lirismo panico.Di trascorrimento della
natura in figura e della figura in natura.E
in cui tutto è dolce, raffinato, avvolto
nella magia e nel mistero del mito. Dei miti
primitivi delle genesi degli dèi e degli
uomini .Laddove sogno e realtà, natura e
cultura si confondono, si dialettizzano e si
alimentano vicendevolmente. Il colore si
stende sulla carta con un senso di timido
pudore. La mano leggera corre più a
stemperare che ad addensare. Scioglie più
che aggruma .Stempera e diluisce fino a
creare una patina , quasi un velo , che
porta impressi i tratti evanescenti e
svaporati di un’immagine che emerge per
cenni , per sussurrate evocazioni. Una
pittura che sembra parlare più all’anima che
ai sensi.
Aniello Montano |