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"La
Critica di Rosa Spinillo" |
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Chiudi il tuo
occhio fisico, per vedere dapprima il tuo
quadro con l’occhio dello spirito. Poi fai
salire alla luce ciò che hai visto nella tua
notte, perché la sua azione, si eserciti a
sua volta su altri esseri, dall’esterno
verso l’interno.
Caspar David Friedrich
E’ dai modelli
della "Nuova Figurazione" che prende il via
il processo di formazione del lessico
espressivo (sia grafico che pittorico) di
Emanuela Montorro. A cavallo tra gli anni
Cinquanta e Sessanta un nutrito quanto
eterogeneo gruppo di artisti italiani (ma
qualche cosa del genere, anche se in modo
meno incidente, si era verificato pure in
Francia) aveva sentito di dover andare oltre
le correnti dell'astrazione informale e di
recuperare - come ha scritto Italo Tomassoni
- "la nostalgia per la rappresentazione, il
racconto, i contenuti; nostalgia che si
attua attraverso il filtraggio e
l'assimilazione di una complessa cultura
figurativa che muove dal Secessionismo
mitteleuropeo (Klimt, Schiele), passa per
l'Espressionismo e il Surrealismo e
attraverso Bacon, Gorky, Matta, Giacometti,
giunge fino all'Informale per ritrovarsi poi
sotto le grandi ali della tolleranza
realistica. Questo gruppo - ripeto,
estremamente composito e di significazione
polivalente - era rappresentato da Romagnoni,
Tommasi-Ferroni, Sughi, Banchieri, Calabria,
Cappelli, Brindisi, Martinelli, Bergolli,
Brattella, Cazzaniga, Rossello, Fomez, Adami,
Bertini, Cremonini, Vacchi, Vespignani,
Pozzati, Fieschi, Falconi, Notari ed altri.
Nel 1962 Giulio Carlo Argan, a proposito di
questa tendenza di sapore
neo-espressionista, (che ha come referenti
sia l'Espressionimo tedesco, spigoloso e
angolare, del Die Bruche con Kirchner e
Heckel, sia quello austriaco, espansivo e
sfaldante, con Kokoschka), aveva scritto che
in essa "la figura non ha più alcun valore"
nel senso che "non è più un modello dato né
un risultato da raggiungere; è un frammento
di realtà, quasi un residuo o un rottame".
In altri termini una realtà che si palesa e
si offre come occasione interpretativa non
nella sua compiutezza e definitezza
"logica", ma nella sua parzialità, in ogni
suo particolare che è insignificante (perché
inutile) al di fuori del contesto razionale
ma che assume valenza se letto e recepito
nella dimensione libera della poesia. "Il
valore ... di questa pittura è agli antipodi
rispetto all'arte propriamente figurativa",
giacché l'artista neo - figurativo "non si
pone di fronte ad una realtà oggettiva per
riproporcela nelle sue qualità estetiche
formalistiche... ma la indaga trasferendo la
stessa realtà esterna del rappresentato per
un fine complesso". Ebbene questo bisogno
di indagare la realtà attraverso la sua
morfologia, è lo strumento di cui si serve
Emanuela, con il quale ha preso a smontare
la figura, ad analizzarla ed a scomporla per
coglierne quella dimensione di cui parla
Argan e che si rivela totalmente piena di
senso. Da quel momento Emanuela è rimasta
coerentemente fedele all'assunto di
partenza, sia pure con delle variazioni
grammaticali e sintattiche che testimoniano
una costante evoluzione linguistica come
conseguenza del suo sapersi sintonizzare con
il divenire delle cose. La pittura gioca la
rappresentazione sullo spazio virtuale della
tela, ma può coniugare lo spazio esterno e
interno in un dialogo fra apparenza e realtà
come ci indicano gli sguardi di Velasquez e
delle Meninas. Dentro il quadro dove
troveremo l'autore, anche quando non è
dichiarato l'autoritratto ? Nel caso di
Emanuela, il pittore inventa lo spazio
virtuale dove può mostrarsi mostrando la
mano, la sua mano entra nella tela quasi
naturalmente al seguito del colore che
distende sulla superficie.
“Chiudi il
tuo occhio fisico, per vedere dapprima il
tuo quadro con l'occhio dello spirito. Poi,
fai salire alla luce ciò che hai visto nella
tua notte, perché la sua azione s'eserciti a
sua volta su altri esseri, dall'esterno
verso l'interno".
Questo
pensiero di C. D. Friedrich, chiarisce
esattamente le motivazioni essenziali che
sono alla base delle opere che Emanuela
Montorro ci presenta. Una figurazione
simbolica che si inserisce in quella vena
delle arti figurative a carattere
fantastico, attingente a quella zona d'ombra
che definiamo "inconscio", di cui ancor
oggi, poco o confusamente sappiamo. Questo
particolare aspetto, viene ad essere sentito
da non pochi artisti, in un momento storico
e culturale caratterizzato dallo sviluppo
delle tecniche razionali e da
sperimentazioni scientifiche. Alle
innumerevoli forme di aggressione razionale,
Montorro ha risposto irrazionalmente,
ribadendo totalmente l'impegno spirituale
dell'artista, effettuando un viaggio a
ritroso nel recupero della figuratività,
stabilendo un continuo rapporto con la
tradizione, senza indulgere in vuoti
formalismi estetizzanti. Le immagini
seducenti e sensuali, che scaturiscono dalle
sue opere rappresentano il suo mondo
interiore, icone alla moda ambigue e
polivalenti, di per se stesse
indeterminate, che in parte,
si integrano con la storia intima
dell'artista. Quello che, non
senza |
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inquietudine,
Montorro ci mostra è l'immagine di un mondo
"ultrasensibile", la manifestazione cioè più
segreta dello spirito, alla luce delle nostre
facoltà psichiche. Nell'ambito delle
sperimentazioni contemporanee, è indubbio che la
figurazione stia riconquistando progressivamente
grande spazio tra appassionati e addetti ai lavori
grazie al suo radicale rinnovamento. Si tratta di
un fenomeno in espansione che, dalla metà degli
anni Novanta, ha saputo
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innovare sia
le tematiche che le tecniche con grande
varietà di soluzioni formali. Qui si colloca
il percorso artistico di Emanuela, che
indaga la figura umana attraverso il medium
pittorico declinato in modi sempre diversi
attraverso tagli prospettici assolutamente
innovativi. I suoi lavori spaziano,
infatti, da una serie di opere
monocromatiche a ritratti dai colori
aerografati, stemperati in colori pacati,
distesi, rilassanti. Nel ciclo dei
monocromi protagonisti assoluti della scena
sono volti di donne o frammenti di corpi,
ritratti senza esasperazione o tormento.
Figurazioni dal taglio dinamico, quasi
cinematografico, che anche attraverso il
raffinato sfumare delle nuances verde-
bruno- magenta rimandano a certe atmosfere
neointimistiche del cinema francese. In
queste opere Montorro non solo scandaglia
il corpo, confrontandosi con il genere del
nudo, ma riesce ad andare oltre la mera
dimensione fisica, catturando con lucidità
nei ritratti le sottili variazioni dei moti
dell'animo. La sua arte pone la figura umana
- sovente il nudo femminile - come soggetto
privilegiato. Altrove sono volti pensosi e
meditabondi, sguardi ammiccanti o vagamente
malinconici. Nel rintracciare un tratto
comune attorno a cui ruota il suo lavoro,
emerge dalle figurazioni di Montorro un'aura
di sensualità, una vena seduttiva sempre
evocata attraverso gesti o sguardi e che non
è mai eccessiva, né sbandierata di fronte
allo spettatore come per suscitarne la
reazione. La sua pittura, morbida e
voluttuosa, è permeata da un nuovo
classicismo che si può mettere in relazione
con le tendenze della
cosiddetta linea dolce della
figurazione |
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e
con molta arte europea dell'ultima generazione.
Nelle tele, Emanuela contamina soggetti e
linguaggi utilizzando tecniche diverse: si serve
di uno strumento antico - la pittura - ma con
procedimenti nuovi, come i tagli o i primi piani
cinematografici, con colori carichi e toni
intensi. La sua è una pittura solo apparentemente
semplice . Siamo di fronte a un artista che
conosce e rivisita in modo personale le fonti
dell'arte impegnata in un confronto/dialogo con
uno dei generi portanti della storia dell'arte, la
figura umana e il nudo. Un artista che attraverso
lo studio del volto e dell'anatomia riesce ad evocare fugaci tranches de vie: un frammento di corpo |
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sensualissimo, un volto malinconico perso
nei ricordi. Emanuela esprime il solido spessore
del sè, la forza esuberante del suo animo
sensibile e la fantasia poetica della sua ricca
immaginazione. La poliedrica espressione formale è
ammantata di mistero, è soffusa di grazia ed è
piena di armonia, interpretandone gli essenziali
valori, con una potente abilità tecnica, una
spiccata impronta personale ed un soffuso afflato
lirico, aleggiante in ogni fibra della tela ed in
ogni frammento dei corpi scolpiti con la pittura.
Il cromatismo lirico delle sue opere d’arte pone
in sintonia soggetto ed oggetto, autrice e
rappresentazione, immagine e fruitore, in un
interscambio predisposto dal tessuto connettivo,
agevolato dalla magia compositiva . Montorro
ricorre ai ritrovati moderni ed alla realtà
visibile, sempre con il pretesto di una
chiave di lettura, per dipanare
l’aggrovigliata matassa della sua psiche, in
continua fibrillazione, chiarendo a se
stessa ed agli altri il groviglio delle sue
emozioni. L’acuta tensione della forma,
l’infuocata vibrazione della luce,
l’accesa tonalità del colore accentuano gli
elementi pittorici, innalzano l’andamento
sinfonico e diventano simboli di ricchezza
interiore, di intuizione visiva, di flussi e
riflussi della coscienza individuale e
collettiva, elevata all’universalità della
catarsi artistica e
delle fantasie poetiche. |


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