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"La Critica di Piero Adorno"

Nel 1924 André Breton pubblicava il primo Manifesto del Surrealismo, con il quale spiegava il significato del movimento, ossia il tentativo di esprimere 1”io”  interiore  in piena libertà, come è realmente, senza l’intervento della ragione, che, mettendo in atto  meccanismi  inibitori -  dovuti agli insegnamenti che riceviamo fin dalla nascita - ci condiziona, obbligandoci a reprimere istinti e sentimenti, a nasconderli, seppellendoli nel più profondo di noi stessi, ad apparire come la società costituita vuole che siamo. Per raggiungere  l’assoluta  libertà  di  espressione  dell’ "io" , in pittura come in qualsiasi altro campo, occorre - secondo il surrealismo - lasciarsi guidare dall’inconscio, come accade ne! sogno, quando le immagini si susseguono senza un legame apparente, rivelando la nostra realtà recondita, molte vo!- I te ignota a noi stessi.  Molte avanguardie storiche, pur lasciando un se-  me importante, si sono esaurite ne! giro di pochi anni, facendo spazio a nuove correnti, a loro volta sostituite rapidamente da altre, in un rincorrersi e annullarsi reciproco, tipico della convulsa vita del nostro secolo. Il surrealismo, al contrario, è una delle poche che ha rivestito un ruolo primario nello svolgimento della pittura moderna fino ad oggi, non soltanto per l’influenza decisi- va che ha avuto su molte tendenze artistiche degli ultimi decenni, ma anche perché alcuni pittori propriamente surrealisti sono tuttora viventi ed operanti.  Fra questi è Franco Lastraioli, un artista che, nel panorama piuttosto ripetitivo dell’arte contemporanea, pur muovendosi nell’ambito di una corrente nata nel lontano 1924, ne ha inteso tutta l’attualità, esprimendo liberamente se stesso con un linguaggio adeguato ed autonomo. Una delle sue caratteristiche principali è la precisione meticolosa nella resa degli oggetti rappresentati. Questa esattezza veristica da trompe-l’oeil supera la Capacità dell’occhio umano, o, meglio della ragione - cui l’occhio trasmette le immagini - che coglie in sintesi tutto ciò che vediamo. Essa crea perciò una realtà diversa da quella che siamo abituati a conoscere, più analitica, più “reale” del reale, ossia “surreale”. Ma non basta. Lastraioli raggiunge la surrealtà anche togliendo dal loro ambiente oggetti concretamente esistenti, ma profonda- mente diversi uno dall’altro, e accostando!! in apparente assurdità. Ecco, tanto per fare alcuni esempi, alcune barchette di carta (come quelle che fanno i bambini), galleggianti su piccole pozzanghere d’acqua in un terreno erboso, attraccate a quattro pali, sottili come aghi, in- fissi in terra. Intanto, da quattro nuvolette bianche partono altrettanti fili rossi, che sembrano reggere strani tu- bi, sormontati da cerchi e volanti su un cielo blu intenso che, nella parte sottostante, scala in varie tonalità. Ecco, sospesa a mezz’aria, in un’atmosfera diurna, una piccola isola, rocciosa nella parte inferiore, erbosa sulla superficie, sopra la quale, dietro una barchetta simile a quelle già viste, un uscio isolato si apre verso il buio. A destra, più in alto, da un oblò altrettanto buio (che ha come sportello una sorta di seno femminile metallico, dal cui capezzolo cala una cordicella), esce, scendendo come se fosse liquida, una stoffa blu cupo, trapunta di stelle, simile al cielo in una notte serena senza luna. Essa, passando attraverso un foro del prato, giunge fino in terra, spargendosi e trasformandosi quasi in un piccolo lago, sul quale galleggia una di quelle barchette che si trovano spesso nelle pitture del Lastraioli. Ecco, in un altro dei quadri presenti in questa mostra, un’analoga stoffa-cielo (questa volta però con un quarto di luna) colata da un ramaiolo. Questo, a sua volta, fuoriesce da un oblò simile al precedente, entro cui intravediamo nuovamente quella stoffa, mentre una porta, malgrado la luce diurna, si apre su un cielo nero e, più avanti, due barchette di carta galleggiano sulla stessa stoffa-cielo, diventata  mare. Gli esempi potrebbero continuare, ma sarebbero inutili: tutte queste pitture presentano oggetti reali estraniati dal loro ambiente naturale e accostati fra loro senza un nesso logico percepibile con chiarezza.  Torna in mente, a questo proposito, un esempio celebre di Lautréamont, ripreso anche da Max Ernst, secondo il quale, nella pittura...


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