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Biografia di Luigi Celommi

Il nonno paterno era Pasquale Celommi, noto nella storia dell'arte dell'800 ed amico, conterraneo e coetaneo di F.Paolo Michetti. Il padre era Raffaello Celommi, anch'egli noto nel panorama dell'arte ed amico dei conterranei Tommaso e Michele Cascella. Suo nonno materno era Luigi Rosati, direttore dell'accademia dei S.Cecilia di Roma, compositore di numerosi pezzi e maestro di Beniamino Gigli. La zio Materno era Giuseppe Rosati, compositore di numerosi pezzi per film tra i quali il noto  "Ossesone" di Luchino Visconti. Tale premessa, forse noiosa, era necessaria per far comprendere come egli abbia sempre respirato aria pregna di arte. Ciò, però, se da una parte gli ha dato la possibilità di conoscere meglio quel mondo incantato, dall'altra ha reso molto onerose le sue responsabilità. Infatti è facile fare immediati paragoni con l'arte dei suoi progenitori. Tale parallelismo, però, se da un lato lo onora e lusinga, dall'altra gli reca un certo fastidio perché vorrebbe che di lui si non si dicesse: "Il nipote di Pasquale Celommi! Bravo anche lui, però!" ma solo, "E'  Luigi  Celommi." Figlio d’arte  (i suoi progenitori sono il padre

Raffaello ed il nonnoPasquale), sin da piccolo inizia a vivere le sue esperienze artistiche presso lo studio paterno, ove apprende il mestiere. Per questo le sue opere (soprattutto olii) risentono fortemente dell’atmosfera vissuta, specie per quanto riguarda il calore delle tinte, le  nuances evanescenti ed i paesaggi marini..  Scriveva di lui Dino Satolli sul “Piccolo”: “ha conversato con il mare perché il mare, con il suo monoteismo assoluto è per i Celommi mezzo e simbolo di fede religiosa, senz’altro il vincolo che lega le tre generazioni. Ma nelle sue tele Luigi Celommi ha rivendicato una completa autonomia, non per sciocco spirito di ribellione, ma per una profonda e precisa esigenza interiore di rinnovamento.” Già a 13 anni rivela una affinata tecnica nel disegno e nel colore che con gli anni diviene sempre più efficace ed applicata all’arte del suo dipingere. Come sottolineato da più di un critico, rifugge alle facili mode ed espressioni artistiche che il più delle volte si rivelano fugaci e fini a se stesse e non è divenuto mai facile preda di queste sirene. legato saldamente all’albero della sua nave che è costituita da tela, colori e pennelli. Sin da giovane si espone al pubblico ed alla critica attraverso collettive e personali. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche (Camera di Commercio di Teramo, Comune di Roseto degli Abruzzi; Associazione piccoli industriali di Teramo), che private; sia in Italia che all’estero.


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