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"Un
profeta della civiltà dei mixed media"a cura di Tonino Sicoli |
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Le trasformazioni tecnologiche e
dei mezzi di comunicazione nel nostro secolo hanno stravolto modelli
culturali, valori e gusti. La stessa concezione dell'arte si è resa
permeabile ad apporti extra-artistici. Una sorta di rivoluzione
linguistica ha introdotto elementi impertinenti alla tradizione
visiva. I1 primo strappo Mimmo Rotella lo compie nei confronti della pittura tradizionale. Già nelle avanguardie
storiche erano stati introdotti materiali
extrapittorici |
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nell'opera degli
artisti o, addirittura, assunti integralmente, gli objets, come
faceva Duchamp. Rotella costruisce i suoi quadri con manifesti
sovrapposti e lacerati. Per colori usa la carta e in luogo del
pennello preferisce la spatola con la quale scortica, graffia e
asporta i frammenti scollati. E se nel collage procede per somma,
nel décoltage lavora per sottrazione, scoprendo lembi di carta
sottostanti. Ma, anche se assembla materiali cartacei, non si
discosta dal campo della pittura, mantenendo la struttura
bidimensionale. La superficie è protagonista, il piano è conservato
anche se viene fatta qualche concessione a effetti plastici. Dal
manifesto Rotella genera la sua pittura, che esplora in modo obliquo
la nuova imagerie dei media. Soprattutto sono il cinema e la
pubblicità a stimolare la sua fantasia. I1 cinema occupa infatti un
posto importante nei suoi quadri. Per questo Cinecittà prima e
Hollywood poi hanno esercitato con i loro personaggi un fascino
notevole su questo poeta visionario nel nostro tempo. Le sue Marilyn
sono entrate nella storia delle arti visive come icona trasversale
che contemporaneamente appartiene alla pittura, al cinema, al
manifesto. La fotografia, la pubblicità, il cinema - generi
espressivi che hanno soppiantato certamente il primato della pittura
nell'universo delle immagini - sono trasformati in materiali della
pittura, che si rivale riannettendo con forza l'immagine
tecnologica. I1 gesto che strappa è un'affermazione della manualità,
una riappropriazione in termini creativi dei nuovi miti
iconografici. Anche le immagini fanno parte di quella catena
consumistica che passa dall'oggetto (di consumo) alla pubblicità e
viceversa. Rotella, come Warhol, nel momento in cui intercetta
queste immagini le sottrae al destino di prodotto effimero per
consacrarle all'ambito più duraturo dell'arte. Riconosce che la
pubblicità è un grosso concentrato estetico, capace di fornire
addirittura modelli. Forse per questo motivo l'opera di sublimazione
riesce meglio sui manifesti cinematografici, che a differenza di
quelli mercantili seguono stereotipi illustrativi e non hanno grandi
pretese di creatività grafica. In molti casi è proprio il riuso nel
décollage di Rotella che ha dato notorietà all'immagine di un
manifesto altrimenti destinata a un'anonima e labile esistenza al
traino di un film. Lo stesso processo di mitizzazione, in fondo,
trova in lui non un registratore passivo ma un necessario
amplificatore. I divi, i personaggi dell'attualità,gli status
symbol,i prodotti di consumo, trovano un prolungamento di
comunicazione in un processo immaginifico
continuato. Dalla vetrina della réclame le immagini vengono
trasferite nel quadro e ri-significate come
emblematiche della civiltà massmediale. Con un percorso inverso a
quello attuato da Toulouse-Lautrec, che muovendo dalla pittura
approdava all'affiche, Rotella, a partire dal manifesto, reinventa
la pittura. Agli inizi degli anni Cinquanta intuisce che quell'universo
di immagini della società protoconsumistica che occhieggiano dai
muri è un patrimonio inesauribile di nuove iconografie. Anche se
solo nel l 953 comincia consapevolmente a eseguire i décollage, sul
finire degli anni Quaranta e i primissimi anni Cinquanta esegue
alcuni esperimenti di
pittura materica |




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(Graffìto prova, Come una
luminaria) e dei collage con strappi (Impronte ricavate, Strappi
verticali, Strappi curvi, tutti del 1949; Dechirage, Carnevale?
,rispettivamente del 1951 e del 1952),che anticipano certamente
quella che diventerà la caratteristica dell'opera rotelliana.
Riprendendo i papier collée dei cubisti e i polimaterici di
Prampolini, con un occhio ai merzbild dadaisti di Schwitters,
Rotella porta alle estreme conseguenze espressive l'impiego di
materiali extrapittorici. Da supporto passivo la carta si trasforma
in materiale della pittura, si stende sulla superficie del quadro
con la versatilità dei pigmenti tradizionali, si comporta come
materia per dipingere. Ma, con un'operazione tipica della Pop Art, è
l'immagine contenuta sul manifesto a essere il vero ready-made. Come
in una scatola cinese ci sono livelli di rappresentazione interni
gli uni agli altri. I1 quadro di Rotella cita il manifesto che cita
l'immagine-simbolo che cita a sua volta il film o il prodotto
commerciale o il personaggio-oggetto di culto. La suggestione è
doppia: da un lato le accattivanti immagini di pin up, divi e
simboli consumistici con la loro carica di "oggetti del desiderio"
collettivo, dall'altro il fascino della carta strappata che seduce
l'occhio e la voglia di manipolazione dell'artista. I1 piacere è
visivo e tattile a un tempo. Lo sguardo stimola il contatto fisico
con la cosa. Chi non si è lasciato tentare almeno una volta nella
propria vita dal giocoso e trasgressivo gesto del monello di strada
che strappa un manifesto dal muro? Un anonimo gesto "di inciviltà" è
per Rotella un meraviglioso atto creativo, una sorta di magica
imposizione delle mani sulle pareti urbane tappezzate di cartelloni.
Lo sguardo è una riappropriazione virtuale, l'azione invece ne
concretizza il senso. I1 voyeurismo da autogratificante si trasforma
in piacere cinestetico legato al fare e all'agire, con lo strappo il
coinvolgimento è totale. Le immagini pubblicitarie sono catturate
con atteggiamento feticista, racchiuse dentro nuovi campi
d'esistenza; talvolta sono ostentate ed esaltate, altre volte sono
coperte, tolte alla vista e rese ancora più misteriose. Finanche
nelle "sculture" di plexiglas contenenti fogli accartocciati, il
reperto è custodito come un feticcio e l'involucro funziona da teca.
Partendo dalla nuova estetica urbana imposta dalla contaminazione
visiva di cartelloni pubblicitari e cinematografici, Rotella sembra
attuare il sogno futurista di un'arte plurisensoriale, che abbatte
non solo il primato dei materiali tradizionali, ma invoca valenze
comunicative più ampie. La stessa cartellonistica viene accolta a
pieno titolo nel repertorio dell'artista, che vi si ispira e la
produce. Se i futuristi aspiravano alla simultaneità e a un'estetica
tecnologica, i décollages di Rotella si rifanno a un'estetica della
fretta e a una più avanzata civiltà dei mass media. La velocità, il
rumore, l'ipertestualità di un universo dominato dai mezzi di
comunicazione portano a un accrescimento della produttività dei
segni. Ogni segno genera altri segni, e si finisce addirittura per
parlare di immagini servendosi delle immagini stesse. Così le opere
di Rotella sono una forma di metalinguaggio, un modo anche di porsi
con atteggiamento critico di fronte all'incombente omologazione
della cultura di massa. Riappropriarsi creativamente delle immagini
offerte dalle nostre città, anonime nella loro ridondanza di neon,
di lettering, e di réclame, è una reazione all'abuso di segni che
proprio per la loro eccedenza finiscono per non comunicare più
niente. I1 "villaggio globale" è anche questo: città tappezzate di
rettangoli di carta rese angosciosamente eguali dall'ipercomunicazione
visiva. Da un lato c'è l'assunzione del linguaggio effimero della
pubblicità, dall'altro c'è la restituzione dell'iconografia dei
manifesti in termini di opera d'arte. "L'arte dell'awenire sarà
pubblicitaria", proclamava Depero nel Manifesto sul Futurismo e
l'arte pubblicitaria. Rotella attua la sintesi fra arte e
pubblicità, utilizzando la pubblicità per fare arte. I1 Nouveau
Réalisme, a cui Rotella aderisce nel t960, non solo ha affermato il
realismo urbano registrando la nuova immagine della città, ma ha
anche assunto in pittura la citazione dell'iconografia "minore": non
quella "colta" della storia dell'arte, ma quella che sorge spontanea
sui muri per la strada. I1 muro è come un libro, un testimone
silenzioso di eventi, che custodisce frammenti di vita. È come una
galleria della memoria collettiva che esibisce schegge di anonima
creatività. Dal rumore indistinto della città eccitata di segnali,
dal sottofondo vorticoso delle insegne, dalla giungla metropolitana
Rotella estrapola i suoi graffiti e ne fa immagini simboliche del
nostro tempo. Gli strappi di carta sono il doppio di una realtà
lacerata, frastornata, estraniata, egemonizzata dalla serialità,
consumata dai consumi, dominata dall'ideologia dell'usa e getta.
Nelle opere di Rotella l'elemento trash è, però, apparente perché
non c'è mai cattivo gusto. L'antigrazioso non è così forte come in
Arman, che assembla le scorie della civiltà dei consumi facendo del
quadro una vetrina-pattumiera, dove la "spazzatura" resta
riconoscibile come tale. Rotella, invece, celebra i manifesti,
esalta gli strappi, che non sono un rifiuto, ma un atto di
asserzione. Strappare per affermare, come Christo che impacchetta
per mettere in evidenza. Qui l'atteggiamento è positivo e
sostanzialmente esornante. Nei décollages gli elementi di scarto
perdono il loro carattere inquinante ed eccedente e vengono
inglobati in una immagine |
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sintetica e più rassicurante.
L'aggressività della pubblicità è placata dal processo di
trasformazione in reperto, dalla messa in parentesi dentro il
controllabile spazio di un quadro. La nuova intenzionalità dà un
significato diverso al miscuglio di carte strappate per strati
sovrapposti. Lì erano il segno di un messaggio effimero, un mezzo
per indurre al consumo di un prodotto o di uno spettacolo, qui sono
ragione di se stesse, automotivate, fine unico. A essere riproposta
non è solo l'immagine del manifesto ma il ciclo della sua stessa
esistenza: dal momento dell'affissione, agli strappi dei monelli di
strada, fino al momento della scadenza quando vengono ricoperti in
attesa di essere sostituiti. I periodi della pittura di Rotella
seguono questo itinerario, scandiscono queste fasi, si rifanno a
queste corrispondenze. I cartelloni pubblicitari si rivelano un
materiale versatile e inesauribile. Rotella compie il suo zapping
sui muri; ed il suo blob nella pubblicità mettendo insieme ritagli
di immagini, squarci di carta multicolore, che restituiscono una
realtà fatta di accostamenti casuali, di ordine aleatorio, di
nonsense. E lo fa "dipingendo" direttamente con la carta servendosi
dei colori stampati (collage e décollage), o con l'assunzione
diretta del prodotto tipografico (Mec Art e artypo), oppure
ricoprendo le affiche con fogli monocromi (blanks). Anche quando
negli anni Sessanta inventa la Mec Art e nei Settanta gli artypo, in
fondo, anche senza strappi, fa opera di decontestualizzazione
dell'immagine reclamistica e di reportage e, con la "pittura
meccanica", ripropone l'effigie fotografica così com'è, senza
interventi, e operando una riconversione del senso solamente con un
atto concettuale. Come per tanti artisti della Pop Art gli basta
trasferire l'immagine di consumo in un contesto diverso da quello in
cui è nata per farne una nuova icona. Le foto su tela emulsionata
sono riprese da documenti di cronaca, così come gli artypo
utilizzano lastre tipografiche per una nuova libera ristampa. Più
manuale si rivela, invece, l'esperienza del frottage, che fra il
1970 e il 1975 trasferisce su carta immagini dai giornali servendosi
della trielina; nello stesso periodo nascono, sempre con il
tricloroetilene, gli effaçages, owero le cancellature, che azzerano
nuovamente il "realismo" fotografico a favore di una immagine a
bassissima definizione e completamente sfaldata. Anche la copertura,
l'annullamento della pubblicità scaduta, ne sottolinea in absentia
il ruolo ormai dominante nel nostro sistema della comunicazione
visiva. I blanks cancellano volti e scritte, svuotano il campo
dall'immagine, di cui rimane la memoria sbiadita, un ricordo in
sottofondo. Qualcosa del genere Rotella l'aveva tentata agli inizi
del suo interesse per i manifesti staccati, quando capovolgendo il
senso dell'immagine sui brandelli catturati, ne esibiva nei retro
d’affiche il rovescio, sformato e spento. Dalla metà degli anni
Ottanta pratica la sovrapittura di manifesti e di bandoni metallici
sottratti alla caducità della comunicazione "murale" e della
segnaletica urbana. In queste opere l'artista riscopre un gusto
pittorico primitivo e ingenuo che arricchisce i vivaci décollages
con consistenti passaggi di colore e schematici segni grafici come
nei graffiti della metropolitana. Qui Rotella sembra osare di più:
da un intento demiurgico che riordina materiali preesistenti passa
all'impeto gestuale che interviene cancellando e
integrando |
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il ready-made con nuove
forme e colori. Anche Arnulf Rainer sovrapponeva a un'immagine
"meccanica" guizzi di pittura, ripigliando però le linee-forza e le
tensioni dell'immagine sottostante, con esiti angoscianti. Rotella,
invece, ritorna sull'immagine in modo arbitrario, giocoso e
divertito. Riscopre una vena neopittorica che non solo gli consente
di recuperare il piacere di dipingere ma che gli restituisce una
suggestione infantile, il gusto per il gesto ingenuo, la voglia di
imbrattare. Se i décollages mantenevano ancora qualcosa di
oggettuale, le sovrapitture sono più virtuali. L'immagine
pubblicitaria si riproduce, prolifera, ma i replicanti che genera
sono disattivati della carica propagandistica e del potere di
circonvenzione. Rimane tuttavia l'aura della pubblicità anche se
l'effigie del cartellone progressivamente si sfalda mutandosi in una
nuova immagine pittorica. Le prime opere di questo periodo - è il t
986 - riprendono con la pittura tutte le parti del manifesto
sottostante che viene così rifatto; la riproduzione con diversa
fattura rende le immagini buffe e grottesche. L'imprecisione del
disegno, l'esecuzione rapida, la densa colorazione a macchie, la
struttura semplice della composizione riconducono a uno stile
trascurato e pieno di ironia. Lo humour rotelliano diventa in questi
décollage-graffiti assai stringato e incalzante. Le parole scritte
assurgono a elemento pittorico, sono tracce di colore, nastri di
tinta. La componente verbale svolge un ruolo comprimario, di
sottolineatura del testo visivo. A differenza di Lichtenstein che
inserisce il testo o l'onomatopea del fumetto, Rotella preferisce la
concisione dell'headline o l'eco di singole lettere alfabetiche. La
parola scritta è immagine e in quanto tale viene utilizzata con
forte intento ostensivo. I1 richiamo alle scritte murali è evidente;
così come sembra riecheggiare in questo guazzabuglio verbo-visivo il
gusto delle sonorità astratte e dei vocalizzi, che negli anni
Cinquanta aveva ispirato in Rotella la poesia epistaltica. I
graffiti fatti di segni schematici, simboli elementari, frammenti di
parole e d'alfabeto, che si sovrappongono a manifesti abrasi e, in
questi anni Novanta, a bandoni metallici, hanno in comune con i
poemi fonetici la stessa concezione del linguaggio. Un linguaggio
esibito, presentato, offerto come in un rituale laico,
autosignificante nel suo impenetrabile ordine. Un linguaggio fatto
di frammenti, dominato dalla discontinuità, che procede ad
intermittenza. Come in uno spot la pittura di Rotella è un
intermezzo, un'interruzione, una parentesi non attinente. Gli
elementi che la compongono, materiali (la carta dei manifesti) e
iconografici (i soggetti della pubblicità), producono un lampo
mentale, un flash di creatività. Nessun messaggio da veicolare, ma
solo un concentrato estetico, che veste anche i panni
dell'antigrazioso. È il trionfo della pubblicità come medium. Questo
pulsare di immagini, tutte lì a portata di mano, pronte a un uso
imprevedibile e labirintico, compone lo scenario della comunicazione
nella nostra civiltà elettronica e nell'era Internet. Sulle reti
televisive e telematiche del mondo si consuma l'ultima promessa di
un universo "rotellizzato". Le sigle tivù, i video-clip sono i pezzi
di un testo visivo senza più generi, dove coesistono pubblicità e
informazione, valenze estetiche e maniera kitsch, omologazione e
creatività. Un testo formato di fotomontaggi elettronici, intarsi e
dissolvenze al mixer, immagini on line. Per una realtà sempre più
epistaltica, owero fatta di frammenti dissociati da un significato
predeterminato e ricomponibili in mille modi diversi, aperta ad
associazioni libere, disponibile per vari usi. Rotella da sciamano
della condizione urbana si candida anche a profeta di una
post-cartacea civiltà dei mixed media.
R.
Barilli e T. Sicoli, Rotella,
Charta, Milano, 1996. |
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