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In Ricordo
di Mio Padre, il grande Maestro Raffaello Celommi |
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Nasce il 19 aprile
del 1881, in via del Prato, a Firenze, dal pittore gia noto ed
affermato Pasquale Celommi e da Giuseppina Giusti (nipote del poeta
Giuseppe Giusti). A pochi mesi di età suo padre, insieme alla sua
famiglia, ritorna a Roseto degli Abruzzi (allora “le quote), ove
risiedeva prima di intraprendere gli studi presso l’Accademia di
Belle Arti di Firenze e di sposarsi. Il giovane Raffaello, dopo aver
dato prova di un forte talento pittorico, intraprende il proprio
percorso artistico presso la “bottega” paterna ove apprende il
“mestiere”. Già da giovanissimo si esprime in maniera impeccabile;
basti pensare al quadro Contemplazione, conservato presso al
Museo Civico di Teramo, datato 1898 e quindi dipinto a soli 17
anni di età ed alla |
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tavoletta “ritratto di coetaneo”,
dipinto ad appena
14 anni. Ciò nonostante, il padre, allo scopo di affinare meglio la
sua arte lo invia a studiare, nel 1901, alla libera scuola del nudo, presso l’Accademia di Belle |
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Arti di Roma.
Tornato da Roma, lavora alacremente,
quasi a contatto di gomito con suo padre (il suo studio
era posto al piano terra di un castelletto costruito in stile
medioevale mentre quello di suo padre era invece posto
al primo piano)
collaborando anche con lui (come era frequente in quell’ epoca). Conosce |
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Francesco
Paolo Michetti,
frequentatore dello
studio paterno (ed anche della sua mensa)- cosi come Giulio
D’Atri , uno dei maggiori mercanti e galleristi del tempo , con il quale intraprende anch’egli una
lunga |
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collaborazione che durerà sino
agli anni 40. Conosce anche un altro frequentatore della casa
paterna: il filosofo Giovanni Gentile.
Negli anni '20 aderisce al partito fascista e nel 1922 partecipa alla marcia su Roma. Ne esce, però, presto al
momento in cui esso prende altre connotazioni
(di violenza e borghesia) e
viene espulso per non aver appeso
il ritratto di Mussolini insieme a quello del Re, nel Municipio di
Roseto degli Abruzzi ,ove egli era Sindaco (ultimo eletto
prima dell’avvento dei podestà). Partecipa a scarse mostre e
rassegne perché molto preso dal lavoro per gallerie e privati
committenti. Una delle ultime fu quella tenuta nel 1930 a Pescara.
Nel 1929 sposa Luigia Rosati, figlia del direttore
dell’Accademia di S.Cecilia di Roma
Luigi Rosati.
Da quella unione nascono due figli:
Pasquale e Luigi, il quale ultimo è il continuatore dell’arte dei
Celommi. La moglie Luigia (familiarmente Gina) diviene la sua
ispiratrice e consolatrice nei momenti bui che tutti gli artisti
attraversano, tanto che alla sua immatura morte (1951), egli cade in
una grave depressione dalla quale, però, presto si riprenderà,
confortato dalla sua arte. Durante il biennio bellico 43-44, deve
abbandonare il suo studio ed il suo lavoro per sfollare nella vicina
Montepagano, al fine di proteggere la sua famiglia dai frequenti
bombardamenti aerei. Conosce e frequenta Tommaso Cascella,
altro illustre pittore abruzzese. Tra le sue opere più
significative, transumanza, il mendicante (o vecchio con
bisaccia), ritratto di marinaio, pastore abruzzese,
contemplazione,nonché la vecchia fornace. Si dedica anche alla
pittura sacra dipingendo una S.Teresa ed una grande tela di
S.Antonio, conservata pressa la omonima chiesa di Pescara.
Esegue numerosi ritratti tra i quali quello del prof. Giacomo
Acerbo, del prof. De Marsico e del prof. Sotgiu – illustri
economisti e parsigiuristi di quegli anni.. Muore a Roseto degli
Abruzzi la sera del 3 marzo 1957, dopo
una giornata di intenso
lavoro, così come egli stesso si era sempre
augurato... |
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