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Conversazione tra Mimmo Rotella
e Giovanni Joppolo in Opus International, n°81, été 1981, pp.48-49.
Tradotto dal francese.
…Prima del 1954, ho studiato a lungo la pittura; ho analizzato le
opere di Léger, De Chirico, Picasso, ho anche dipinto delle tele
geometriche. Ma non ero soddisfatto; perché sapevo che tutte queste
problematiche erano già state risolte prima di me, da Mondrian,
Herbin, Glarner e, in generale, dagli artisti costruttivisti della
prima metà del secolo. Scoprendo questi manifesti sui muri di Roma,
ho sentito che esisteva uno spazio di ricerca che corrispondeva alla
mia identità, parlava alla mia intuizione. D’allora, ho cominciato
ad esprimermi attraverso delle nuove immagini, a creare il mio
linguaggio. Nel 1954, sono stato il primo ad utilizzare e ad esporre
questi manifesti recuperati dai muri urbani. Ma nel 1963, compresi
che rischiavo di impantanarmi nella ripetizione. Avrei potuto, in
effetti, produrre per tutta la vita dei décollages da questi
manifesti lacerati. Ma non volevo racchiudermi in un’etichetta,
nella tristezza e impoverimento di una pratica ripetitiva,
sistematica, sterile. Ho quindi abbandonato i décollages
sempre continuando la mia investigazione sulle tecniche di
riproduzione dell’immagine. In questo periodo sono i miei primi
frottages, concepiti utilizzando soprattutto immagini di
riviste. E ho continuato questi frottages, fino al 1975.
Parallelamente, si sviluppava il ciclo delle tele emulsionate.
Poi a partire dal 1966, la serie delle impressioni tipografiche, l’artypo,
e, dal 1971 al 1975, l’artypo-plastique, cioè la
plastificazione di queste impressioni tipografiche, plastificazione
che dà a queste immagini un aspetto più tecnologico… |