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In questi nostri tempi così travagliati dagli spettri
sapientemente evocati da interessate Cassandre, le opere di Franco
Lastraioli potrebbero parere muoversi sullo sviluppo del tema della
catastrofe ecologica mirando nel contempo ad un’operazione di
recupero culturale. In realtà Lastraioli è giunto ad una poetica
sostanzialmente originale, detrae le sue radici profonde in una
sensibilità ed un impegno che l’hanno portato dal neo realismo ad
esperienze sempre più attente al nucleo problematico della
meditazione sulla civiltà contemporanea. Così diviene estremamente
chiarificante, più che rifarsi al surrealismo o al new-dada,
precisare come Lastraioli abbia maturata l’esigenza all’inizio degli
anni sessanta, ossia negli anni in cui gli pseudoecologi di oggi
stavano esaltando il cosiddetto « boom » o « decollo » del «
benessere », d’affrontare il problema dell’espressione dell’angoscia
suscitata dall’aggressività della società contemporanea. Da allora
Lastraioli si è confrontato con perseveranza e continuità con il
tema fondamentale del riscatto sulla tecnologia, ampliandone con la
partecipazione a nuclei d’avanguardia come il « Gruppo ‘70 » o con
viaggi all’estero. l’analisi e la verifica concreta. Il mondo
delle immagini cui Lastraioli ha attinto è di una lucidità
esasperata, di una crudezza meticolosa fin quasi alla pedanteria, ed
è organizzato in precise architetture di oggetti che si spartiscono
gli spazi. Ciò ha richiesto lo sviluppo e l’affinamento di una
notevole tecnica che ha affrontato superandolo, il rischio del
virtuosismo, del bizzarro o dell’inconsueto, giacché L’abilità
puntigliosa mostra la propria necessità in quella ricerca di
razionalità, di chiarezza, di purezza a cui è sottesa non solo e non
tanto la dissacrazione della civiltà dei consumi ma una poesia che
nasce dalla presa di coscienza del carattere problematico delle
prospettive del destino biologico della specie umana. E Lastraioli
giunge a tale apertura planetaria — se non addirittura cosmica —
coinvolgendo l’inconscio con insistenti riferimenti onirici
rifiutando però le atmosfere della suggestione emozionale del
mistero per surrogarle, recuperarlo come specificazioni del limite
che la ragione trova nell’incomprensibile. Il senso dell’evocazione
viene così capovolto. mutato di segno, arrivando inoltre a
sintetizzare nei riferimenti onirici la portata dei termini in
questione. L’esigenza di un’attività raziocinante ben
desta è alla base di questa operazione: non si tratta di accostare oggetti
diversi da cui scocchi la dimensione della surrealtà, ma
dall’affrontare il paradosso della realtà in cui siamo immersi nel
nostro viver quotidiano. L’ironia pro- fonda ma mai amara, che
scaturisce dalle terse tele di Lastraioli tende a tradursi in un
sottile « esprit de finesse »; così si precisa con estrema onestà
intellettuale anche il ruolo della pittura: sì tratta di « saper
vedere » assistendo passivamente al sopravvento di una tecnologia
che sta correndo il rischio sempre più grave di disumanizzarci. |