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Recentemente,
sulle pagine di una nota rivista d’arte, ho potuto leggere
critiche e riflessioni sul fenomeno del revival figurativo che
da anni caratterizza la giovane arte italiana. In tanti
demonizzano questa eccessiva presenza, questo figurativismo
esasperato, ritenendolo figlio di un non meno identificato
male che affliggerebbe le giovani menti degli artisti che
attraverso di esso si esprimono.Il male in questione è facile
da diagnosticare, l’assenza di concetti e la paura di
confrontarsi con il passato informale ed astratto, porterebbe
taluni a rifugiarsi nel figurativo, porto franco dell’arte
italica. Proprio mentre cercavo argomenti convincenti per
poter contrastare queste affermazioni e rispondere a coloro
che asseriscono che il figurativo “affosserebbe” l’arte, mi
sono imbattuto nel lavoro di Emanuela Montorro. Fresco,
ingenuo, ammiccante, provocante e evocativo…questo ho pensato
quando ho visto per la prima volta i volti rappresentati
dall’artista. Gli occhi di quelle donne è come se mi avessero
scavato l’anima, tanto sono intensi, e i miei fragili sensi di
uomo e di critico sono rimasti piacevolmente colpiti e devo
essere sincero, anche fortemente eccitati . Di chi sono quei
volti? Cosa vogliono significare? Sono un rifugio o una
provocazione? Certo fare domande è il mio pane quotidiano,
dare risposte è molto più difficile e certe volte superfluo.
La Montorro ama la pittura, si esprime attraverso di essa e i
personaggi che rappresenta altro non sono che il suo modo di
proferir parola, di stabilire un contatto con lo spettatore,
di farci partecipare al suo mondo. Non usa il figurativo come
rifugio, non ha paura del confronto, non vuole scandalizzare
nessuno. La sua è una pittura ragionata e gentile, studiata ma
estremamente comprensibile, immediata ma capace di suscitare
emozioni. Ecco come si può usare l’arte per parlare, riuscendo
a trasmettere senzazioni attraverso le forme ed il colore,
restando legati al linguaggio che l’artista ritiene a lui più
congeniale. Taluni artisti preferiscono esprimersi attraverso
l’astratto, altri prediligono l’informale, altri ancora un
figurativismo esasperato e irreale, pochi hanno dentro di se
il piacere dell’immagine. La capacità di trasmettere questo
piacere attraverso il proprio lavoro, senza artifici e
utilizzando iconografie da molti ritenute banali e superate, è
in Emanuela Montorro. Migliore risposta di questa, alle
critiche sul figurativo, non potevo trovarla. |