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"Il
Pensiero Critico di Franco Passoni" |
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Una delle maggiori caratteristiche dei « surrealisti
» è sempre stata la nozione di contestazione alla realtà. Essi sono
certi che i più intimi recessi della mente immaginativa dell’uomo
contengono una realtà occulta, quella fantastica, che è assai più
importante di quella che viene fornita giornalmente dall’esperienza
esistenziale. In un certo senso i « surrealisti » cercano di
scoprire la pienezza del sogno profondo e, nel tentativo di arrivare
a questo risultato, ognuno di loro si sceglie una strada di ricerca
particolare e diversa. Questi artisti non hanno alcun bisogno
di alibi particolari per giustificare
la loro presenza nel nostro momento
storico, attraverso gli elementi determinanti del fantastico il loro
è un discorso che continua da secoli e senza fratture. Breton ha
scritto: « ... il meraviglioso è sempre bello, qualsiasi
meraviglioso è bello, anzi non c’è che il meraviglioso che sia
bello... » anche in questo concetto risiede un altro dei fondamenti
cardine della ricerca surrealista: il meraviglioso, che, carico del
desiderio di tramutare il reale, è concepito dai poeti e trasmesso
anche attraverso le immagini pittoriche. Un amico di Apollinaire,
Pierre Reverdy, che fu poeta meno famoso degli altri, ma egualmente
notevole, ha giustamente affermato: « L’immagine è pura creazione
dello spirito, non può nascere da un paragone, ma dall’accostamento
di due realtà più o meno distanti. Più i rapporti fra le due realtà
accostate saranno lontani e giusti, più l’immagine sarà forte ed
avrà maggior potenza e maggior realtà poetica...». A nostro avviso,
comunque, il tentativo verbale a volte genera delle terribili
confusioni e crea delle barriere alla comprensione della
comunicazione, in effetti ci si concentra sul problema
dell’interpretazione e troppo raramente ci domandiamo quale sia il
valore gnoseologico delle immagini nude. Noi crediamo sinceramente
che l’intimo senso di certe immagini sia accessibile unicamente
tramite l’arte, ed è appena il caso di rilevare come in pittura le
immagini non siano soltanto un modo d’esprimere cose, idee e
sentimenti, ma ancor di più un mezzo linguistico e un tipo di
rapporto tra realtà e immaginazione, pronte a tradursi in
apparizioni. Alcuni vogliono confondere questo genere di operazione
con il concetto di « bizzarro o di « inconsueto », altri per
maggiore comodità accennano al paradosso. In verità le cose stanno
in maniera assai diversa e la meta d’un certo tipo d’immagini porta
molto più lontana. Breton, per esempio, rivolgendosi alle tradizioni
ermetiche elaborò queste idee: «... tutto conduce a credere
ch’esiste un certo punto della mente da cui la vita e la morte, il
reale e l’immaginario, il passato e il futuro, ciò che è
comunicabile e ciò che è incomunicabile, ciò che è alto e ciò che è
basso, cessino d’essere percepiti come contradditori. L’unica
ambizione che determina l’attività dei surrealisti è la speranza di
determinare questo punto...». È chiaro che nel momento attuale
ciascun artista che s’impegna in queste direzioni offre del
fantastico delle nozioni del tutto soggettive. Lo stesso Renzo
Margonari, in occasione dell’indimenticabile mostra di Viadana del
1967 su E il ricupero del fantastico » ha dovuto ammettere che il
Surrealismo oggi è una pittura di contestazione, di protesta,
che rifiuta l’integrazione e la pianificazione ed è del tutto
disponibile a delle operazioni culturali che vertono sulle sue
possibilità allegoriche, sul recupero del simbolo. Per essere
contestativi non è necessario assumere sempre degli atteggiamenti
polemici. Essere « fuori dal sistema» significa automaticamente
essere contro il sistema. Senza dubbio alcuno è questo il
fenomeno più istrionico e accattivante della pittura di Franco
Lastraioli, la quale, per chiunque non abbia grande confidenza ed
esperienza di cose d’arte, è certamente ricca di tranelli suasivi
con l’emblematicità delle sue immagini. Ci sono, in questo pittore
fiorentino, delle analogie con gl’illusionisti, i cui numeri
stupiscono per la precisione delle immagini esportate
analiticamente e partenti
da circostanze di tempo, dì spazio, di ricordi, di enfatizzazione
della memoria, con evidenza ossessiva e lucidità esasperante che
vuole significare: dissenso e liberazione, rifiuto e contestazione,
in aperta differenziazione del sistema. Le componenti più evidenti
del suo linguaggio sono quelle di Dalì per la cruda lucidità,
soprattutto dì Magritte per il gusto dì rendere le scene più
accessibili alla meraviglia con il profilo insolito del sogno.
Magritte, parlando della sua propria. pittura ha detto: « ... i miei
quadri sono immaginari. La descrizione valevole d’una immagine non
può essere fatta senza orientare il pensiero verso la sua libertà. Considero |
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valevole la
prova di un linguaggio consistente nel dire
che i miei quadri sono stati concepiti per
essere dei segni materiali della libertà del
pensiero... ». Anche se il fondo dì partenza
di Lastraioli può essere comune con qualcuno
che ho menzionato è assolutamente certo che
la sua opera non è certamente influenzata da
chicchessia, se si considera il passato e
l’avvenire in rapporto a un dato punto fisso
del tempo. Nell’immobilismo, Lastraioli
sembra aver concentrate tutte le sue
migliori capacità d’azione e, a torto o a
ragione, sì capisce che è unicamente
sensibile al significato dell’immagine, in
quanto non permette d’interpretare le sue
opere nei termini d’un reale convenzionale.
C’è un’allucinazione costante: oggetti,
architetture, animaletti, fiori, piante,
immersi in ovattati ambienti di sogno. Nei
quadri dì Lastraioli non si allude alle cose
quotidiane che per addormentarci diventano
l’oppio della nostra coscienza e compongono
il vano ornamento delle apparenze, ma si
presentano delle immagini pronte a
confondersi con l’immobilità della morte e
l’incubo del sogno. Lo si potrebbe definire
come un ingegnere della fantasia che si
esercita nella combinazione di alcuni
elementi linguistici sempre disponibili e
iterati. L’artista si è costruito una specie
di alfabeto immaginario usando oggetti come:
la mela, la pera, la coccinella, il pro-
filato metallico, le sagome architettoniche
prefabbricate, le foglie, e così via. Anche
i suoi cieli sono degli oggetti linguistici,
tant’è vero che il pittore in talune opere
li buca a piacimento, oppure li apre facendo
scorrere una cerniera lampo. La figura umana
è normalmente assente, oppure è stata
ammessa per contrastare maggiormente con
l’assurdo, che nasce dall’uomo stesso e lo
trascina misteriosamente, anche da fermo,
verso uno spazio dilatato. In definitiva ciò
che veramente ci sembra importante
nell’opera dì Lastraioli non è tanto
l’individuazione d’un significato curioso,
ma è quanto ci permette di vedere per
penetrare in una certa situazione che sia «
oltre » il fatto dell’elemento
convenzionale: e questo fenomeno, a nostro
avviso, all’artista è riuscito pienamente
con l’allucinazione tipica d’una certa
surrealtà, con la lucidità delle immagini e
con la crudezza quasi pedante e meticolosa
della sua tecnica straordinaria che è
ravvisata da un gusto sicuro e
trasfiguratore.
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