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Una lettura delle manifestazioni
pittoriche degli ultimi anni evidenzia, tra le altre, la tendenza ad
un ritorno alla figurazione, all'utilizzazione del colore e degli
strumenti tradizionali. Ritorna, in una parola, l'uomo al centro
dello spazio pittorico, non in senso accademico, o novecentesco, ma
rivisitato anche attraverso un uso del colore e della forma affatto
personali e, come dire "contaminati" dagli esiti dei nuovi germogli
creativi che hanno attraversato, o presenti attualmente sulla scena
artistica. Questa tendenza non nasce da una volontà di ritornare al
naturalistico al veristico o al prospettico, ma piuttosto essa ha
origine da un rinnovato interesse per la materia, per l'osservazione
introspettiva, e dal fascino che il "raccontare", dopo tanti
sperimentalismi o rifiuti del "fatto a mano", esercita su questi
artisti. Davanti alle immagini che Daniela Tesi propone, si ha
l'impressione di trovarsi dinanzi ad un "invito al racconto", dove
personaggi, animali, oggetti sono "animati" dall'occhio dello
spettatore. Questi soggetti, spesso collocati in instabili ed
improbabili posizioni, vogliono suggerirci la precarietà del
racconto stesso, la sua modificabilità, sono sempre al posto di
"altro": simboli o metafore, ironicamente interpretati, come a
neutralizzare la negatività del mondo attuale, pur facendola
intuire. E' come aprire una porta ed entrare in un mondo poetico e
personalissimo dove mitologia, fiaba, poesia e realtà s’intrecciano
e si confondono trovando un nuovo ordine espressivo. |