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Ho visto per la prima volta le tele di
Luigi Celommi nel garage dell'amico Gino Marucci: un incontro
veramente inconsueto. Č bastato, comunque, per capire che il
discorso di Celommi non č affatto complicato da segni
incomprensibili che, troppo spesso, costituiscono le mistificazioni
di chi vuole ad ogni costo imporsi come « innovatore », come «
avanguardista », ma che, in effetti, si rivela « venditore di fumo
». Proprio su questo piano, quello dell'onestą e della coerenza, si
individua subito l'impegno di tipo umano che caratterizza i lavori
del pittore rosetano, nei quali i gesti, i personaggi sono
patrimonio, certamente non solo emotivo, del vissuto quotidiano
dell'artista. Talvolta basta un gesto, un accenno, magari uno scatto
risentito del pennello, per svelare il segno di quella presenza
umana che diventa simbolo. Evidentemente per Celommi la pittura č
uno sfogo, un modo per uscire dalle banalitą del quotidiano: per noi
č talvolta un'emozione che ci riporta al di lą dell'immagine, al di
lą dei valori stessi che essa tenta di imprigionare soprattutto
attraverso un figurativo estremamente sobrio e lineare. In questa
chiarezza, nelle linee precise del caldo cromatismo sta tutto il
realismo di Celommi, che rifugge coscientemente dalle esagerazioni e
dalle ricercatezze che sono la mistificazione della realtą. Egli,
perciņ, non vuole collocarsi, rifacendone il verso, entro i limiti
di scuole e correnti varie, ma si spiega attraverso una libertą
espressiva, che vuole solo cogliere ciņ che di vero e di
autenticamente umano c'č in ogni soggetto. 1l risultato di questa
operazione č un fķgurativismo vivo e attuale, in cui č sempre
possibile trovare momenti di serena riflessione
Per capire Celommi, a mio parere, bisogna capire che non c'č niente
da « capire ». non č poi capire veramente? |