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"L'Imprevisto Quotidiano" a cura di Nicola Nutti

Da quando in Italia la rivista romana di Mario Broglio Valoriplastici (1918- 1920) suscitò i primi interessi per una visione pittorica slegata dalla realtà e sconfinante nella dimensione fantastica, diverse generazioni di artisti, dopo Savinio, De Chirico, Usellini e altri, hanno attinto all’ondata del neosurrealismo, soprattutto dopo l’ultima guerra. Dunque, per quanto il nostro paese abbia dedicato con un certo ritardo adeguata attenzione aI movimento di Breton, si riscontrano a tuttoggi profonde influenze della linea metafisico-surreale su quel versante dell’arte visiva che esprime l’incanto di un mondo parallelo che si svincola dai legami di necessità e segue invece quelli dell’analogia o della libera associazione. Anche Franco Lastraioli, la cui esperienza è in ogni caso filtrata attraverso le modalità espressive meno ortodosse degli anni settanta, ha intrapreso da decenni l’elaborazione dell’immagine fantastica, dove la metamorfosi nel territorio del sogno non coinvolge tanto il segno o la figura umana, ma l’ordine logico delle cose rappresentate. Tutta l’imagerie dei suoi quadri appare perciò necessariamente codificata, seppure a livello interiore, perché l’artista possa disporre di elementi fissi su cui far ruotare tutto il meccanismo che conduce allo spiazzamento del senso. TI disegno, nitido e controllato, solido senza però che la pagina risulti mai compitata, è strumento che ha peso decisivo nell’immaginario dipinto di Lastraioli, caratterizzato dall’esecuzione chiara e ragionata dell’opera libera da sedimenti naturalistici e dall’incidenza esistenziale. Nel complesso si avvertono così le elaborazioni, i momenti significativi dell’acquisizione pittorica e dei costrutti formali in cui Lastraioli dà particolare riguardo alla problematica di una simbologia intima e al sincretismo di oggetti e spazio, uno stile che amplia la visione delle cose senza svuotame, anzi sottolineandone la consistenza concreta. Scale che si perdono nell’infinito, drappi di stelle, giardini incantati dove aleggia la memoria del paesaggio ideale del Rinascimento, sono alcuni deI riferimenti semantici lungo cui si dipana il viaggio poetico verso l’altrove; sono i segnali per nessun luogo che T’lo segue ammantato come un moderno wanderer che non cerca niente eppure trova. Con una attenta osservazione dei piani e dei soggetti, l’artista cerca di scoprire gli effetti magnetici e di valutare le forze che i colori e i toni esercitano fra loro, la mediazione della luce e i caratteri delle forme nell’andamento compositivo che è puro accostamento lirico, un lavoro che scruta i precisi passaggi espressivi, persino le piccole ingenuità che l’alta qualità del linguaggio riscatta. La vena surreale della pittura di Lastraioli si concentra nelle immagini che hanno caratteristiche di sovvertimento dell’ordine naturale di cose ed eventi, come dire “Bello come l’incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su di un tavolo anatomico” (secondo i surrealisti degli anni venti). Dunque il fantastico che ribalta le aspettative convenzionali dello sguardo e mette in evidenza, suo malgrado, il percorso razionale del processo irrazionale. Tutt’oggi si è ancora troppo legati alla centralità dell’individuo, a un orgoglioso personalismo, per accettare la formula lukacsiana della distruzione della ragione. così il lavoro del pittore ironizza su questa situazione, costruendo più che distruggendo la tradizione, anzi, rinnovandola. L’energia dell’immagine è affinamento degli strumenti per rilevare umori nascosti, una circolazione di materia depurata, coerenza e fedeltà alle origini della propria ispirazione. Così Lastraioli mantiene nel suo impianto una leggerezza immutabile, la leggerezza di cui solo i temi importanti possono ammantarsi, svolgendo una specie di narrazione fatta di poesia sorvegliata, filando un segno che sembra tremare per la vicinanza della realtà. Una lezione di misura creativa che caratterizza una lucida consapevolezza lirica, al di là di stilismi, compiacimenti e mode.

 

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