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Mimmo
Rotella nasce a Catanzaro nel 1918 e vive e lavora attualmente a
Milano. Dopo un periodo di studi a Napoli, presso l'Accademia di
Belle Arti, si trasferisce nel 1945 a Roma, dove lavora per un certo
periodo come disegnatore al Ministero delle Poste e delle
Telecomunicazioni. In quegli anni, dopo le prime sperimentazioni,
elabora una maniera d'espressione pittorica di matrice neogeometrica
e nel 1949, quale risultato delle riflessioni sull'adozione di
metodi espressivi alternativi, inventa la poesia fonetica. Questo
particolare tipo di componimento, che egli stesso denomina "epistaltico"
(da "epistaltismo", che altro non è se non un neologismo privo di
senso), nasce dall'insieme di parole, anche inventate, di fischi,
suoni, numeri e iterazioni onomatopeiche. Nello stesso anno scrive
il Manifesto della poesia epistaltica, pubblicato da Leonardo
Sinisgalli in "Civiltà delle macchine" del 1955. La prima mostra di
Rotella, con opere astratto-geometriche, allestita nel 1951 presso
la galleria Chiurazzi di Roma, riscuote all'epoca poco favore presso
la critica. Tra il 1951 ed il ] 952 ottiene l'assegnazione di una
borsa di studio da parte della Fullbright Foundation, grazie alla
quale può recarsi negli Stati Uniti in qualità di "Artist in
Residence", presso l'Università di Kansas City. Nell'ateneo
statunitense dipinge una grande composizione murale nel salone della
facoltà di Geologia e, nella Sezione Musica, incide per la prima
volta alcuni poemi fonetici ai quali aggiunge l'accompagnamento di
strumenti a percussione. Alla Harvard University d; Boston si
esibisce in una performance di poesia fonetica e ne registra altre
per The Library Congress of Washington. Sempre nel 1952 realizza la
seconda esposizione personale alla Rockhill Nelson Gallery
di Kansas City. La Pop Art e l'Espressionismo
astrattoamericani, insieme all'Informale e alle ricerche spaziali e
materiche che in quegli anni Fontana e Burri svolgono in Italia,
giocano un ruolo di rilievo nell'orientamento pittorico di Rotella.
Tornato in Italia, a Roma, nel 1953, ha un lungo periodo di crisi,
durante il quale interrompe la produzione pittorica. Convinto che
tutto in arte fosse già stato fatto, ha improwisamente quella che
egli stesso definisce "illuminazione Zen": la scoperta del manifesto
pubblicitario come espressione artistica, come messaggio della
città. Così nasce il décollage, incollando sulla tela pezzi di
manifesti strappati per strada, adottando il collage dei cubisti e
contaminandolo con la matrice dadaista e dissacratrice dell'objet
trouvé. Nel corso del 1954 conosce, a Roma, il critico Emilio Villa,
e, nella mostra "Sei pittori sul Tevere", espone per la prima volta
il "manifesto lacerato". In quegli anni utilizza anche retro d 'afffiche,
adoperando i manifesti dalla parte del verso e ottenendo lavori non
figurativi e monocromi. Con la serie Cinecittà, del 1958, scegliendo
le figure e i volti dell'affiche cinematografico orienta la
produzione verso opere di tipo più figurativo. Alla fine degli anni
Cinquanta comincia a inserire nei décollage anche pezzi di lamiera e
di zinco strappati dalle intelaiature delimitanti le zone
d'affissione pubblicitaria. Nel 1960 le stravaganze dell'artista
trovano spazio nella realizzazione, ad opera di Enzo Nasso, di un
cortometraggio dedicato ai "pittori arrabbiati", del quale Rotella
cura il commento sonoro. Nel 1960 aderisce al gruppo dei Nouveaux
Réalistes, teorico del quale è il critico francese Pierre Restany;
Raymond Hains, Jacques Mahé de la Villeglé, Francçis Dufrene operano
infatti in Francia, negli stessi anni, in maniera analoga a quella
di Rotella. È dello stesso anno l'incontro, a Roma, con De Kooning e
Rothko. Nel 1962 realizza la prima mostra a Parigi, alla Galerie J.
Nel 1962 è invitato a tenere una conferenza sul proprio la voro alla
School of Visual Arts di New York e nel 1964 partecipa alla XXXII
Biennale Internazionale d'Arte di Venezia con una sala personale.
Dopo il trasferimento a Parigi, sempre nel 1964, incomincia a
elaborare un procedimento di produzione seriale mediante la
proiezione di immagini in negativo su tela emulsionata. Tale
operazione sarà definita nel 1965 Mec Art dall'artista, testimoni il
critico d'arte Otto Hanh e il pittore Alain Jacquet. Nel 1966, a New
York, in occasione di una mostra alla Sidney Janis Gallery, ha
l'opportunità di conoscere i rappresentanti delle correnti
artistiche americane: Rauschenberg, Oldenburg, Lichtenstein e
Indiana. Utilizzando prodotti tipografici, nel 1970 realizza le
prime opere artypo: prove di stampa scelte e trasferite liberamente
sul quadro. Due anni dopo pubblica un'audace autobiografia dal
titolo Autorotella. Le Plastiforme nascono nel 1975: manifesti
strappati incollati su supporto di poliuretano con l'intento di
conferire agli strappi una dimensione tridimensionale. Nello stesso
anno incide il primo disco LP italiano di poesie fonetiche, con la
presentazione di Alfredo Todisco. Lasciata Parigi per stabilirsi a
Milano, negli anni Ottanta elabora le coperture d'affìche o blanks:
manifesti pubblicitari ricoperti da fogli bianchi; nel 1984
riprende i pennelli e i colori acrilici per realizzare il secondo
ciclo di opere dedicate al cinema: Cinecittà 2. Nel 1986 è a Cuba
ad esporre sul proprio lavoro presso l'Università dell'Avana; in
quell'occasione si esibisce in una performance sulla lacerazione di
manifesti nella piazza della città. Di seguito realizza le
sovrapitture, ispirandosi al graffltismo, intervenendo
pittoricamente sui manifesti pubblicitari lacerati e incollati su
tela e, dal 1987, anche sui manifesti lacerati incollati su lamiera
metallica. Nel 1992 è nominato Offìciel des Arts et des Lettres dal
ministro francese della cultura
J.Lang. |