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Credo che la
prima rappresentazione esatta della pittura di Nardoni l’abbia
scritta il compianto Pier Carlo Santini il quale ne aveva afferrato
tutto il carattere definendola lenta e stratificata, calcolatissima
e misurata pervasa da una luce cristallina e intensa che pone in
risalto le forme e i dettagli, proietta ombre allungate, esalta
contorni, riflessi trasparenti….: una radiografia e nello stesso
tempo una interpretazione dei risultati conseguiti da un modo di
dipingere personalissimo che l’artista medesimo spiega come
una sorta di appropriazione necessaria delle cose, dell’ambiente,
dell’atmosfera, delle persone racchiuse nell’ambito del suo sguardo
impegnato nella totale conoscenza di quanto egli si propone di
ritrarre. Il disegno, pertanto, diventa automaticamente lo strumento
essenziale di quella operazione. Ed è anche fatale che lo sia perché
è scritto nell’anima del pittore sin da quando ha avvertito le prime
avvisaglie di essere posseduto dalla vocazione di riproporre in
immagini verosimili la realtà che lo circondava. Ma il realismo di
Nardoni non è semplice a definirsi perché esula dalle etichette
usualmente attribuite a qualsiasi artista che dipinga ispirandosi al
mondo sensibile. Secondo Pier Francesco Listri è “un realismo
travestito dalla poesia allusiva delle maschere (uomini, manichini)”
in cui la figura umana “bagnata di una luce felice e astratta, da
set cinematografico, campeggia nelle vesti di surreali angeli del
quotidiano, di adolescenti chitarristi in maglietta, accomunati
nella felicità di una pittura di supremo valore manieristico”.
Nardoni naviga nella sua personale visione della realtà alla maniera
in cui un poeta recita i suoi versi riferiti alle persone a lui
care, ai luoghi che ne hanno cullato magari l’infanzia: sono reali
punti di riferimento, inequivocabili per l’idea che egli se ne è
fatta nella mente e nel cuore, ma tutti da leggere con particolare
attenzione per afferrarne i significati e i valori assunti dalla
rappresentazione poetica. Talvolta, infatti, quell’amore per il
mondo visibile recepisce gli stimoli di una fantasia che, se
stimolata, riesce a fornire immagini stupende in quanto intessute
fra i due modi che Nardoni accoglie nel suo concetto di realismo: si
tratta di lente acquisizioni mentali
suggerite dall’abbandono,nei momenti di
relax nel suo studio, in cui gli è concesso
di sognare a occhi aperti mondi
lontani che non visiterà
mai. |