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Emanuela Montorro, pur nella sua
esuberante giovinezza, si propone attraverso un linguaggio visivo
sobrio, essenziale, per certi versi scarno, ma solo apparentemente,
sull’onda della tradizione iconografica classica e figurativa. La
sua pittura è legata a stilemi e iconografie che da un lato
affondano le radici nella tradizione pittorica, dall’altro in quella
fotografico-cinematografica e anche, per certi versi, pubblicitaria,
utilizzando volutamente, ma anche provocatoriamente, immagini
femminili come paradigma di una condizione esistenziale e mentale in
cui la donna cerca di esprimere la propria femminilità, in tutta la
vasta gamma dei casi esistenziali dell’universo femminile. L’artista
predilige il momento seduttivo della donna, con l’esuberanza di
corpi e volti perfetti, a volte algidi, apparentemente freddi; ma
sotto questa scorza dura, levigata, quasi fosse marmo antico, si
cela un universo emozionale straordinariamente vivo, caldo,
sensuale, e lo si vede nella cura dei particolari dei volti come le
labbra, gli occhi languidi, i capelli svolazzanti, gli sguardi
penetranti…tutto è amalgamato in un’atmosfera in cui la luce e il
colore, generalmente monocromatico, si fondono in una sinfonia di
sfumature. La luce stessa, poi, è esaltata dal nitido bianco della
tela. Corpi, volti, luci, sfumature cromatiche, sono parte di una
poetica in cui la donna viene esaltata. Anche quando l’artista
scompone e frammenta parti anatomiche femminili lo fa non con
l’intento di decontestualizzarle, ma per ritrovare in questi
frammenti un ulteriore universo che contiene a sua volta una propria
verità artistica ed estetica. E’ come un puzzle, solo che anche ogni
singolo frammento è un universo segnico in se stesso completo e
autoreferenziale e si mostra come l’evidenza di un particolare che è
sempre rivolto all’universale, a cui di diritto appartiene. Questa
stessa poetica di Emanuela Montorro, per esempio, la troviamo nella
parallela ricerca fotografica di Giuseppina Pepe: entrambi studiano
il corpo femminile come universo segnico da scoprire, come mistero
dell’eros e della vita, come simbolo e come soggetto dell’esistenza
al femminile. E l’essere “femmina” è condizione essenziale e
ineliminabile per la perfetta seduzione. Le donne ritratte dalla
Montorro vogliono essere “femmine” fino in fondo all’anima, ma lo
sono in modo discreto, ammiccante e sensuale, sono prive di
volgarità. Vogliono proporsi come paradigmi di una condizione
esistenziale e psicologica che rende l’universo femminile
estremamente variegato, complesso, armonico. Per questo nei volti
delle donne ritratte si leggono i momenti più veri e profondi
dell’essere donna, senza veli, senza compromessi, sono la
testimonianza di un mondo che da sempre ha affascinato gli artisti,
i poeti, i letterati, gli uomini di ogni condizione. E la maestria
tecnica di Emanuela Montorro non fa altro che rendere giustizia a
una poetica che sviluppa riflessioni ulteriori e ulteriori momenti
di ricerca sulla femminilità come universo segnico da “scoprire” ed
eternare, con i mezzi di cui l’artista stessa dispone e usa. A ben
vedere, la figuratività di Emanuela si propone attraverso la ricerca
di un momento semiologico di indagine sulle forme e sui colori
dell’universo femminile, visto come percorso intorno all’eterno ed
enigmatico tema della bellezza, eternatrice dell’armonia del mondo.
Attraverso i volti delle donne ritratte l’artista esprime momenti
che appartengono alla sfera delle emozioni più recondite dell’animo
umano, che aleggiano e si manifestano nel brillio degli occhi, negli
sguardi penetranti e ammiccanti, nel muto invito all’amore di due
carnose labbra semiaperte, nelle tenere curve di corpi perfetti,
nelle rotondità infinite di seni prosperosi, dolci, morbidi e
carnosi, messi in risalto da una maestria tecnica certamente di
ottimo livello. Emanuela Montorro si propone all’attenzione della
critica d’arte più scaltra come un’artista sicuramente matura,
attraverso temi eterni, rinnovati da uno sguardo che va oltre la
semplice apparenza delle cose, per meglio indagare un universo
psicologico certamente non facile, ma complesso e affascinante,
com’è quello femminile. Il suo stesso esser donna la pone in una
posizione privilegiata per poter comprendere appieno il mistero
della vita, attraverso le forme dell’arte.
Gerardo Pecci |