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Da quando in Italia
la rivista romana di Mario Broglio Valoriplastici (1918-
1920) suscitò i primi interessi per una visione pittorica slegata
dalla realtà e sconfinante nella dimensione fantastica, diverse
generazioni di artisti, dopo Savinio, De Chirico, Usellini e altri,
hanno attinto all’ondata del neosurrealismo, soprattutto dopo
l’ultima guerra. Dunque, per quanto il nostro paese abbia dedicato
con un certo ritardo adeguata attenzione aI movimento di Breton, si
riscontrano a tuttoggi profonde influenze della linea
metafisico-surreale su quel versante dell’arte visiva che esprime
l’incanto di un mondo parallelo che si svincola dai legami di
necessità e segue invece quelli dell’analogia o della libera
associazione. Anche Franco Lastraioli, la cui esperienza è in ogni
caso filtrata attraverso le modalità espressive meno ortodosse degli
anni settanta, ha intrapreso da decenni l’elaborazione dell’immagine
fantastica, dove la metamorfosi nel territorio del sogno non
coinvolge tanto il segno o la figura umana, ma l’ordine logico delle
cose rappresentate. Tutta l’imagerie dei suoi quadri appare
perciò necessariamente codificata, seppure a livello interiore,
perché l’artista possa disporre di elementi fissi su cui far ruotare
tutto il meccanismo che conduce allo spiazzamento del senso. TI
disegno, nitido e controllato, solido senza però che la pagina
risulti mai compitata, è strumento che ha peso decisivo
nell’immaginario dipinto di Lastraioli, caratterizzato
dall’esecuzione chiara e ragionata dell’opera libera da sedimenti
naturalistici e dall’incidenza esistenziale. Nel complesso si
avvertono così le elaborazioni, i momenti significativi
dell’acquisizione pittorica e dei costrutti formali in cui
Lastraioli dà particolare riguardo alla problematica di una
simbologia intima e al sincretismo di oggetti e spazio, uno stile
che amplia la visione delle cose senza svuotame, anzi
sottolineandone la consistenza concreta. Scale che si perdono
nell’infinito, drappi di stelle, giardini incantati dove aleggia la
memoria del paesaggio ideale del Rinascimento, sono alcuni deI
riferimenti semantici lungo cui si dipana il viaggio poetico verso
l’altrove; sono i segnali per nessun luogo che T’lo segue ammantato
come un moderno wanderer che non cerca niente eppure trova.
Con una attenta osservazione dei piani e dei soggetti, l’artista
cerca di scoprire gli effetti magnetici e di valutare le forze che i
colori e i toni esercitano fra loro, la mediazione della luce e i
caratteri delle forme nell’andamento compositivo che è puro
accostamento lirico, un lavoro che scruta i precisi passaggi
espressivi, persino le piccole ingenuità che l’alta qualità del
linguaggio riscatta. La vena surreale della pittura di Lastraioli si
concentra nelle immagini che hanno caratteristiche di sovvertimento
dell’ordine naturale di cose ed eventi, come dire “Bello come
l’incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su di
un tavolo anatomico” (secondo i surrealisti degli anni venti).
Dunque il fantastico che ribalta le aspettative convenzionali dello
sguardo e mette in evidenza, suo malgrado, il percorso razionale del
processo irrazionale. Tutt’oggi si è ancora troppo legati alla
centralità dell’individuo, a un orgoglioso personalismo, per
accettare la formula lukacsiana della distruzione della ragione.
così il lavoro del pittore ironizza su questa situazione, costruendo
più che distruggendo la tradizione, anzi, rinnovandola. L’energia
dell’immagine è affinamento degli strumenti per rilevare umori
nascosti, una circolazione di materia depurata, coerenza e fedeltà
alle origini della propria ispirazione. Così Lastraioli mantiene nel
suo impianto una leggerezza immutabile, la leggerezza di cui solo i
temi importanti possono ammantarsi, svolgendo una specie di
narrazione fatta di poesia sorvegliata, filando un segno che sembra
tremare per la vicinanza della realtà. Una lezione di misura
creativa che caratterizza una lucida consapevolezza lirica, al di là
di stilismi, compiacimenti e mode. |