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riferimenti
culturali dal rapporto con la “ Nuova
Oggettività”, della quale condivide la
propensione per il tratto fortemente critico
e l'interesse per Goya, Grosz, Dix e
l’Espressionismo, al confronto con Maccari,
che utilizza un linguaggio articolato,
satirico. La ricerca di D’Alessio è,
infatti, caratterizzata dall'uso di diversi
linguaggi grafici e dalla sperimentazione
nell'ambito della grafica umoristica e
satirica di "scritture" innovative, come il
collage ed il fotomontaggio, mediate dalle
elaborazioni attuate nell'ambito delle
avanguardie storiche. Le sue opere
mettono, dunque, in luce la capacità
dell’artista di utilizzare linguaggi
diversi ed il costante confronto con la
storia, dal realismo tardo ottocentesco al
realismo di Guttuso, dal surrealismo
all’espressionismo, alla sintesi
razionalista del segno. Dino riesce ad
esprimere uno spirito satirico che si nutre
di ribellione e di anarchia; i temi ruotano
essenzialmente attorno alla liberazione
della sensualità dell'amore naturale, e alla
lotta contro il comportamento inibito e
falsamente moralista di certa società
attuale. L’importanza della pittura di
Dino D’Alessio consiste essenzialmente nel
suo rapporto con lo spazio pittorico.
L’immagine è ritratta in un’agitazione di
superfici, in un loro riempimento totale o
parziale con figure crudeli, in un
contrappunto di abbandoni e ostinazioni. La
sua pittura ci accoglie con un frullare di
materia fresca ed un crollare di pittura,
non ancora messa a fuoco. Forse ci vuole la
collaborazione dello spettatore, mai tanto
spettatore come in questa occasione: al
limite si trasformi in una fantesca
volitiva, che deve rimboccarsi le maniche e
rimettere le mani in pasta, in queste opere
mai-finite, e da concludere otticamente.
Non che ci sia aria di riordino, di vera
rimessa in ordine, in questa curiosa
retrospettiva, che avanza a passi trafelati,
da gatto con gli stivali, con «periodi» ben
dissuggellati e altre lacune evidenti. Forse
sarebbe meglio definirlo un filosofo, in
certe sue tele si respira un clima di «grund»,
di terrestrità, di zolla profonda, alla
Heidegger. Sembra quasi ritornare “ Il
Verismo Sociale di Otto Dix”, figurazione
concisa e seccamente narrativa della realtà,
in una intenzionale volgarità di linguaggio
che sconvolge ed emoziona. Acido e
sgorbiante il realismo di questo pittore che
non teme di giungere all'esasperazione, al
grottesco, all'orrido, per tracciare i
contorni di una condizione umana che
riflette nella sua essenza fisica e mentale
gli aspetti morali e sociali di un mondo
violento, dissoluto, ingiusto e distruttivo.
Testimone implacabile del suo tempo, Dino
D’Alessio ritrae, con atteggiamento
freddamente analitico ma anche empatico, una
realtà che non ha bisogno di essere
enfatizzata dall'urlo espressionista perchè
ha già in sè una carica emozionale
dirompente che la rende più efficacemente
espressiva di ogni rappresentazione
artistica: tutto ciò senza negare la
validità del movimento moderno e la
continuità storica con la tradizione
culturale tedesca, concretizzata in Otto Dix
dall'amore per i maestri della storia
dell'arte quali Durer, Cranach, Grunewald, e
dalla presenza, nelle sue opere, di
citazioni stilistiche e rimandi formali
riferiti al passato. La sua opera, spietata,
implacabile critica satirica della società
attuale, esplicitamente richiama ad una
funzione sociale dell'arte, ha i toni amari
di una cronaca raccontata da un punto di
vista neutrale e sofferto, senza eroismo e
senza cinismo, lontana da ogni approccio
idealista, attraverso una figurazione
concisa e seccamente narrativa, talvolta con
deformazioni in chiave caricaturale, in una
intenzionale volgarità di linguaggio che
sconvolge ed emoziona. |