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Il Pensiero Di Tommaso Paloscia

Credo che la prima rappresentazione esatta della pittura di Nardoni l’abbia scritta il compianto Pier Carlo Santini il quale ne aveva afferrato tutto il carattere definendola lenta e stratificata, calcolatissima e misurata pervasa da una luce cristallina e intensa che pone in risalto le forme e i dettagli, proietta ombre allungate, esalta contorni, riflessi trasparenti….: una radiografia e nello stesso tempo una interpretazione dei risultati conseguiti da un modo di dipingere personalissimo  che l’artista medesimo spiega come una sorta di appropriazione necessaria delle cose, dell’ambiente, dell’atmosfera, delle persone racchiuse nell’ambito del suo sguardo impegnato nella totale conoscenza di quanto egli si propone di ritrarre. Il disegno, pertanto, diventa automaticamente lo strumento essenziale di quella operazione. Ed è anche fatale che lo sia perché è scritto nell’anima del pittore sin da quando ha avvertito le prime avvisaglie di essere posseduto dalla vocazione di riproporre in immagini verosimili la realtà che lo circondava. Ma il realismo di Nardoni non è semplice a definirsi perché esula dalle etichette usualmente attribuite a qualsiasi artista che dipinga ispirandosi al mondo sensibile. Secondo Pier Francesco Listri è “un realismo travestito dalla poesia allusiva delle maschere (uomini, manichini)” in cui la figura umana “bagnata di una luce felice e astratta, da set cinematografico, campeggia nelle vesti di surreali angeli del quotidiano, di adolescenti chitarristi in maglietta, accomunati nella felicità di una pittura di supremo valore manieristico”. Nardoni naviga nella sua personale visione della realtà alla maniera in cui un poeta recita i suoi versi riferiti alle persone a lui care, ai luoghi che ne hanno cullato magari l’infanzia: sono reali punti di riferimento, inequivocabili per l’idea che egli se ne è fatta nella mente e nel cuore, ma tutti da leggere con particolare attenzione per afferrarne i significati e i valori assunti dalla rappresentazione poetica. Talvolta, infatti, quell’amore per il mondo visibile recepisce gli stimoli di una fantasia che, se stimolata, riesce a fornire immagini stupende in quanto intessute fra i due modi che Nardoni accoglie nel suo concetto di realismo: si tratta di lente acquisizioni mentali suggerite dall’abbandono,nei momenti di relax nel suo studio, in cui gli è concesso di sognare a occhi aperti mondi  lontani  che  non  visiterà  mai.


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