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Spesso nutro un
grande piacere a navigare nei siti internet di tutto il mondo,
specialmente quelli che mi permettono di continuare a viaggiare
nell'universo che amo di più e che mi dona delle grandi sensazioni,
che difficilmente riesco a spiegare e a controllare: quello cioè che
si costruisce attraverso i colori, l'ingegno e la fantasia, le cui
porte di accesso si vedono solo con gli occhi del cuore e si
nascondono invece alla razionalità davvero improduttiva, le cui
fondamenta sono davvero indistruttibili. In uno dei miei tanti
viaggi virtuali, ho per caso intravisto le opere di Daniela Tesi, e
subito mi è venuta la voglia di contattarla, per esprimerle la gioia
che i suoi lavori trasmettevano, la bellezza delle sue tonalità
esplosive e vitali, nonché la grande simpatia dei suoi teneri
personaggi, che sembrano essere catturati in un mondo da favola e
assorti nel più candido e inebriante piacere dell'amore platonico.
Le scrissi una e-mail convinto di ricevere presto una sua risposta
(che non tardò ad arrivare ) e di scoprire che dietro quelle tele vi
era una persona dolce, innamorata della bellezza, un eterno Peter
Pan, una ragazzina che era riuscita a non permettere alla maturità e
al tempo di logorare la fanciullezza che dominava dentro di se... e
fortunatamente non mi sono dovuto ricredere e ho potuto convincermi
che davvero "... dietro ogni tela c'è sempre un pittore e se
questo disegna uno scarabocchio, lui è uno scarabocchio...".
Daniela infatti, è una persona bellissima e la sua dolcezza traspare
già dalla sua tenera voce; Anche io come lei, penso di essere un
eterno bambino, e credo fortemente nelle favole, nella magia, e
proprio per questo nelle sue tele non vedo solo un mondo in cui la
fantasia e il gioco dominano incontrastati, ma riesco a recepire
messaggi subliminali di pace, serenità, di gioia, di allegria che si
possono intravedere solo al di là di quella siepe "che da
tanta parte, dell'ultimo orizzonte il guardo esclude"...
Ma che sedendosi e guardando oltre con più dovizia, si può superare
e ammirare così quegli spazi interminati, sentire quei rumori
giocosi, che mi fanno percepire la consistenza dell'eterno e il
dolce suono del Paradiso. E quando si arriva a percepire simili
sensazioni, difficilmente si vuole ritornare nel mondo reale, dove la
caducità uccide, dove la creatività è soffocata dal lucro, dove il
business è la pena di
morte dell'arte e il suo eterno flagello.
Così, tra queste Immensità e bellezze, si
annega il pensier mio: E il
naufragar m'è dolce in questo mare. |